Archivio del Fendente

2007-2011

GIUSTIZIA, PASSA LA RIFORMA

Giustizia, voto finale nella notte.
Tensioni in aula. An abbandona l’emiciclo.
Nonostante la "promessa-minaccia di Berlusconi: "Quando saremo al governo rifaremo la riforma", è stato deciso l’addio alla "Castelli". Avanti dunque con la "Mastella". Il tormentato percorso della riforma dell’ordinamento giudiziario si è chiuso ieri sera, intorno alla mezzanotte, quando l’aula ha licenziato il testo con le nuove nome per i magistrati.

Il presidente della Camera Fausto Bertinotti aveva informato l’aula, intorno alle venti, che le dichiarazioni di voto, con la diretta televisiva, sarebbero iniziate alle 23,35. Ogni gruppo aveva a disposizione una decina di minuti. La conclusione dunque era prevedibile per la mezzanotte e mezzo. La presidenza della Camera aveva deciso di interrompere fino alle 23 e 30 per dare tempo al governo di fare le comunicazioni urgenti sugli incendi di questi giorni.

La giornata di ieri a  Montecitorio è stata segnata da liti e tensioni e dalla volontà ferrea del governo di concludere entro la serata l’approvazione del ddl Mastella che doveva essere approvato, pena l’annullamento, entro il 31 luglio.

Fondamentale è stata l’approvazione dell’articolo 2 della riforma. L’articolo, passato con 288 voti a favore, 186 no e due astensioni, rappresenta infatti il cuore della riforma Mastella: è relativo alle funzioni dei magistrati, il passaggio da quella requirente a quella giudicante e viceversa, le valutazioni di professionalità, alla temporaneità delle funzioni direttive e semidirettive e al trattamento economico per le toghe.

Subito dopo sono stati approvati anche l’articolo 3 del ddl Mastella relativo alla Scuola della magistratura, con 288 sì e 187 no, ed il quarto, relativo ai consigli giudiziari, con 280 pareri favorevoli, 183 contrari e dieci astensioni. Licenziati poi gli articoli 5 e 6: il primo riguarda le disposizioni varie, mentre l’articolo 6 si occupa delle norme di copertura; il 7 – la norma conferisce al governo la delega per adottare norme di coordinamento della riforma dell’ordinamento – e l’otto.

Tensione alle stelle quando il gruppo di An ha abbandonato l’Aula "in solidarietà con gli avvocati e contro il silenzio del governo", che, secondo Ignazio La Russa, non ha dato ascolto alle richieste di chiarimento dell’opposizione in merito all’assenza degli avvocati nei distretti, secondo la riforma dell’ordinamento giudiziario in discussione alla Camera.

Scambi accesi con l’opposizione – Forza Italia in testa – che ha chiesto più tempo per esaminare una materia così delicata e ha protestato contro la presenza in Aula del presidente del Consiglio, e il presidente della Camera che è intervenuto invitando alla calma ed al rispetto per la materia in discussione e per la sede.

La maggioranza era quasi al gran completo: deputati e ministri dell’Unione si sono presentati in gran numero accogliendo l’invito lanciato da Prodi  di rinviare le ferie di qualche giorno per garantire la presenza in Aula.

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