Archivio del Fendente

2007-2011

CLAMOROSO EPILOGO DI UN OMICIDIO

Il caso dell’assassinio in gioielleria del 1979 arriva in Parlamento. Presentata un’interrogazione dall’onorevole leghista Massimo Garavaglia. Un ergastolo ridotto a 14 anni. Da scontare a casa. Sul clamoroso epilogo della vicenda di Laura Zangiacomi, figlia di un gioielliere rapinato e ucciso nel 1979, scoppia un caso di malagiustizia. Che finisce in Parlamento. L’onorevole Massimo Garavaglia, prendendo spunto da un’inchiesta di Affari Italiani, ha presentato un’iterrogazione al ministro della Giustizia Clemente Mastella per capire "quali siano le priorità definite dal Ministro per assicurare la funzionalità del sistema giustizia e sopperire alla inadeguatezza delle norme penali e processuali".

L’interrogazione parlamentare: "Come si apprende dall’inchiesta effettuata dal quotidiano online Affari Italiani in data 17 e 18 luglio 2007, nella lontana estate del 1979 si consuma una rapina ai danni di una gioielleria situata in piazza Santamaria Beltrade nel centro di Milano, con il tragico epilogo della morte di Mario Zangiacomi, il giovane proprietario di 26 anni che perde la vita sotto gli occhi della moglie e della figlia di tre mesi a seguito del colpo di pistola sparato dal rapinatore Orazio Sanfilippo – scrive l’onorevole Massimo Garavaglia – Il processo ha inizio solo nel 2005, a distanza di trenta anni dalla commissione dell’omicidio, e si conclude nel giungo 2006 con una condanna all’ergastolo. In appello la pena inflitta viene patteggiata e ridotta ad anni quattordici di reclusione con il riconoscimento delle attenuanti generiche, nonostante l’efferatezza del delitto ed una fedina penale connotata da svariati delitti, tra cui anche l’evasione". L’onorevole poi prosegue nella sua interrogazione ripercorrendo la via crucis giudiziaria: "La condanna inflitta non sarà scontata in carcere dato che ad Orazio Sanfilippo è stata riconosciuta la possibilità di scontare la pena attraverso la detenzione domiciliare informa Massimo Garavaglia – Il complice del Sanfilippo, Franceso Acone, che al momento della rapina si trovava all’esterno del negozio a fungere da palo, in ragione di attenuanti e prescrizioni varie non ha subito alcuna condanna. La vicenda segnalata lascia letteralmente sbigottiti, il sistema giustizia dovrebbe rappresentare un pilastro dell’ordinamento democratico per garantire la difesa dei diritti e la sicurezza dei cittadini, mentre nel nostro Paese la giustizia ha tempi biblici, non a caso duramente perseguita dagli organismi europei, oltre a violare sistematicamente il principio della certezza del diritto attraverso sentenze di condanna disattese e l’impunità dei colpevoli. I toni gridati della politica continuano ossessivamente a ripetere argomentazioni mai seguite da serie riforme dei nostri codici, penale e di procedura".

gd

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