Archivio del Fendente

2007-2011

ECONOMIA O SOCIALE ?

SUL PATTO DI STABILITA’: ECONOMICA O SOCIALE? (PARTE 6^)
SARKOZY O MARCUSE

Avvertii subito un clima particolare la notte successiva. Erano tutti sorridenti e mi guardavano. “Ciao”, dissero in coro appena mi videro. “Ciao” risposi.
“Allora Pietro, oggi abbiamo in serbo per te una sorpresa”, disse Russell.
“Una sorpresa?” ripetei, mentre cercavo di immaginare quale potesse essere la sorpresa. La risposta credetti di trovarla quando lo sguardo mi finì in fondo alla sala, all’uomo seduto sulla panca.
“Sì”, rispose Russell guardando sorridendo gli altri.
“Vieni”, disse Russell, sollevando il volume della voce, voltandosi poi verso il fondo della sala. A quel punto mi aspettavo di vedere mettersi in piedi l’ospite fisso della panchina. Grande fu la mia sorpresa, quando da una apertura laterale vidi un’ombra muoversi verso noi, verso la luce. Aveva una camminata atletica e ora potevo vedere che indossava una camicia grigio verde.
“Vieni Ernesto, vieni”, fece il filosofo inglese facendo qualche passo per andargli incontro, “benvenuto” disse abbracciandolo calorosamente, e altrettanto fecero gli altri. “Che Guevara”, esclamai sorpreso mentre si salutavano.
“Hasta la vista, sì Pietro, io”. Fu la sua risposta, poi mi si avvicinò e mi strinse la mano, che gli avvicinai come un automa, imbambolato, per la grande sorpresa.
“Rilassati, amico mio, va tutto bene?” disse rivolto a me con calore. Annuii.
“Allora, avete visto i giornali?”, esordì il Ché, voltandosi a guardare gli altri, “e tu Pietro hai visto la stampa? Hanno parlato …”.
“E’ stato vergognoso”, feci interrompendolo, il momento di sorpresa ormai era superato, “come l’anniversario della tua morte sia stato ignorato completamente dai giornali e dalle televisioni…”
“No, non alludevo a quello. Alludevo al nobel per la pace ad Al Gore”, precisò il Ché.
“Ah…”, bofonchiai.
“Già, cosa c’entri con la pace la questione del clima, proprio mi sfugge, a meno che Bush non voglia dichiarare guerra al casino climatico…”. Scoppiò a ridere.
“Gino Strada si è sempre schierato contro le guerre, riaggiusta come può i danni degli effetti collaterali che queste fanno, fa un bene all’umanità che Gore non potrà fare neppure se vivesse cento vite, e viene ignorato. Che epoca de mierda questa vostra!", sentenziò con una smorfia, “noi abbiamo capito perché, vero Pietro?”, fece strizzandomi l’occhio, “al clima fanno male le aziende non benedette dalla bandiera a stelle e strisce”. Rise nuovamente. Avrei voluto dire la mia, ma ero come ammaliato e non riuscii a spiccicar parola.
“Al Gore, nobel per la pace! Ma non era il vice di Clinton? Quante decine di migliaia di persone, di civili, sono morte in Serbia e Kosovo? Quei morti non contano. Eccepiscono però per il sottoscritto, queste mezze calze, che scrivono sui miei presunti crimini ricamando ombre inesistenti. Io a Cuba ho visto la fame, la fame vera, grazie agli americani e al loro servo Battista, famiglie senza pane né latte per i loro figli. Figli de puta. Io non ho fatto del male ai civili, ho cercato di ridare dignità a chi è stato ridotto in miseria da uomini squallidi…”. Era un fiume in piena, ormai inarrestabile, solo adesso capivo perché in vita, ebbe un seguito così grande. Il suo fascino era magnetico, le sue parole suonavano sincere e profonde, ti entravano dentro, nel profondo, e le scontate obiezioni venivano spazzate via come un niente, sentivi allora di essere senza se e senza ma, dalla sua parte. L’uomo in fondo alla sala a quel fiume in piena parve agitarsi, ma il fascino del comandante era tale che non prevedeva altri al di fuori di lui.
“Hanno detto che se non fossi stato così guerrafondaio sarei ancora vivo…”. Scoppiò a ridere. “Martin Luther King non lo era eppure è stato ucciso lo stesso. Malcon X era forse un guerrafondaio? No, non lo era, ma è stato ugualmente assassinato. Erano le mie idee a fare di me un morto vivente. Cosa avrei dovuto fare? Continuare a far gozzovigliare, a far vivere nel lusso Battista e gli americani a discapito dei cubani? Rinascessi rifarei quello che ho fatto. E tu Pietro, in un certo modo, sei stato fortunato. Se tu avessi scritto allora “Il mistero delle 99 tavolette d’argilla rossa”, pensi che te la saresti scampata? Saresti nella tomba già da un pezzo a farci compagnia! Io ho solo cercato di spazzare via da questo mondo l’ingiustizia, se qualcuno non è d’accordo si faccia avanti. Nessuno è libero finché un solo uomo al mondo sarà ancora in catene, questo è il mio messaggio che più di ogni altro vorrei faceste vostro, perché qualcuno, che opera come allora nell’ombra, questo vuole che dalle divisioni di parte scompaia da questo mondo il senso del giusto a vantaggio del tornaconto personale, ma questa è solo immondezza che merita di finire nella spazzatura. Hasta la vista Pietro, hasta la vista siempre”.

Pietro Atzeni

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