Archivio del Fendente

2007-2011

INVESTIMENTI ESTERI IN ITALIA

Raddoppiano gli investimenti diretti esteri in Italia

Raddoppia la capacità del Belpaese di attrarre investimenti diretti esteri. Tra il 2005 e il 2006, passano, infatti, da 16 a 31 miliardi di euro gli investimenti esteri in Italia, la metà dei quali provenienti dai 55 Paesi in cui hanno sede le Camere di commercio miste ed estere nel nostro Paese. Perdiamo posizioni, invece, nella classifica internazionale dei destinatari di investimenti diretti esteri, superati da Paesi nostri competitori, come Spagna, Irlanda e Belgio. I Paesi Bassi si confermano i primi investitori diretti in Italia, mentre la Germania, nonostante rappresenti il primo mercato di riferimento dell’import/export nazionale, esce dai primi venti Paesi investitori nel Belpaese. È questa, in sintesi, la fotografia che emerge dal II Forum delle Camere di commercio miste ed estere in Italia, organizzato da Unioncamere a Roma. «Il nostro particolare modello di sviluppo – spiega Andrea Mondello, presidente di Unioncamere – sta mostrando di possedere le capacità per affermarsi a livello mondiale, ma, per poterlo fare ancor di più, ha bisogno delle reti istituzionali di supporto sui mercati internazionali». Mondello propone poi di istituire «un tavolo di confronto tra il ministero per il Commercio internazionale, Unioncamere e tutti i soggetti istituzionali che si occupano di internazionalizzazione». Da segnalare, come nel 2006, i progetti proposti dalle camere miste per sostenere l’internazionalizzazione del sistema produttivo italiano abbiano raggiunto un valore complessivo di oltre 813mila euro, cofinanziati al 30% dal ministero del Commercio internazionale.
Dall’incontro emerge che il peso crescente degli investimenti esteri in Italia proviene da 5 Paesi fondamentali: Paesi Bassi, Francia, Spagna, Regno Unito e Usa. Cresce, poi, l’importanza del Brasile e di alcuni Paesi produttori di petrolio, oltre ai cosiddetti investimenti «di ritorno» provenienti da Polonia e da altri Paesi dell’Est Europa. Sebbene, spiegano da Unioncamere, siano flussi ancora poco significativi in termini assoluti, segnalano, comunque, la crescente importanza di aree del mondo diverse da quelle tradizionali. Stabili, invece, gli investimenti italiani all’estero, che si attestano, tra il 2005 e il 2006, a poco meno di 34 miliardi di euro, dopo il raddoppio registrato nel biennio precedente. Le imprese italiane investono prevalentemente nei Paesi Bassi, in Bahama, negli Usa e in Polonia. Anche in questo caso, la Germania, nel 2005 in cima alla lista dei Paesi destinatari di investimenti diretti italiani, perde posizioni, finendo lo scorso anno al settimo posto. Tra le iniziative, infine, delle Camere miste ed estere nel Belpaese per attrarre investimenti esteri, da segnalare la proposta avanzata dalla Camera di commercio Italo-cinese al ministero dell’Economia di Pechino di svolgere il ruolo di «sportello unico» con banca Intesa/San Paolo per favorire investimenti cinesi in Italia. (d
a: Il Sole 24 Ore.com )

Ndr: E’ sicuramente una buona notizia l’aumento degli investimenti diretti esteri in Italia… anche se “il raddoppio” è su valori molto, molto modesti. Comunque, di questi tempi, non si butta via niente !

Da notare la sostanziale simmetria quantitativa degli investimenti italiani diretti verso l’estero, anche questi(finalmente) in aumento cosa che fa affacciare un po’ meno timidezza il nostro Paese sullo scenario economico internazionale.

In ogni caso entrambi le dimensioni dei flussi finanziari “in e out” sono davvero (ancora) più che modesti per un Paese ed una economia delle nostre dimensioni. Paese non in grado ancora di attrarre sostanziali investimenti stranieri, come fanno altri Paesi europei Altrettanto non ancora in grado di “uscire dal proprio guscio” e finalmente affrontare da “Potenza Industriale” la grande sfida della competizione internazionale.

Siamo forse (ancora)un Paese un po’ banboccione ? J

Stow 

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