Archivio del Fendente

2007-2011

Sansepoolcro, interessante lettera di un cittadino

Carissimi Lettori :

Facendo riferimento al fenomeno “pedanopoli” e al superaffollamento locali pubblici ,che nel loro insieme hanno reso invivibile  il centro storico della Città di Piero con evidenti sfregi all’igiene delle strade, mi pregio indicare i punti salienti estratti dal REGOLAMENTO DI IGIENE IN MATERIA DI ALIMENTI E BEVANDE DEL COMUNE DI SANSEPOLCRO  (Approvato con delibera Consiglio Comunale n° 30 del 26.2.1997) , dai quali limpidamente ognuno di Voi con la normale diligenza potrà vedere le irregolarità per le quali Codesta Amministrazione in concerto con le preposte maestranze fà orecchie da mercante, reiterando le più elementari omissioni amministrative e i relativi obbligatori  provvedimenti .

“Art.7 Requisiti comuni a tutti gli esercizi: 

7.2-I locali destinati a servizi igienici ed a spogliatoi devono avere un’altezza minima di metri 2,40 

7.3-I locali desinati a lavorazione e dei servizi igienici devono essere realizzati in materiale lavabile e disinfettabile fino ad una altezza minima non inferiore a metri 2. 

7.5-Tutti gli esercizi devono possedere uno o più servizi igienici ,in rapporto al numero dei dipendenti,ad uso esclusivo del personale,non direttamente comunicanti con i locali di lavoro. Per servizio igienico si intende un locale suddiviso in : locale destinato ad accogliere wc o turca(latrina)-locale precedente il locale di cui sopra(antilatrina),dotato di lavabo con comando a pedale o elettrico per la erogazione dell’acqua,erogatore di sapone liquido o in polvere,di asciugamani a perdere o ad emissione di aria,con porta dotata di chiusura automatica. La superficie minima complessiva di tale locale deve essere pari a mq 2 

7.6-In tutti i locali devono essere garantiti idonei sistemi di ventilazione naturale e/o meccanica. Potrà essere concesso l’uso di locali privi di aereazione naturale diretta quando siano istallati idonei sistemi integrativi di ventilazione meccanica. 

7.7-Tutti i punti di cottura che determinano emissione di vapori o fumi devono essere dotati di idonei sistemi di aspirazione di fumi e vapori canalizzati in canne fumarie aventi sbocco ad almeno m 1,50 sopra il colmo del tetto degli edifici circostanti nel raggio di m 10. 

7.3/c-Una superfici minima complessiva dei servizi cucina così determinata : fino a 30 posti tavola mq 15 oltre i 30 e fino a 100 posti tavola la suddetta superficie sarà incrementata di mq o,30 per ogni posto tavola;oltre i 100 posti tavola la superficie deve essere incrementata di mq 0,20 per ogni posto tavola. 

7.3/d-Un vano o un settore di raccordo tra la/le sale da pranzo ed i diversi servizi in cui tenere sistemati e pronti per l’uso od eventualmente preparare per l’uso,senza interferire nell’attività di cucina le posate,le tovaglie,i tovaglioli,il vasellame,le vetrerie. le bevande e la frutta. 

7.3/e-Un vano spogliatoio per il personale,dotato di armadietti individuali lavabili a due scomparti. 

7.3/f-Una o piu’ sale da pranzo in cui la distribuzione dei tavoli e delle sedie sia tale da consentire al consumatore una comoda assunzione dei cibi ed al personale un’agevole attuazione del servizio. LA SUPERFICIE COMPLESSIVA DESTINATA ALLA SOMMINISTRAZIONE NON DEVE ESSERE INFERIORE a mq 1,00 PER CIASCUN POSTO A TAVOLA. 

7.3/h-Servizi igienici a disposizione degli avventori ,accessibili dall’interno,non direttamente comunicanti con i locali adibiti  

a lavorazione,somministrazione e deposito di alimenti,facilmente individuabili con apposite indicazioni. 

IL NUMERO DEI SERVIZI IGIENICI PER GLI AVVENTORI DOVRA’ ESSERE RAPPORTATO ALLA CAPACITA’ RICETTIVA DELL’ESERCIZIO (numero posti tavola) secondo lo schema seguente : 

Fino a 30 posti tavola: Un lavandino,un gabinetto. 

Fino a 50 posti tavola: servizio per donne,un lavandino,un gabinetto-servizio per uomini un lavandino,un gabinetto. 

Fino a 100 posti tavola : servizio per donne due lavandini,due gabinetti;servizio per uomini due lavandini. due gabinetti 

Fino a 150 posti tavola : servizio per donne,tre lavandini,tre gabinetti;servizio per uomini tre lavandini tre gabinetti 

L’autorità sanitaria per gli esercizi con maggiore capacità rispetto a quella indicata,potrà richiedere una dotazione di servizi proporzionalmente più elevata.” 

Sperando aver fatto cosa gradita ,vi invito a verificare ANCHE A SPANNE, se i locali chiusi oltre alle loro pertinenze esterne, esercenti all’interno della cinta muraria  hanno tali requisiti.

Solo così facendo capirete il perché vicoli e cantoni si sono trasformati automaticamente  in vespasiani liberi.

Buona visione anche a Sindaco, amministratori,Vigili Urbani ,personale USL,Corpi dell’Arma ecc.ecc.

 Galateo (lettera firmata)

Ndr.- Questa Redazione ringrazia il cittadino che con la sua importante comunicazione, oltre a dimostrare di essere ben ferrato su certi regolamenti, ci è di grande aiuto.

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10 pensieri su “Sansepoolcro, interessante lettera di un cittadino

  1. Gino del borgo in ha detto:

    per 3 mesi dimenticando di dire che l’organico attuale della PM e ridotto di 2 unità (un pensionamento e un vigile che ha vinto un concorso a S. Giustino),dimenticando di dire che ci sarà poi la necessità di coprire i turni del personale che giustamente andrà in ferie:Quindi come al solito solo fumo e l’arrosto è bruciato da un pezzo.

  2. Gino del borgo in ha detto:

    Vedete…continuano a farsi grandi e sbandierano che assumeranno 3 vigili per 3 mesi dimenticando di dire che l’organico attuale della PM e decutato di 2 unità (un pensionamento e un vigile che ha vinto un concorso a S. Giustino),dimenticando di dire che ci sarà poi la necessità di coprire i turni del personale che giustamente andrà in ferie:Quindi come al solito solo fumo e l’arrosto è bruciato da un pezzo.

  3. Il maestro in pensione in ha detto:

    Credo che non impedire il fracasso nella zona delle ubriacoteche di Sansepolcro che si ha il dovere di impedire EQUIVALE A PROVOCARLO.
    Le autorizzazioni tese a protrarre l’orario di chiusura dei pubblici esercizi oltre le ore 01,00 nel centro storico CONFLIGGONO con le disposizioni che vietano oltre le ore 23,00 di produrre rumori capaci di turbare il riposo delle persone.
    Il maestro in pensione (utente anonimo)

  4. Isidoro in ha detto:

    Leggendo di prima mattina i quotidiani on-line,ho notato su Saturno Notizie un’altra ciliegina sull’argomento “sballo” e dintorni e sarei felice fosse pubblicata. Ancora una volta il Sindaco del PAESE DELLE BANANE ha fatto centro..

    Ancora problemi per Mimmo, il gestore de “L’Oroscopo”: l’autorizzazione al prolungamento di orario gli è stata negata

    Autorizzazione al prolungamento di orario ancora negata a Bahgat Badawy (nella foto), meglio conosciuto a Sansepolcro con il soprannome di Mimmo, il 50enne titolare del ristorante e pizzeria “L’Oroscopo”, situato sul versante a nord della città. La situazione sembrava positivamente sbloccata dopo la riunione di giunta a palazzo delle Laudi nella mattinata di lunedì 14 giugno scorso, quando Mimmo si era piazzato all’ingresso principale della sede comunale con appresso un cartello per chiedere la restituzione di quanto gli era stato tolto nell’agosto del 2009, ossia la possibilità di tenere aperto l’esercizio fino alle 4.00 di mattina, rispettando le regole sulla somministrazione degli alcolici, cioè fino alle 2.00 e dei superalcolici (fino all’una). Tanto più che – il diretto interessato lo aveva ribadito – non si era mai registrata alcuna segnalazione per risse o schiamazzi notturni. Ebbene, dietro la rassicurazione degli amministratori, quel giorno Mimmo aveva abbandonato la civile forma di presidio e in effetti al documento preparato dall’ufficio Commercio mancava soltanto la firma in calce del sindaco Franco Polcri, vincolata dalla preliminare consultazione fra quest’ultimo e il vice, Simone Mercati, che però proprio ieri gli avrebbe risposto “picche”. Per quale motivo? “Il sindaco non firma – spiega Mimmo – in quanto Confcommercio si è dichiarata contraria; o meglio, voleva che la facoltà a me concessa venisse estesa anche agli esercizi ubicati all’interno delle mura”. E qui occorre fare un passo indietro. Il vicesindaco Mercati aveva proposto il prolungamento dell’attività fino alle 4.00 per tutti i ristoranti e pizzerie posizionati oltre i 200 metri di distanza dall’antica cinta muraria cittadina, ma l’associazione di categoria dei commercianti si sarebbe opposta, chiedendo l’abbattimento di questa discriminazione di ordine logistico e optando per l’uniformità, ossia tutti fino alle 4.00, senza distinzione fra centro storico e periferia. La cosa non è però piaciuta al sindaco, che avrebbe così deciso di non firmare. Morale della favola: al momento, Mimmo deve rimanere ligio alle disposizioni in vigore (le 2.00 al venerdì e al sabato, l’una negli altri giorni) e per riavere ciò che vuole sarà costretto a rivolgersi a un legale. “E’ forse l’unico sistema adottabile – afferma – però sono disposto anche ad accettare la scelta del sindaco, purchè la regola valga sul serio per tutti, tanto a livello di orario quanto di vendita delle bevande. Sindaco e vicesindaco mi hanno detto che ai controlli debbono pensare i carabinieri, i quali a loro volta mi hanno risposto che possono intervenire solo in caso di risse, incidenti o turbamenti della quiete pubblica, mentre i controlli sulle licenze spettano ai vigili urbani. Nei due mesi estivi questo compito potrà essere svolto, perchè mi risulta che assumeranno personale in aggiunta, da tenere in servizio fino alle 3.00 di notte. E negli altri dieci mesi dell’anno chi controllerà se bar, circoli e sale chiudono all’ora stabilita e se le discoteche non distribuiranno alcolici e superalcolici dopo la scadenza tassativa?” Questi i dubbi sollevati da Mimmo, che sta seriamente vagliando l’ipotesi di cercare un avvocato per tutelare i propri diritti.

    Inserita il : 26-06-2010 07:56

    Isidoro (utente anonimo)

  5. Sergio in ha detto:

    Le leggi sono un ornamento. A Sansepolcro i cani fanno la cacca sul corso, in viale Armando Diaz i novelli valentino Rossi Sgommano con marmitte non a norme, di notte c’è lo sballo, le pedane non sono come devono essere, qui tutto è possibile. Per favore, non disturbate il professore. E’ convinto di essere stato il migliore.

    • Romualdo in ha detto:

      Caro Sergio : Hai perfettamente ragione ,bisogna lasciar stare il Professore ancora per qualche mese,poi migrerà come le rondini verso altri luoghi di sola fantasia ,dove il clima è più adatto a Lui. Si chiuderà in casa, contornato di tanti libri ,e si addormenterà pensando a Piero ,al Rosso Fiorentino,a Luca Pacioli,a Cherubino Alberti,ai Santi di Tito,a Giuliano da Sangallo e a tanti altri del ‘500.
      La Sua città è stato solo un sogno, non realtà.
      Romualdo (utente anonimo)

  6. Manuela R. Giurista (utente anonimo) in ha detto:

    Egregio Direttore : Incuriosita dall’interessante lettera del Cittadino di Sansepolcro che ha pubblicato parti interessanti del regolamento sanitario, voglio partecipare ai commenti con una sentenza della Corte di Cassazione che gradirei portare a conoscenza dei lettori. Grazie anticipatamente per la considerazione.
    Manuela R. Giurista (utente anonimo)
    CORTE DI CASSAZIONE Penale Sez. I, 03/05/2006 (Ud. 19/04/2006), Sentenza n. 15346

    REPUBBLICA ITALIANA

    IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

    CORTE DI CASSAZIONE Penale Sez. I, 03/05/2006 (Ud. 19/04/2006), Sentenza n. 15346

    (Pres. Fazzioli E..; Est. Corradini G; Imp. Caruso)

    CAMERA DI CONSIGLIO

    del 19/04/2006

    SENTENZA
    N. 1432/2006

    REGISTRO GENERALE

    006894/2006

    Composta dagli Ill.ml Sigg.:

    Dott. FAZZIOLI EDOARDO – PRESIDENTE
    1.Dott.MOCALI PIERO – CONSIGLIERE
    2.Dott.BARDOVAGNI PAOLO – CONSIGLIERE
    3.Dott.CORRADINI GRAZIA – CONSIGLIERE
    4.Dott.URBAN GIANCARLO – CONSIGLIERE
    ha pronunciato la seguente

    SENTENZA

    sul ricorso proposto da :
    1) CARUSO ANGELO N. IL 01/01/1953
    avverso ORDINANZA del 18/01/2006 TRIB. LIBERTA’ di NAPOLI

    Sentita la relazione fatta dal Consigliere CORRADINI GRAZIA

    Lette/Sentite le conclusioni del P.G. Dott. Giuseppe Febbraro che ha chiesto il rigetto del ricorso;

    OSSERVA

    Con ordinanza in data 18.1.2006 il Tribunale del riesame di Napoli ha respinto il ricorso proposto da Caruso Angelo contro il decreto 21.12.2005 del GIP in sede che, su richiesta del Pubblico Ministero, aveva disposto il sequestro preventivo dei locali denominati “Farinella”, “Le Chandelier” e “Bar 66” ravvisando il fumus del reato di cui all’art. 659 C.P. con riferimento alle emissioni musicali ed agli schiamazzi dei clienti e ritenendo altresì sussistenti le esigenze cautelari di cui all’art. 321 C.P.P.

    Il Tribunale del riesame ha ritenuto corretta la riconducibilità al reato contravvenzionale di cui all’art. 659, comma 1, C.P. dei fatti denunciati da un comitato di residenti nel quartiere Chiaja di Napoli, che avevano lamentato intollerabili disturbi alla tranquillità ed al riposo originati sia dalla diffusione di musica ad elevatissimo volume, protratta fino alle 4 della mattina da parte degli impianti hi-fi in dotazione a tali locali, sia dagli schiamazzi prodotti dalla calca di persone che, nei medesimi orari, stazionavano nei tratti stradali antistanti gli esercizi, in quanto, pur trattandosi di rumori connaturali al legittimo esercizio di una attività, le emissioni sonore, per la loro eccessività ed esorbitanza rispetto al normale esercizio di dette attività, risultavano, anche per la conformazione dei luoghi e per il loro protrarsi nella notte, concretamente idonee a disturbare il riposo e le occupazioni di una pluralità indeterminata di persone che vivevano nelle vicinanze, con conseguente irrilevanza del superamento o meno dei livelli di rumorosità indicati nelle tabelle predeterminate dalla legge; pur se doveva rilevarsi che la polizia giudiziaria aveva riscontrato pure la violazione delle prescrizioni fissate nella licenza ex art. 68 TULPS, poiché la porta di ingresso dei locali veniva lasciata comunemente aperta e la musica, specie nel locale Bar 66 – che era molto angusto, appena di dieci metri quadrati, nonostante il notevolissimo afflusso di clienti – veniva emessa in corrispondenza di una finestra che si affacciava sulla strada con impianti di amplificazione spinti al massimo onde consentirne la fruibilità agli avventori che stavano all’esterno nel raggio di svariate decine di metri, dove si formava un tappeto di frammenti di bottiglie e bicchieri in vetro stante la consuetudine dei gestori di consentire il consumo al di fuori del locale, nonostante la prescrizione di tenere gli impianti a basso volume, di tenere le porte chiuse e di assumere ogni idonea iniziativa per evitare che i frequentatori dei locali potessero recare disturbo alla quiete pubblica. Inoltre i rilievi fonometrici relativi al locale “66 Fusion Bar” pervenuti al Tribunale del riesame prima dell’udienza e messi a disposizione della difesa, eseguiti presso la camera da letto di tale Calò Bruno, dotata di infissi in alluminio con vetrocamera, alle 22,30 della sera, avevano accertato che i livelli di rumore ambientale abitativo, misurati sia a finestre chiuse che aperte, superavano in entrambi i casi il rumore differenziale abitativo in violazione dell’ordinanza sindacale n. 50/04 con cui era stato ordinato al Caruso di realizzare gli interventi necessari per la riduzione della rumorosità, mentre non rilevava, ad avviso del Tribunale del riesame, la circostanza che un consulente tecnico nominato dalla difesa avesse accertato in data 17.5.2004 che non veniva superato il limite differenziale notturno poiché lo stesso consulente tecnico aveva fatto presente che la porta di ingresso doveva essere tenuta chiusa, mentre era sistematicamente aperta, come accertato attraverso le indagini e non aveva comunque dato contezza degli schiamazzi dei frequentatori dei locali, che si aggiungevano a quelli delle fonti musicali e che erano riconducibili a responsabilità dell’indagato.

    Quanto poi alle esigenze, cautelaci il Tribunale del riesame ha ritenuto che il sequestro preventivo fosse l’unico rimedio idoneo a scongiurare la reiterazione delle condotte lesive in considerazione della relazione specifica e stabile fra le modalità di gestione del “Bar 66” e l’illecito penale contestato, considerato che il solo sequestro amministrativo degli impianti di diffusione sonora non avrebbe impedito la loro immediata sostituzione, visto che il gestore aveva reiteratamente violato le ordinanze 4.12.2003 e 8.3.2004, nonché l’art. 68 del TULPS, venendo reiteratamente denunciato per tali violazione, senza alcun risultato.

    Ha proposto ricorso per cassazione la difesa del Caruso lamentando violazione degli artt. 321 C.P.P. e 659 C.P. poiché era da ritenere illegittimo il sequestro preventivo del locale che era estraneo al reato e non costituiva il mezzo indispensabile per la attuazione e la protrazione della condotta criminosa, rappresentando invece soltanto il luogo in cui lo stesso era stato commesso e non sussisteva comunque neppure il “fumus commissi delicti” non risultando per quali motivi fosse stata esclusa la sussistenza dell’illecito, ormai depenalizzato, di cui all’art. 659 cpv. C.P., né come il gestore del locale, che era titolare di una specifica licenza avrebbe potuto allontanare gli avventori che sostavano all’esterno, senza considerare comunque la possibilità di ovviare alla condotta illecita con altre precauzioni meno afflittive.

    Il ricorso è infondato e deve essere, come tale, respinto.

    Quanto al fumus commissi delicti, occorre rilevare che la contestazione ha riguardato il comma 1 dell’art. 659 C.P. ed in effetti tale contestazione era corretta poiché l’abuso che si concretizza nella emissione di rumori eccedenti la normale tollerabilità ed idonei a disturbare le occupazioni ed il riposo delle persone rientra nella previsione del comma 1 dell’art. 659 C.P., indipendentemente dalla fonte sonora dalla quale i rumori provengono e quindi anche se derivano dall’esercizio di una professione o di un mestiere rumoroso, come nel caso in esame in cui la denuncia era partita da persone che abitavano a breve distanza dai locali notturni e che avevano lamentato la insopportabilità dei rumori notturni provenienti dalle emissioni musicali che rendevano loro la vita e soprattutto il riposo impossibile.

    Di tale reato è stata correttamente ritenuta la sussistenza in base alle emergenze processuali, quali la sussistenza di rumori intollerabili nei confronti di una pluralità indeterminata di persone che abitavano nei pressi della discoteca, che si erano specificamente lamentate e cui cagionavano disagi e disturbi della sfera fisica e psichica valutabili secondo un criterio di media sensibilità, in relazione all’ambiente ed all’ora specialmente notturna in cui avvenivano, a prescindere dalla natura della fonte sonora e dalla provenienza o meno da un mestiere rumoroso e quindi indipendentemente dalla osservanza o meno della specifica disciplina (v. Cass. 14.1.2000, Piccioni; Cass. 19.1.2001, Piccoli; Cass. 12.11.2004, Flamini).

    La tesi del ricorrente per cui il fatto contestato dovrebbe essere qualificato come illecito amministrativo ai sensi del comma 2 dell’art. 659 C.P., sotto il profilo del mero superamento dei limiti di emissione dei rumori stabiliti dal DPCM 1 marzo 1991, nonché circa la depenalizzazione del reato di cui al comma 2 dell’art. 659 C.P., è infondata essendo del tutto pacifico che la depenalizzazione non riguarda il reato di cui al comma 1 della suddetta norma e che ai fini di tale reato non hanno ugualmente rilievo i limiti delle immissioni o emissioni sonore di cui all’art. 10 della legge n. 447 del 1995.

    Ugualmente infondato appare il rilievo che i rumori prodotti dagli avventori esterni non sarebbero riferibili alla attività del gestore dei locali, poiché correttamente il Tribunale ha rilevato che la attività del Bar 66, cui era adibito un locale di appena 10 metri quadrati, era organizzata in modo che si svolgesse all’esterno tanto che gli amplificatori erano posti praticamente su una finestra in modo che si propagassero nello spazio stradale circostante per decine di metri, cosicché il rumore sia degli impianti musicali che quello provocato sulla strada dagli avventori era direttamente imputabile alla organizzazione della attività e quindi a specifica responsabilità del gestore.

    D’altronde, in base alla giurisprudenza consolidata della Corte di Cassazione, il controllo nel merito relativo ad un provvedimento di sequestro non esige la cognizione della sussistenza del reato e dei reati ipotizzati, essendo sufficiente la delibazione prima facie che il fatto, per cui si procede, sia preveduto dalla legge come reato. Questo in quanto il controllo del giudice, in tema di misure cautelari reali ed al contrario di quanto avviene per le misure cautelari personali, non può investire la concreta fondatezza dell’accusa, ma deve limitarsi alla astratta possibilità di sussumere il fatto attribuito ad un soggetto ad una determinata ipotesi di reato. Ed a tali limitati effetti appare innegabile la sussistenza del reato contestato anche se in ipotesi le emissione sonore non avessero superato i limiti di legge mentre il ricorso è infondato poiché si limita a sostenere apoditticamente che non sussisterebbero i presupposti di cui al primo comma dell’art. 659 C.P., senza tenere conto delle argomentazioni esposte dal Tribunale.

    Quanto al “periculum in mora” che, ai sensi dell’art. 321, comma 1, C.P.P. legittima il sequestro preventivo, la nozione di “cosa pertinente al reato” a tali fini è in effetti riferibile alla cosa che ha un nesso strumentale con il reato. Questo legame, però, è astrattamente possibile in un numero indefinito di casi, sicché, onde evitare di incidere in modo estremamente gravoso sul delitto di proprietà e d’uso del bene, si deve accertare che la individuata relazione non sia meramente occasionale, ma abbia i caratteri della specificità, della stabilità ed indissolubilità strumentale e che nel contempo il sequestro sia diretto alla finalità di impedire che la disponibilità della cosa da partire dell’imputato o dell’indagato costituisca pericolo di aggravamento o protrazione delle conseguenze del reato (per tutte, Cass. sez. 3, 6.8.1995 n. 2734, Rv. 202292; Cass. sez. VI, 21.2.2004 n. 5302, Rv. 227096; Cass. VI, 9.2.2000 n. 632; Rv. 215737).

    Ne deriva che è incensurabile l’apprezzamento del giudice di merito qualora il provvedimento impugnato sia congruamente motivato con riferimento alla specifica, stabile ed organica strumentalità della cosa sottoposta a sequestro rispetto alla attività illecita e purchè risulti che venga reiterata – in caso di disponibilità della cosa – la condotta vietata. Il che sicuramente sussiste nel caso in esame poiché è stato correttamente rilevato che l’esercizio della attività, in base alla organizzazione data dal gestore, non è possibile in modo diverso, né il gestore ha intenzione di mutare la organizzazione, avendo ripetutamente violato le numerose ordinanze che si sono succedute nel tempo al fine di indurlo a modificare la organizzazione. Ciò giustifica la misura adottata, anche alla stregua delle precedente violazioni di tutte le prescrizioni impartite sia dell’autorità comunale che di pubblica sicurezza, mentre non appare possibile una diversa misura, meno affittiva che, fra il ricorrente non ha neppure indicato quale potrebbe essere.

    Non rileva in proposito un passato orientamento giurisprudenziale (Cass. sez. 1. n. 4684/1993), molto lontano nel tempo, citato dal ricorrente, per cui è stata esclusa la sussistenza della correlazione del locale di pubblico esercizio con la commissione del reato di cui all’art. 659 C.P. in relazione, peraltro, più che ad attività svolte all’interno di detti locali, al comportamento che, all’esterno era tenuto da numerosi avventori, poiché la situazione nel caso in esame è comunque diversa ed è aggravata dal persistente comportamento dell’indagato che ha ripetutamente rifiutato qualsiasi comportamento diretto ad evitare la protrazione della condotta criminosa.

    Consegue al rigetto del ricorso la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali a norma dell’art. 616 C.P.P.

    P.Q.M.

    Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali. Cosi deciso in Roma il 19 aprile 2006.

    M A S S I M E

    Sentenza per esteso

    1) Inquinamento acustico – Rumore provocati da schiamazzi di avventori di un bar – Sequestro dei locali – Art. 659 c. 1° c.p.. La violazione dell’articolo 659, comma primo c.p. si configura attraverso qualsiasi attività idonea ad arrecare disturbo al riposo ed alle occupazioni delle persone indipendentemente dalla fonte sonora che può consistere anche nell’esercizio di un mestiere rumoroso (v. Cass. 14.1.2000, Piccioni; Cass. 19.1.2001, Piccoli; Cass. 12.11.2004, Flamini) (nella fattispecie, esercizio di un bar all’esterno del quale gli avventori provocavano rumori molesti). In tal caso è legittimo il provvedimento di sequestro preventivo dei locali qualora il provvedimento sia congruamente motivato con riferimento alla specifica, stabile ed organica strumentalità della cosa sottoposta a sequestro rispetto alla attività illecita e purché risulti che venga reiterata – in caso di disponibilità della cosa – la condotta vietata. (Pres. Fazzioli E..; Est. Corradini G; Imp. Caruso) CORTE DI CASSAZIONE Penale Sez. I, 03/05/2006 (Ud. 19/04/2006), Sentenza n. 15346

    2) Inquinamento acustico – Procedure e varie – Esercizio di un bar – Rumori molesti – Sequestro preventivo – “Periculum in mora” – Nozione di: cosa pertinente al reato – Fondamento – Ripetuta violazione di ordinanze. Quanto al “periculum in mora” che, ai sensi dell’art. 321, comma 1, C.P.P. legittima il sequestro preventivo, la nozione di “cosa pertinente al reato” a tali fini è in effetti riferibile alla cosa che ha un nesso strumentale con il reato. Questo legame, però, è astrattamente possibile in un numero indefinito di casi, sicché, onde evitare di incidere in modo estremamente gravoso sul delitto di proprietà e d’uso del bene, si deve accertare che la individuata relazione non sia meramente occasionale, ma abbia i caratteri della specificità, della stabilità ed indissolubilità strumentale e che nel contempo il sequestro sia diretto alla finalità di impedire che la disponibilità della cosa da partire dell’imputato o dell’indagato costituisca pericolo di aggravamento o protrazione delle conseguenze del reato (per tutte, Cass. sez. 3, 6.8.1995 n. 2734, Rv. 202292; Cass. sez. VI, 21.2.2004 n. 5302, Rv. 227096; Cass. VI, 9.2.2000 n. 632; Rv. 215737). Ne deriva che è incensurabile l’apprezzamento del giudice di merito qualora il provvedimento impugnato sia congruamente motivato con riferimento alla specifica, stabile ed organica strumentalità della cosa sottoposta a sequestro rispetto alla attività illecita e purchè risulti che venga reiterata – in caso di disponibilità della cosa – la condotta vietata. Il che sicuramente sussiste nel caso in esame poiché è stato correttamente rilevato che l’esercizio della attività, in base alla organizzazione data dal gestore, non è possibile in modo diverso, né il gestore ha intenzione di mutare la organizzazione, avendo ripetutamente violato le numerose ordinanze che si sono succedute nel tempo al fine di indurlo a modificare la organizzazione. Ciò giustifica la misura adottata, anche alla stregua delle precedente violazioni di tutte le prescrizioni impartite sia dell’autorità comunale che di pubblica sicurezza, mentre non appare possibile una diversa misura, meno affittiva che, fra il ricorrente non ha neppure indicato quale potrebbe essere. (Pres. Fazzioli E..; Est. Corradini G; Imp. Caruso) CORTE DI CASSAZIONE Penale Sez. I, 03/05/2006 (Ud. 19/04/2006), Sentenza n. 15346

  7. Gianluca F.Avvocato (utente anonimo) in ha detto:

    Cari lettori : Tra leggi e sentenze ho trovato questa :
    L’ECCESSIVA RUMOROSITA’ NEGLI ESERCIZI PUBBLICI – RESPONSABILITA’ PER COMPORTAMENTO DEGLI AVVENTORI – SANZIONI PENALI.

    Il caso in esame è stato deciso dalla Suprema Corte di Cassazione con sentenza della Sezione I penale del 24 novembre 2004, n. 45484.
    Vediamo in cosa consiste.
    Il gestore di un pub era stato tratto a giudizio, e condannato, ai sensi dell’articolo 659 del codice penale. Tale norma così recita: “ Disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone – Chiunque, mediante schiamazzi o rumori, ovvero abusando di strumenti sonori o di segnalazioni acustiche, ovvero suscitando o non impedendo strepiti di animali, disturba le occupazioni o il riposo delle persone, ovvero gli spettacoli, i ritrovi o i trattenimenti pubblici, è punito con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a Euro 309.
    Si applica l’ammenda da euro 103 a euro 516 a chi esercita una professione o un mestiere rumoroso contro le disposizioni della legge o le prescrizioni dell’autorità
    ”Nello specifico, si imputava al gestore del Pub di non essersi attivato per impedire che gli avventori dell’esercizio stesso si fermassero, sia pure al di fuori dei locali dell’esercizio, sino ad ora tarda, e con ciò producendo schiamazzi e rumori molesti, atti a disturbare il riposo dei vicini.
    Il Tribunale aveva condannato il gestore sulla base di numerose deposizioni testimoniali di vicini che lamentavano l’intollerabilità degli schiamazzi, benchè residenti a oltre 100 metri di distanza dalla sede del pub. Rilevava infine il Tribunale che “a nulla rileva che l’esercizio del pub fosse stato debitamente autorizzato e che si trattasse di per sé di una attività rumorosa perché nel caso di specie vi sarebbe stato un abuso nell’utilizzazione dei mezzi di esercizio del mestiere e l’effusione di rumori non strettamente connessi all’esercizio dell’attività”.
    Aggiungeva infine in Tribunale che non era affatto necessario provare l’abuso tramite perizie foniche, in quanto le testimonianze erano numerose e il gestore del pub era stato ripetutamente avvertito della gravità di tali circostanze, tanto che erano intervenute più volte le forze dell’ordine.

    Contro la decisione del Tribunale ricorreva in Cassazione il gestore del pub, sostenendo che il reato non può sussistere per le attività di per sé rumorose (come gli esercizi in questione) purchè siano svolte nel rispetto delle autorizzazioni. Sosteneva inoltre di non avere alcuna responsabilità in quanto si trattava di rumori prodotti dagli avventori fuori dal locale, e non già all’interno dello stesso, e dunque fuori dalla propria possibilità di intervento e repressione.

    La Suprema Corte ha ritenuto, al contrario, che le tesi del gestore del bar non fossero condivisibili, ed ha stabilito che non solo la norma applicata, ossia il primo comma dell’art. 659 c.p., fosse quella corretta a disciplinare il caso, ma ha richiamato numerosi precedenti repressivi in materia, ad esempio per l’effusione di rumori e musica ad alto volume fino all’alba (Cass. sez. I, 7188/1994), altro comportamento da considerare illecito.
    Sostiene la Corte la responsabilità del gestore del Pub anche per gli schiamazzi ed i rumori provocati dagli avventori fuori dal locale, essendo suo dovere impedire condotte contrastanti con le norme relative alla polizia di sicurezza, ed ha precisato che il potere/dovere del gestore è quello di far ricorso alla forza pubblica per impedire tali schiamazzi fuori dal proprio locale, con ciò richiamando un precedente risalente nel tempo (Cass. sez. VI, 7980/1993)

    Motiva la Corte che, in caso contrario, si verificherebbe che, in presenza di un’autorizzazione all’esercizio di un’attività rumorosa, qualunque effusione sonora sarebbe legittima anche se intollerabile e non necessaria, con la conseguenza che l’unico rimedio per impedire tali emissioni rumorose sarebbe rappresentato dalla revoca delle licenze.

    La conclusione è pertanto coerente. Posto il nesso fra i rumori causati da persone e l’attività di pub (in quanto evidentemente le persone non sarebbero convenute in quel luogo se non vi fosse stato il pub), è compito del gestore del pub stesso impedire rumori molesti sia se provenienti dall’interno del locale, sia se procurati al di fuori del locale stesso, ricorrendo all’intervento della forza pubblica che reprima tali comportamenti molesti ed incivili.

    Avv. Gianluca F.

  8. Saverio in ha detto:

    Note tratte da una nota rivista di giurisprudenza nazionale :

    Responsabilità dei gestori di pubblici esercizi
    Responsabilità civile e penale del gestore del Bar e Pub con area esterna per schiamazzi degli avventori
    di ..omissis

    Arriva l’estate e con essa il piacere degli aperitivi serali all’aperto. Con la stagione calda, però, i proprietari dei bar rischiano di veder aumentare non solo i loro incassi ma anche le proteste degli abitanti della zona. Non sono, infatti, rari i casi in cui i clienti sostano davanti al locale recando disturbo alla quiete pubblica o privata. La normativa in materia è molto rigida e prevede per il gestore sanzioni civili, amministrative e, addirittura, penali. La Legge n. 447/1995 fissa i principi fondamentali in materia di inquinamento acustico quale evento conseguente all’introduzione del rumore nell’ambiente abitativo ed esterno, atto a compromettere il riposo, le attività umane, la salute umana. Ma che cosa rischia, in concreto, il gestore del Pub che non si attivi per evitare i cosi detti “schiamazzi” dei suoi clienti? Alla luce dell’art. 32 della Costituzione, posto a tutela del diritto alla salute, e dell’art. 844 c.c., che vieta le immissioni di suoni oltre la normale tollerabilità, l’imprenditore potrebbe essere civilmente chiamato a rispondere, ex art. 2043 c.c., al risarcimento del danno provocato dal fatto illecito, nonché, penalmente, ex art. 659 c.p., alla pena dell’arresto fino a tre mesi o dell’ammenda fino ad Euro 331,31 secondo la gravità e la continuità del disturbo arrecato. Senza dimenticare le eventuali sanzioni amministrative (fino ad Euro 5165,00) che potrebbero essere comminate dagli Organi Comunali qualora venga accertato dalla ASL il superamento del limite d’immissioni sonore. Quali accorgimenti, quindi, deve adottare il gestore del bar per evitare brutte sorprese? In primo luogo sarà necessario procedere all’insonorizzazione totale del locale. Sarà, poi, consigliabile affiggere dentro il locale un breve documento informativo nel quale si invitino i clienti a mantenere un comportamento civile, a non sostare fuori dal locale e, in ogni caso, a non recare disturbo alla quiete pubblica e privata. Sarà, infine, preferibile consegnare la consumazione al cliente direttamente in bicchieri di plastica al fine di evitare che gli avventori meno civili si cimentino, nelle vicinanze del locale, nella rottura di vetri arrecando non solo disturbo per il riposo altrui ma anche evidente pericolo per la salute fisica.
    Fonti normative:

    a) Legge n. 447/1995: Legge sull’inquinamento acustico

    b) Art. 32 Costituzione: diritto alla salute

    c) Art. 659 c.p.: disturbo delle occupazioni e del riposo delle persone

    d) Art. 844 c.c.: immissioni non tollerabili

    e) Art. 2043 c.c.: responsabilità da fatto illecito

    Grazie Fendente .
    Saverio (utente anonimo)

  9. F.M. in ha detto:

    Esistono anche norme specifiche per la sicurezza,contro gli schiamazzi, contro tutti gli atti di vandalismo e di disturbo della quiete pubblica, così come esiste un disciplinare che responsabilizza gli stessi esercenti ma a quanto pare, per alcuni, è solo carta straccia.
    Non c’è peggior cosa del non far rispettare le regole.
    Questa amministrazione si è dimostrata essere solo ipocritamente parolaia e ha su di se una grande responsabilità nei confronti di quei cittadini che stanno subendo abusi e danni economici, costretti ad andare via dal centro o a restarvi perche non riescono a vendere la loro abitazione (baste vedere le molte case sfitte, girando per le strade del triangolo delle bermude e non solo).
    Questo centrodestra nostrano, questo sindaco, hanno una grande colpa etica e morale nei confronti dei molti giovani che qui si sentono liberi nello sballo del venerdì e sabato sera chiudendo gli occhi di nei confronti di quegli esercizi che si preoccupano solo di far cassa infischiandosene delle regole e delle conseguenze.
    Questo andazzo sta rendendo il nostro bellissimo centro storico sempre più degradato con tutto ciò che ne consegue.
    Tutto questo non fa bene alla nostra economia e a qualsiasi prospettiva di recupero edilizio del centro storico.
    Tutto questo non fa bene neanche al commercio e a quegli esercizi professionalmente qualificati che gestiscono la loro attività con oculatezza e rispettando le regole e nulla hanno a che fare con tutto questo degrado.
    Mi meraviglio del loro silenzio e di quello delle associazioni di categoria.
    fm

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