Archivio del Fendente

2007-2011

La Sclerosi multipla e la controversa teoria Zamboni

Esperti a confronto lunedì al San Donato.

Una congestione del sistema venoso cerebrospinale potrebbe essere all’origine della malattia. Le aspettative dei malati e le cautele del mondo scientifico. Intanto, in Toscana, parte la sperimentazione.

Arezzo – Sclerosi Multipla: nei prossimi mesi le aziende ospedaliere di Careggi, Pisa e Siena arruoleranno 500 pazienti per capire se le tesi di un medico emiliano, Paolo Zamboni, siano valide. L’ipotesi è che la malattia del sistema nervoso a cui, sino ad ora, la comunità scientifica ha dato un’origine autoimmune, abbia a che fare con un problema circolatorio.

Anche il Centro per la Sclerosi Multipla del San Donato parteciperà alla sperimentazione, promossa dalla Regione Toscana, in collegamento con il Policlinico di Siena.

Le teorie avanzate dal dottor Zamboni, chirurgo vascolare dell’Università di Ferrara – secondo cui vi è un legame stretto tra la sclerosi e l’otturazione delle arterie – recentemente, sono state riprese ed accompagnate da una significativa iniziativa mediatica, con trasmissioni televisive, articoli di stampa e sponsor illustri. Si è venuta così a determinare un’aspettativa straordinaria dei malati di Sclerosi Multipla, nella speranza di poter migliorare o “guarire” con tecniche chirurgiche. Ma questo è un terreno dove cautela e prudenza si impongono a tutti.

Di questo, in buona sostanza, si parlerà lunedì prossimo, 15 Novembre, presso L’Auditorium Pieraccini dell’Ospedale S. Donato di Arezzo, in un seminario di approfondimento delle teorie del Prof. Paolo Zamboni nell’insufficienza venosa cronica cerebrospinale (nota con la sigla CCSVI) e sulle sue possibili correlazioni con la Sclerosi Multipla.

A confrontarsi, a partire dalle ore 11,00, saranno numerosi specialisti neurologi, neuroradiologi e chirurghi-vascolari. Ha assicurato la sua presenza anche il Prof. A. D’Ercole, presidente nazionale dell’Associazione Italiana Sclerosi Multipla (AISM). L’incontro è aperto al pubblico.

Il confronto scientifico

L’insufficienza venosa del sistema venoso descritta nel 2008 da Paolo Zamboni è il risultato di malformazioni venose congenite che si possono studiare con tecniche ecografiche, angiografiche  e di Risonanza Magnetica. L’ipotesi formulata da Zamboni, in uno studio promosso su 65 pazienti e pubblicato nell’Aprile 2009, è che il ristagno del sangue venoso nel distretto cerebrospinale, sia all’origine dei fenomeni infiammatori caratteristici delle placche della Sclerosi Multipla.

Da quella data il mondo scientifico internazionale ha promosso studi tesi a verificare l’attendibilità di questa teoria. Molte ricerche non sembrano confermarlo: in particolare, risultati preliminari dell’Università americana di Buffalo mostrano alte percentuali (oltre il 40%) di pazienti con Sclerosi Multipla senza segni di insufficienza venosa, invece presente nel 26% dei controlli sani.

La posizione dell’Aism, dei neurologi e le iniziative regionali

L’AISM, l’Associazione Italiana malati di Sclerosi, a fronte di questa situazione, ha invitato alla prudenza ed ha promosso uno studio nazionale di verifica che è in fase di avvio.

In attesa di acquisire dati significativi sulla validità di queste teorie, gli ambienti specialistici neurologici – secondo quanto ci riferisce il Dr. Paolo Zolo, direttore dell’area neurologica della Asl – consentono in questa fase, di accedere  allo studio ecodoppler venoso, eventualmente completato da Angio RM venosa, ma sconsigliano qualsiasi procedura invasiva tendente a correggere alterazioni venose mediante venografia selettiva e angioplastica (PTA), se non all’interno di protocolli di ricerca validati e controllati.

La Regione Toscana, come altre amministrazioni regionali, ha comunque deciso di avviare due progetti pilota di studio ecografico del sistema venoso cerebro-spinale nella Sclerosi Multipla, presso le tre sedi Universitarie (Firenze-Pisa-Siena). Il Centro S.M. dell’Ospedale S. Donato, di cui è stato recentemente nominato responsabile il dottor Sauro Severi, collabora al progetto regionale in collegamento con il Policlinico di Siena.

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