Archivio del Fendente

2007-2011

SANITA’: Ecocolordoppler nella bufera

VALTIBERINA – Sanità pubblica, disservizi e proteste degli utenti. Questa volta tocca a chi ha necessità di eseguire la visita specialistica ecocolordoppler (venoso arterioso e cardiaco). I cittadini-utenti sono già sul piede di guerra. Perché? C’è infatti una disparita abissale tra la visita eseguita tramite il Servizio Sanitario Nazionale e la visita privata. Ma andiamo per gradi. L’esame (che consente di studiare i flussi interni al cuore, la presenza trombosi, diagnosticare malattie delle valvole del cuore e difetti congeniti, o ancora vasculiti o malattie di arterie periferiche e vene) è indolore, dura circa trenta minuti ed è un esame fondamentale per una certa fascia di persone. All’Ospedale di zona della Valtiberina si attendono però mesi (si è arrivati a punte anche di tre mesi) per sottoporsi alla visita sopra menzionata, convenzionata col Servizio Sanitario Nazionale. “Le nuove disponibilità ci saranno solo dai primi di gennaio in avanti” rispondono al CUP della ASL8 .

Da inizio dell’anno le cose non sono affatto migliorate, anzi (anche se per un breve periodo le liste si erano drasticamente dimezzate arrivando anche sotto i dieci giorni). Se al 10 settembre scorso (due mesi fa) per eseguire un ecocolordoppler venoso arterioso si attendevano 68 giorni, oggi per il medesimo esame si attende il doppio ossia 130 giorni, mentre per il secondo esame (quello cardiaco) invece di 5 giorni oggi si registrano un’attesa di 65 giorni (cioè oltre due mesi).

Se si è di fronte ad un’urgenza allora che fare? Rimane l’alternativa della visita specialistica in libera professione, cioè quella a pagamento. All’Ospedale di zona della Valtiberina (quello di Sansepolcro, ndr) la visita privata per un ecodoppler è prenotabile e c’è uno specialista per ciascun esame, disponibile una volta la settimana. L’attesa dal momento della prenotazione è di una settimana per l’ecodoppler arterioso, e di due circa per quello cardiaco. E il costo varia dagli 80 ai 100 euro a visita.

“Non è giusto – dicono molti utenti infuriati – che dobbiamo pagare uno specialista (peraltro interno all’ospedale) per fare la medesima visita che potremmo fare tramite il servizio sanitario pubblico. Molti di noi sono pensionati e usufruiscono dell’esenzione dal ticket. Perché dobbiamo pagare allora?”. Infatti per sottoporsi all’esame con il Servizio Sanitario il costo del ticket è di € 36,15 (con un risparmio evidente rispetto alla visita privata) ma, in caso di esenzione dalla partecipazione alla spesa sanitaria (per la popolazione sopra 65 anni, ad esempio) il costo sarebbe minimo o praticamente nullo. “Non crediamo che l’unico strumento per ridurre le liste di attesa – dicono altri – sia solo quello di incrementare il numero delle visite private a pagamento”.

Si vocifera però (ma sono ancora solo voci ufficiose) che, in calendario, saranno inserite a breve (almeno per questa visita) delle sedute straordinarie, di cui però l’utente dovrà accertare personalmente la disponibilità, telefonando di volta in volta. Gli utenti si augurano che, in ogni caso, qualcosa inizi davvero a muoversi. In meglio però. (Monia Mariani – riproduzione riservata)

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6 pensieri su “SANITA’: Ecocolordoppler nella bufera

  1. Plinio in ha detto:

    E’ vero che se non ci sono garanzie accettabili è meglio rivolgerci altrove, ma è estremamente vero che chi ha assunto responsabilità verso i cittadini punti a non bearsi ma a impegnarsi in modo che la nostra struttura, dove manchi, sia riempita di professionalità.
    Amo il prossimo e quindi non auguro a nessuno di toccare con mano il ferro caldo…
    Accanto ai problemi socio- assistenziali ci sono anche quelli sanitari che necessitano di un impegno capace e puntuale.

  2. moniamariani in ha detto:

    dimenticavo una cosa: la Usl8 forse per correre ai ripari ha reso noto (con data retroattiva, fino a ieri non c’erano) le nuove liste di attesa scese per l’eco venoso da 130 giorni a quasi 60, restano quasi invariate quelle per il cardiaco ….
    ma sono sempre troppe

  3. moniamariani in ha detto:

    non mi sono sfuggite certe cose, anzi; per la mammografia vorrei però dire che sul trasferimento ad Arezzo sono per metà d’accordo. Ho raccolto molte testimonianze certe e provate negli anni scorsi (anche se non posso parlare personalmente) di come veniva eseguita ….. Quindi se il nostro ospedale non aveva del personale competente (anche se non tutto) meglio eseguirla da un’altra parte …. anche se fare la diagnostica ambulante salendo su un camper devo ammettere che, per una donna, non è molto edificante).

    Anch’io vorrei sapere (visto che ci legge e ci segue quotidianamente e considerato il fatto che la stimo persona onesta) cosa l’Assessore Menichella pensa …. ci scriva qualcosa Assessore sulla nostra sanità, i cittadini lo apprezzerebbero

  4. luca in ha detto:

    Come si dice: piangere sul latte versato, non ci risolve i problemi ed il bello deve ancora venire. Se bene ti vuoi curare il borsellino gonfio dovrai avere,

  5. Paolo in ha detto:

    Ma la soluzione e’ semplice semplice.affittiamo un altro locale alla sita e mettiamoci una nuova macchina per l’esame.
    Du’ is megl che uan!

  6. Plinio in ha detto:

    Dall’articolo si evidenzia in un modo inconfutabile il disagio dei cittadini della Valtiberina Toscana socialmente oppressi da spese per la salute facilmente evitabili.
    Alla giornalista” sempre attenta “gli è sfuggito che altre prestazioni diagnostiche non vengono più effettuate: PANORAMICA DENTALE, MAMMOGRAFIA (se non in un camper situato in un piazzale)producendo disagi e costi sociali non indifferenti.
    Mi piacerebbe che l’Assessore Menichella, il quale dice sempre che tutto va bene e le eventuali segnalazioni sono frutto solo di demagogia politica, si adoperasse portando avanti i veri problemi sociali dei cittadini che con dignità sono costretti a piegare la testa e frugarsi in tasca.

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