Archivio del Fendente

2007-2011

Medicinali scaduti: che fine fanno?

SANSEPOLCRO –  I medicinali non più utilizzati e il loro smaltimento è stata posta al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica. E’ di pochi giorni fa, infatti, la segnalazione da parte di alcuni cittadini sulla  necessità di disporre dei contenitori per la raccolta dei medicinali scaduti. Sembrerebbe che, in città, manchino i contenitori per questi farmaci o meglio che quelli attualmente presenti non siano in numero adeguato.

Per la raccolta dei farmaci scaduti si utilizzano nella fattispecie  degli appositi contenitori (di solito di colore bianco) con portelli di inserimento,  ubicati o nelle isole ecologiche o anche nelle farmacie. “Non possiamo certo recarci ogni volta all’isola ecologica – dicono alcuni – ci vorrebbero dei contenitori anche in città, ubicati preferibilmente vicino alle farmacie, oppure in dei punti strategici accessibili a tutti, oppure vicino agli altri contenitori utilizzati per la raccolta differenziata”.  E’ in effetti  questo un tema molto attuale ed estremamente delicato. I farmaci infatti non vanno né bruciati (con la combustione si possono sviluppare sostanze tossiche e pericolose), né gettati nel water (possono inquinare) e nemmeno nella normale spazzatura.

Cosa dice la normativa? Essa prevede che, onde evitare di disperdere nell’ambiente prodotti potenzialmente tossici e dannosi, i farmaci scaduti o comunque non più utilizzabili devono essere gettati negli appositi contenitori dislocati nelle farmacie del territorio. Verranno poi raccolti dal servizio di igiene ambientale (raccolta differenziata) e distrutti negli inceneritori secondo particolari procedure. C’è però da dire che ciascuna farmacia adotta un proprio sistema di smaltimento interno dei propri farmaci non più utilizzabili, che nulla a che vedere con quello dei privati cittadini. La normativa vieta inoltre, nel modo più assoluto, di lasciare farmaci incustoditi vicino ai cassonetti dei rifiuti nella strada o vicino ai contenitori dei farmaci nelle farmacie, perché ogni farmaco, anche il più blando, potenzialmente è  pericoloso.

“Ogni cittadino dovrebbe raccogliere e sbarazzarsi dei farmaci scaduti che ha in casa, ma se non riceve una sufficiente informazione e non dispone di mezzi adeguati, succede purtroppo che se ne sbarazza nel modo peggiore ossia spesso tra l’organico – dicono altri residenti –. Chiediamo che l’Assessorato all’ambiente si occupi del problema e collochi in punti strategici dei vari quartieri altri contenitori con un puntuale servizio di prelievo periodico dei farmaci stessi. Ci auguriamo che questa  problematica sia presto risolta, perché potrebbe causare seri inconvenienti, sia per la salute che per l’ambiente, specie nel lungo periodo”. (Monia Mariani)

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4 pensieri su “Medicinali scaduti: che fine fanno?

  1. ci dovremo domandare come smaltiscono i farmaci scaduti i vari servizi territoriali della asl8.cosi pure le sirenghe,aghi,deflussori,sacche ecc.ebbene mi domando che strada seguono questi rifiuti speciali,oppure è tutta una barzelletta e potremo scoprire una “napoli”sotto casa.meditate gente..meditate.
    Ndr.- del “Fendente” –In ogni cittadina ci dovrebbero essere dei contenitori dove debbono essere gettati quei flaconi con medicinali scaduti. Per oggetti magari ingombranti, divrebbe essere semplice, basterebbe chiedere agli addetti ai lavori del Comune o alla Usl.
    Ad Anghiari, per esempio, fuori delle farmacie ci sono dei contenitori all’uopo ed è a cura del Comune l’istallazione e lo svuotamento degli appositi contenitori.

  2. serafino in ha detto:

    ma el Boncompagni i suoi tirapiedi dove verranno differenziati??
    perplessità personale!

  3. Salvo in ha detto:

    Dentro le farmacie non possono raccogliere i medicinali scaduti (non le accettano e non hanno raccoglitori) ed è vero che non si trovano raccoglitori in paese. Mancano anche raccoglitori di pile usate, altrettanto tossiche.

  4. Fabio Pancrazi in ha detto:

    A PROPOSITO DI “MEDICINALI”
    1) Su Facebook, nell’area Discussioni del gruppo TECNICHE ERBORISTICHE – Forum, c’è una INTERESSANTISSIMA discussione in merito ai DISPOSITIVI MEDICI A BASE VEGETALE Inizia così:

    Argomento: Dispositivi medici e erboristerie….
    Patrizia

    Posto qui un interessante spunto di riflessione e invito tutti a rispondere e capire meglio la questione…puo’ essere davvero un serio problema per noi erboristi?

    Un passo verso le farmacie a scapito delle erboristerie?
    Sulla rubrica “I nostri soldi” del Corriere della Sera online ho trovato questa risposta ad un contribuente:
    “Lunedì, 24 Gennaio 2011
    In base alla risoluzione dell’Agenzia delle Entrate n. 253/E del 2009, si possono detrarre i dispositivi medici che rientrano nella classificazione nazionale dei dispositivi medici, reperibile sul sito internet del Ministero della Salute.
    Esempi di dispositivi medici sono: occhiali da vista, lenti a contatto, apparecchi per aerosol, apparecchi per la pressione, calzature ortopediche, plantari, pannoloni per incontinenza, siringhe.
    Per poter fruire della detrazione del 19 per cento per tali spese occorre la prescrizione medica oppure un’autocertificazione che attesti la tipologia del prodotto e la patologia per la quale esso viene utilizzato ovvero la finalità per la quale viene effettuato l’acquisto.
    Corrado Fenici (Associazione Italiana Dottori Commercialisti)”.
    Ora mi domando: se compro un “dispositivo medico CE” formulato con piante medicinali, previo ricetta, in farmacia ottengo subito lo scontrino detraibile?
    Se lo acquistassi in erboristeria dovrei fare un’autocertificazione?

    La discussione si sviluppa illustrando in maniera approfondita il settore dei “DISPOSITIVI MEDICI FORMULATI CON PIANTE MEDICINALI”. Cliccare sul link http://www.facebook.com/topic.php?uid=57845598252&topic=20488

    2) Gli erboristi che non sono nell’elenco delle professioni sanitarie
    http://www.salute.gov.it/professioniSanitarie/paginaInternaNoMenuSec.jsp?id=91&menu=elenco&lingua=italiano
    possono vendere certi “dispositivi medici CE”, anche se a base vegetale?

    3) Qualora per questi dispositivi medici “vegetali” ( mi riferisco a sciroppi per la tosse, tavolette e spray per il mal di gola, antiacidi per il bruciore e mal di stomaco, ecc. assimilabili a farmaci da banco che con prescrizione medica possono essere acquistati in farmacia usufruendo della detrazione del 19%) non esistesse ancora individuazione dei soggetti autorizzati alla vendita, sarebbe opportuna l’applicazione dell’art. 20 del
    Decreto lgs. 24 febbraio 1997, n. 46 emendato col D. lgs. 25.01.2010,
    n.37 – Recepimento Direttiva 2007/47/CE ?

    (Commercio dei dispositivi)
    1. Con decreto del Ministro della salute, di concerto con il Ministro dello sviluppo
    economico, possono essere, anche per singole tipologie di dispositivi, individuati i soggetti autorizzati alla vendita nonché stabilite le prescrizioni che devono essere osservate per assicurare che la conservazione e la distribuzione dei dispositivi stessi siano conformi agli interessi sanitari.

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