Archivio del Fendente

2007-2011

Pdl, scoppia la rivolta contro Tremonti

E c’è chi vuole Alfano al posto del Cav.

Non è affatto un’uscita isolata quella dei quattro parlamentari del Pdl Stracquadanio-Crosetto-Bertolini-Malan contro il ministro dell’Economia. Dietro l’accusa a Tremonti di essere stato ‘deludente’ sulle misure anti-crisi e la minaccia di non votare i provvedimenti in Aula si cela un malessere diffuso nel partito del premier. A guidare la fronda ci sarebbe Giancarlo Galan che proprio pochi giorni fa ha chiesto espressamente a Berlusconi di liberarsi del super-ministro. E secondo quanto risulta ad Affaritaliani.it, da fonti interne alla maggioranza, il 70% o l’80% degli onorevoli sarebbe ormai contro l’inquilino di Via XX settembre. Ma dove può portare questa rivolta? Se Berlusconi non dovesse ‘licenziare’ Tremonti, secondo i rumor di Palazzo, a finire nel tritacarne potrebbe essere lo stesso Cavaliere visto che ci sarebbe un progetto per sostituirlo col suo delfino Angelino Alfano. Un esecutivo che veda l’uscita della Lega dalla maggioranza e l’ingresso del Terzo Polo col sostegno dei cattolici del Pd. Berlusconi è davanti a un bivio: o scarica Tremonti o rischia di affondare con lui.

Ecco la nota diramata da Stracquadanio-Crosetto-Bertolini-Malan

“L’esposizione del ministro Tremonti, che ha anteposto il tema del vincolo costituzionale al pareggio di bilancio alle misure per raggiungere lo zero deficit nel 2013, ci aveva fatto credere che il ministro avrebbe colto l’occasione della crisi per essere all’altezza di quello che Tremonti ha definito ‘un tornante della storia’. Ci aspettavamo che il ministro – il quale ha espresso il suo favore per la proposta di riforma dell’articolo 81 presentata da Nicola Rossi – fosse conseguente alle sue parole. Nella proposta di Nicola Rossi è contenuta una percentuale, il 45%, che rappresenta il limite massimo di spesa pubblica in rapporto al Pil e quindi il limite massimo della complessiva tassazione. Oggi quella percentuale è al 52% e dunque un ministro conseguente alle premesse costituzionali esposte avrebbe dovuto indicare la strada per ridurre di almeno sette punti la spesa pubblica. E su questo il Parlamento avrebbe dovuto discutere. Invece, niente”. E’ quanto dichiarano in una nota congiunta quattro parlamentari del Pdl, i deputati Giorgio Stracquadanio, Guido Crosetto e Isabella Bertolini e il senatore Lucio Malan. “Quando il ministro è passato a indicare come raggiungere il pareggio di bilancio nel 2013 – proseguono i parlamentari del Pdl – è tornato rapidamente al vecchio metodo: come finanziare il deficit con entrate straordinarie, proseguendo in quella politica che ha alimentato il mostro del debito pubblico che oggi ci sta distruggendo. La crisi puo’ essere occasione per far approvare la riforma della spesa previdenziale, della spesa sanitaria, del costo esorbitante della pubblica amministrazione. Oppure può essere il vicolo cieco in cui classi dirigenti irresponsabili condannano i loro paesi al declino e all’impoverimento diffuso. A parziale scusante del ministro c’e’ solo il fatto che tutte le opposizioni, nessuna esclusa, sono convinte che la crisi vada affrontata con la solita ricetta: tasse, tasse e ancora tasse – continuano i quattro esponenti del Pdl -. Ora aspettiamo il decreto. Con una sola avvertenza. Il nostro voto parlamentare non è  affatto scontato”.

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