Archivio del Fendente

2007-2011

Ospedale San Donato: asportato con successo un tumore alla testa del pancreas con il Robot Da Vinci

Un intervento raro, di altissima tecnica. Sbrana: “è il risultato di una crescita professionale eccellente del gruppo di chirurghi, ferristi, infermieri e anestesisti aretini”.

Arezzo – “Duodenocefalopancreasectomia”: un lungo e composto nome per definire un delicato e non frequente intervento chirurgico. Per un tumore che colpisce la cosiddetta testa del pancreas, si interviene con un taglio della parte malata. Ovviamente con un intervento complesso, perché complesso è l’organo interessato, collocato in un autentico crocevia di vasi sanguinei di grande rilievo, con interessamento dell’intestino e di altri organi circostanti.Ad Arezzo è stato eseguito questo intervento dal nome difficile con l’uso del robot. Non è il primo in Italia, ma sicuramente uno dei pochi che vengono eseguiti non solo nel nostro paese, ma anche nel mondo con questa tecnica. Altri casi sono trattati con chirurgia laparoscopica e la stragrande maggioranza dei casi con la chirurgia tradizionale aperta.

Assieme a questo intervento, in questi giorni il gruppo che sta crescendo attorno alla chirurgia robotica è intervenuto con il Da Vinci per due epatectomie robotiche, cioè l’asportazione di una parte del fegato colpita da tumore.

Per il direttore del dipartimento di chirurgia della Asl 8 Fabio Sbrana (foto)si è trattato di un tipo di intervento a cui aveva già partecipato in passato quando il professor Giulianotti a Grosseto eseguì (correva l’anno 2004 e fu il primo al mondo) il primo intervento al mondo, e successivamente a Chicago (molte decine). Ma per Arezzo il tempo giusto per iniziare questa nuova delicata attività è giunto adesso, dopo che tutto il gruppo di chirurghi, infermieri e anestesisti  ha raggiunto una professionalità eccellente. “Al robot non agisce una sola persona – ricorda Sbrana – perché se non si costituisce un sistema di professionisti esperti, in grado di supportare anche le richieste più difficili, l’attività di chirurgia robotica sarebbe poca cosa”.

Ed invece i numeri di Arezzo sono ormai rapportabili a quelli di centri con molti più anni alle spalle. Al 31 agosto erano 248 gli interventi eseguiti con il Da Vinci dal primo dell’anno, ai quali aggiungere i 33 della fine del 2010, quando si era davvero alle prime armi.

“Ed invece – lo posso dire anche con orgoglio e soddisfazione – sottolinea Sbrana – qui si sono compiuti davvero dei passi da giganti. La preparazione dei chirurghi, ferristi, infermieri, anestesisti di Arezzo era molto elevata con le tecniche tradizionali e con la laparoscopia (anche nelle altre discipline di chirurgia, come otorino, urologia e ginecologia), e questo ha consentito di utilizzare appieno e adesso anche con interventi di altissima specialistica, il Da Vinci”.

 Il caso specifico – Il cancro al pancreas è uno dei più aggressivi che si conoscono e pur con un cambio di tecniche operatorie effettuato negli anni in tutto il mondo, il risultato di speranza e di qualità di vita non è molto migliorato, a differenza di tante altre forme tumorali. Seimila i casi all’anno in Italia, per i quali solo in parte si percorre la strada dell’intervento chirurgico. Siamo quindi in presenza di una patologia pesante, ma con numeri non altissimi. E’ stato accertato che un intervento eseguito con sistemi mininvasivi, consente poi di proseguire le cure chemioterapiche, con maggiore incisività e successo finale. Non è quindi un problema estetico (come alcuni pensano) e nemmeno di “ostinazione” all’uso del robot. L’intervento al pancreas (in questo caso alla testa dell’organo), incuneato fra grandi vasi e intestino, se compiuto a cielo aperto (tecnica tradizionale), comporta grande stress per il paziente, un maggiore sanguinamento, il taglio di muscoli addominali, l’utilizzo di cure più pesanti per evitare le infezioni. Tutto ciò porta il paziente, una volta superato l’intervento, ad una condizione fisica molto più degradata rispetto all’intervento compiuto con il robot. Un fisico quindi meno “provato” capace di sopportare dosi più massicce di chemioterapia, con una maggiore percentuale di successo.

L’intervento è durato sei ore e mezzo e non ha avuto alcuna complicazione rispetto a quanto preventivato.

Il paziente aretino, un uomo di 69 anni che informato su questa opportunità, ne ha colto subito il valore accettando di buon grado questa tecnica, dopo 4 giorni dall’intervento è tornato a casa, senza particolari sofferenze e subito è stato avviato alle cure oncologiche.

“Pur fra tante difficoltà che incontriamo nella quotidiana gestione di una Azienda così complessa e sotto pressione per la diminuzione delle risorse economiche – commenta Enrico Desideri, direttore generale della Asl – ci stiamo abituando alla eccellenza in molte discipline. Ma questa alta frequenza di buone notizie, non ci deve assolutamente far sottovalutare, più come cittadini che come amministratore, il grande valore che queste rappresentano. Le punte di eccellenza  che sta raggiungendo la chirurgia robotica (che mantiene alti anche i numeri di interventi con i grandi vantaggi che i quasi trecento operati possono quotidianamente testimoniare) sono il risultato di una scelta compiuta con la partecipazione e la condivisione di una grandissima parte degli operatori del San Donato e della comunità aretina (Calcit), per una crescita complessiva della qualità della nostra offerta”.

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