Archivio del Fendente

2007-2011

Tarantini/ Le telefonate con Berlusconi: “Allora, come è andata ieri sera?”

Trenta conversazioni intercettate dalla Procura di Bari che preoccupano Giampaolo Tarantini, Silvio Berlusconi, una decina di imprenditori, alcune signore della Bari-bene e un paio di maîtresse sempre del capoluogo pugliese, ormai diventatala Milano del Sud. Si parla di sesso, soldi, incontri a Palazzo Grazioli, ma anche “regali” come capi d’abbigliamento e gioielli griffati. Regali che, come già emerso da altre inchieste, Berlusconi donava alle “amiche” reclutate da Tarantini.

Tutte queste conversazioni intercettate saranno rese note con il deposito delle conclusioni delle indagini da parte della Procura di Bari, dopo il 15 settembre. “E quando saranno rese note – dice più volte Tarantini (fotosx) al suo “amico” Valter Lavitola (foto dx) ancora latitante in Sud America – succederà il terremoto”.

Quelle più scabrose e che “sono davvero compromettenti da un punto di vista morale“, dice un inquirente, sono proprio le conversazioni tra Tarantini e il premier. I due commentano il prima e il dopo delle prestazioni sessuali del leader del Pdl con le “amiche” dell’imprenditore barese. “Com’è andata allora ieri sera?” chiede l’imprenditore barese al premier. Tarantini e Berlusconi parlano anche delle prossime “amiche” che potrebbero recarsi a Palazzo Grazioli per essere coinvolte nelle feste sexy rivelate da Patrizia D’Addario. Berlusconi chiede per esempio a Tarantini quali sono le “specialità” e le “qualità” delle donne che l’imprenditore pugliese propone. Le conversazioni sono punteggiate di commenti sulle doti delle ospiti che già sono state a Palazzo Grazioli.

In una delle conversazioni si parla di cosa accadrebbe se quelle intercettazioni venissero in possesso dei giornali. “Quello che potrebbe essere pericoloso e potrebbe uscire che tu gli dici a lui (Berlusconi-ndr) “senti mi devi dare 10 mila euro perché dobbiamo pagare quelle puttane” dice Lavitola a Tarantini, aggiungendo: “Se poi uscisse questo, ti dimostra solo che lui (Berlusconi-ndr) ha mentito, che quelle lì erano puttane e lui lo sapeva… e questo non è reato”.

Tarantini concorda – annotano i pm napoletani nell’ordinanza di custodia cautelare – e rassicura Lavitola: “Ci sono delle telefonate tra me e le ragazze in cui loro mi dicono che lui (Berlusconi-ndr) il giorno prima gli ha dato dei soldi”. Lavitola non capisce e Tarantini ripete: “Ci sono delle telefonate tra me e le ragazze, nelle quali dicono che hanno ricevuto i soldi da lui”. A quel punto Lavitola suggerisce a Tarantini che, nel caso in cui gli contestassero quelle telefonate, “tu devi dire che non c’è un cazzo e che le uniche cose che ci possono essere, che è la verità, c’erano dei discorsi in cui dicevate “ah, mi sono fatto così, colì”…”.

TREMANO LE DONNE DELLA BARI BENE – Nell’inchiesta, ogni giorno, entrano nuove persone. Mogli di notai, di imprenditori, di professionisti della Bari Bene che venivano “prestate” per andare a Palazzo Grazioli e partecipare alle feste del premier. Tra queste Terry De Nicolò, storica della scuderia di Gianpi. “E ti credo! Io ci tornerei a piedi, a palazzo Grazioli!”, dice sorridendo. Righe, filtrate dagli atti d’inchiesta. E nei posti storici dei ragazzi e delle ragazze della “Gianpi generation”, nel centro di Bari, la domanda è quella di sempre, di ogni elenco e tormentone: “Tu ci sei o no?”.

ANCHE L’EX SINDACO DI BARI A PALAZZO GRAZIOLI – “A Palazzo Grazioli ci sono stato anche io”. Ma per incontri di lavoro? “Incontri di lavoro al termine dei quali ci si trovava coinvolti in cene, piene di gente, anche donne, feste animate sempre da qualcuno che cantava o che suonava”. Simeone Di Cagno Abbrescia, ex sindaco di Bari e oggi parlamentare del Pdl, racconta “tanto – spiega – le cose stanno per diventare pubbliche”. Ma non rivela la sua partecipazione a qualche festa nella residenza di Berlusconi, a Roma, per timore. “Non è inconsueto, dopo un incontro di lavoro fissato magari alle nove di sera, che il presidente inviti chi c’è a fermarsi per cena. Inconsueto, invece, è che chi entra non debba dare le sue generalità alla Digos. Io ho sempre dovuto farlo”. (da Affaritaliani.it)

Annunci

Navigazione ad articolo singolo

I commenti sono chiusi.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: