Archivio del Fendente

2007-2011

Comunicato dall’ Ufficio stampa Provincia di Arezzo

Arezzo – In questi giorni di “fraudolenta” disinformazione sulle Province e sui costi della politica, mi sembra utile farvi avere questo dossier elaborato dall’Upi. Valutate se vi sembra opportuno far arrivare anche alla gente queste informazioni .

Gb/ 09.09.2011..che la Redazione del “Fendente” qui di seguito pubblica:

 DOCUMENTO

 PRIME OSSERVAZIONI

SUL DISEGNO DI LEGGE COSTITUZIONALE DEL GOVERNO

PER L’ABOLIZIONE DELLE PROVINCE

 Roma, 8 settembre 2011

OSSERVAZIONI

 Il Consiglio dei Ministri ha approvato oggi, 8 settembre 2011, il disegno di legge costituzionale per l’abolizione delle Province. Questa scelta ingenera ulteriore confusione e conflitti istituzionali e un sensibile aumento della spesa pubblica. Corrisponde alla volontà del Governo di inseguire le derive demagogiche, ma non segue un coerente disegno di riforma delle istituzioni, legato alla storia del nostro Paese.

Con la proposta di una modifica del titolo V, parte II, che cancella la parola “Province” dalla Costituzione, il Governo contraddice le scelte della maggioranza parlamentare, che solo il 5 luglio scorso,  su questo tema, si era contrapposta palesemente alle proposte abolizioniste di alcune forze politiche e aveva manifestato invece un orientamento favorevole alla razionalizzazione (e non alla soppressione) delle Province. Questa scelta comporta una immediata delegittimazione politica delle Province, quali istituzioni costitutive della Repubblica, e degli amministratori provinciali che sono stati eletti a suffragio universale, direttamente dal popolo.

Ma, ancor di più, questa scelta costituisce un vulnus alla rappresentanza democratica dei territori. Mentre la gran parte dei corpi sociali è organizzata a livello provinciale si fa venire meno l’istituzione democratica che dovrebbe rappresentarli. Viene meno la tradizionale organizzazione dei poteri locali tra il Comune capoluogo e il territorio circostante, che vede nella Provincia l’ente esponenziale che consente di raccordare l’area vasta e i territori rurali intorno al centro urbano di riferimento.

Allo stesso tempo, mettendo mano in modo radicale all’organizzazione dei poteri nel territorio, prevista dal titolo V, questa scelta porta oggettivamente alla fine del percorso avviato con l’attuazione dell’art. 119 della Costituzione in materia di federalismo fiscale. Dopo aver approvato la legge delega e i decreti attuativi occorrerà rimettere mano a tutta l’architettura del federalismo fiscale.

Le modifiche apportate al titolo V, tuttavia, non risolvono i principali problemi che la riforma costituzionale del 2001 presentava.

Nella Rubrica del titolo V non ci sono più le Province; la Repubblica è costituita da Comuni, Città metropolitane e Regioni, ma le Città metropolitane non sono individuate chiaramente e non è ben definita la loro natura e il loro ordinamento. Permane la schizofrenia di un ordinamento locale in parte affidato allo Stato (per Comuni e Città metropolitane) e in parte affidato alle Regioni (in toto nelle Regioni a statuto speciale e limitatamente alla disciplina dell’esercizio associato delle funzioni comunali attraverso le Unioni di comuni nelle Regioni a statuto ordinario).

Così la Repubblica è costituita in Costituzione dalle Città metropolitane (enti che ancora oggi non esistono) mentre non è più costituita dalle Province, che da 150 anni hanno rappresentato l’ente di area vasta intorno al quale si organizzava il territorio e la presenza dello Stato nel territorio.

Nello schema di ddl costituzionale approvato dal Governo le funzioni di area vasta delle Province soppresse sono affidate alle Unioni di comuni secondo le scelte operate dal legislatore regionale. Ma questo modello contrasta con la scelta proprio in questi giorni operata dal Parlamento, nella conversione del decreto legge recante la manovra estiva, in cui è direttamente la legge dello Stato che disciplina le funzioni associate dei piccoli comuni (sotto i 1000 abitanti).

La scelta di collocare le funzioni di area vasta a livello di Unione di comuni porterà a regime alla creazione di enti di area vasta in un numero molto superiore rispetto a quello delle Province esistenti e, allo stesso tempo, farà venire meno un disegno chiaro di rappresentanza istituzionale e democratica del livello di governo di area vasta in tutto il territorio nazionale.

Questo ha delle gravi conseguenze anche sull’organizzazione dell’amministrazione periferica dello Stato che fino ad ora si è identificata con i territorio provinciale. Lo Schema di ddl dice espressamente che lo Stato dovrà adeguare i suoi uffici periferici alle scelte operate dalle Regioni, ma questo significa che viene meno anche l’impegno a rivedere seriamente l’organizzazione periferica dello Stato che nella manovra è stata introdotta attraverso il meccanismo della “spending review”.

La mancanza di indirizzi certi al legislatore regionale comporta infine il rischio che le funzioni di area vasta siano allocate concretamente a livello regionale con la conseguenza di favorire ulteriormente le tendenze già in atto di centralismo amministrativo regionale.

PROPOSTE

L’Unione delle Province d’Italia, sottolineando l’assoluta sua contrarietà rispetto al percorso avviato dal Governo che non ha coinvolto minimamente il sistema delle Province, non si tira indietro rispetto all’esigenza di una profonda riforma, ma rivolge un appello al Parlamento perché affronti in modo coerente un percorso di riordino istituzionale che riguardi tutte le istituzioni della Repubblica.

  • Le Province non possono essere considerate il “capro espiatorio” dei mali della Repubblica per la risoluzione dei problemi dei costi della politica: occorre ricordare che sui costi della politica delle Province si è già intervenuti in profondità (cfr. tabella) mentre poco è stato fatto su altri livelli di governo.
  • Per riordinare il sistema istituzionale italiano occorre porre mano in modo coerente su tutto il sistema istituzionale: composizione del Parlamento, istituzione del Senato federale, riduzione del numero dei componenti del Governo e del numero dei parlamentari, riduzione del numero dei consiglieri regionali, accorpamento delle Regioni, superamento delle Regioni a statuto speciale, accorpamento delle Province e istituzione delle Città metropolitane, dimensionamento dei Comuni e disciplina coerente dello forme associative comunali.
  • L’UPI, insieme all’ANCI e alla Conferenza delle Regioni hanno stipulato un patto e avviato un percorso comune per arrivare a proposte condivise di autoriforma e di riordino delle istituzioni territoriali che possono avvenire da subito, a Costituzione invariata.
  • E’ evidente che sono necessari anche interventi puntuali di revisione costituzionale che, però, devono portare al completamento del titolo V, parte II, della Costituzione,  e non al suo stravolgimento. Come abbiamo indicato già in Parlamento, per affrontare in modo coerente il tema delle Province e del governo di area vasta, la via maestra è quella della revisione dell’art. 133 della Costituzione, per assegnare alle Regioni, in tempi rapidi e con procedure chiare, il compito di ridisegnare in modo adeguato la maglia amministrativa del livello di governo provinciale e metropolitano, arrivando in questo modo ad una riduzione del numero delle Province, attraverso il loro accorpamento, coerente con l’impianto iniziale del nostro Stato unitario e con lo svolgimento ottimale delle funzioni di area vasta e, allo stesso tempo, all’istituzione delle Città metropolitane (con la contestuale soppressione delle Province) come enti per il governo integrato delle aree metropolitane.

 Gli amministratori provinciali (i numeri)

Settembre 2011

Nel 2010 il personale politico delle Province ammontava a circa 4.000 unità.

A seguito dell’approvazione del decreto legge 2 del 2010 il numero dei consiglieri e degli assessori è stato ridotto del 20%.

Con il decreto legge 138 del 2011, come approvato ieri dal Senato della Repubblica, è stata operata un’ulteriore riduzione del 50% sul numero dei consiglieri e degli assessori provinciali (come da tabella di seguito).

Gli amministratori delle 107 Province per fasce di popolazione

 

Popolazione

N.

Province

N. Consiglieri

N. Assessori

Popolazione superiore a 1.400.000 abitanti

4

18

5

Popolazione superiore a 700.000 abitanti

19

14

4

Popolazione superiore  a 300.000 abitanti

47

12

4

Popolazione altre Province

37

10

3

Il numero totale degli amministratori risulta a regime il seguente, con una riduzione del 55%.

 Presidenti:                                                                                        107

Assessori (Giunta):                                                                          395
Consiglieri:                                                                                     1272
  TOTALE:  1774

 Gli amministratori provinciali (i compensi)

Settembre 2011

Prima degli interventi operati dalle diverse manovre economiche il costo degli amministratori provinciali era di 113 milioni di euro (Fonte, Siope 2010).

Rispetto alla spesa complessiva delle Province (12 miliardi di euro) i cd. costi della politica ammontavano allo 0,9%.

Dopo la manovra 2011, aregime, sulla base di quanto previsto dal decreto 78 del 2010 inmateria di riduzione delle indennità degli amministratori provinciali, il costo complessivo dei 1.774 amministratori provinciali si ridurrà a circa 35 milioni di euro  (Stima Upi su Fonte Siope, 2010).

I compensi degli eletti degli altri livelli istituzionali

 

 

PARLAMENTO

461.320.681

di cui Senato

155.055.000

di cui Camera Deputati

306.265.681

Regioni

907.097.922

Comuni

617.070.878

 Spesa pubblica complessiva (anno 2010):

807 miliardi di euro

 

 

 

Settore

Spesa

Amministrazione Centrale

182 miliardi di euro

Previdenza

298 miliardi di euro

Interessi sul debito

72 miliardi di euro

Regioni

170  miliardi di euro

(di cui 114 Sanità)

Comuni

73 miliardi di euro

Province

12 miliardi di euro

Fonte: Decisione di Finanza Pubblica 2010 – 2013

 LE PROVINCE RAPPRESENTANO

L’1,5%

DELLA SPESA PUBBLICA COMPLESSIVA DEL PAESE

 IL RUOLO, LE FUNZIONI E I BILANCI DELLE PROVINCE

Nel 2010 le spese sostenute dalle Province sono state pari a circa 12 miliardi di euro, in marcata flessione rispetto al triennio precedente (- 1 miliardo 360 milioni di euro rispetto al 2008).

Queste le singole voci di spesa:

 Mobilità, Viabilità, Trasporti: gestione trasporto pubblico extraurbano; gestione di circa 125 mila chilometri di strade nazionali extraurbane.  Spesa complessiva 1 miliardo 451 milioni di euro.

Gestione del territorio e tutela ambientale: difesa del suolo, prevenzione delle calamità,  tutela delle risorse idriche ed energetiche;  smaltimento dei rifiuti. Spesa complessiva 3 miliardi e 328 milioni di euro.

Edilizia scolastica, funzionamento delle scuole e formazione professionale: gestione di oltre 5000 gli edifici, quasi 120 mila classi e oltre 2 milioni e 500 mila allievi.  Spesa complessiva 2 miliardi 234  milioni di euro.

Sviluppo economico e Servizi per il mercato del lavoro: gestione dei servizi di collocamento attraverso 854 Centri per l’impiego; sostegno all’imprenditoria, all’agricoltura, alla pesca; promozione delle energie alternative e delle fonti rinnovabili. Spesa complessiva 1 miliardo 142 milioni di euro

Promozione della cultura. Spesa complessiva  241 milioni di euro

Promozione del turismo e dello sport. Spesa complessiva  230 milioni di euro

Servizi sociali. Spesa complessiva 317  milioni di euro

Costo del personale. Spesa complessiva  2 miliardi 343 milioni di euro Il personale delle Province ammonta a circa 61.000 unità.

Spese generali dell’amministrazione e spese di manutenzione del patrimonio (informatizzazione, patrimonio immobiliare, cancelleria, costi utenze telefoniche, elettricità, etc.)  Spesa complessiva 790  milioni di euro

Indennità degli amministratori. Spesa complessiva 113 milioni di euro

 

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