Archivio del Fendente

2007-2011

Il Cavaliere rilancia la campagna acquisti: “Non avranno i numeri per sfiduciarmi”

Il premier rientrato dalla Russia accusa i “poteri forti”.

Sul piatto, per far rientrare la spaccatura, ruoli di peso nel partito e nel governo. Ma i frondisti sono pronti ad andare fino in fondo. Anche Alemanno al vertice dei dissidenti Roma – Si è convinto che “una regia esterna stia provando a mettere insieme i pezzi, ad approfittare dei malumori interni per farmi fuori”. E si dice altrettanto certo che “falliranno anche stavolta”. È appena rientrato ad Arcore dal piacevole weekend in dacia tra San Pietroburgo e Mosca.
Il fatto è che i “frondisti” sono pronti ad andare fino in fondo, come mai in passato:

Non hanno capito che facciamo sul serio” raccontano in anonimato.

Ma né Scajola né i suoi mangiano la foglia, per lo spacchettamento occorrerebbe modificare la legge Bassanini, ragionano, un decreto non basterebbe, non ci sono i tempi, ammesso che bastasse. Il gruppo dei dissenzienti tra Camera e Senato resta compatto e acquista peso. Deputati e senatori si vedranno martedì sera, e all’incontro, con i due big Pisanu e Scajola, dovrebbe partecipare anche il sindaco di Roma Gianni Alemanno che con i suoi ha confermato ieri la propria disponibilità ad andare a “vedere le carte”. È la conferma di quanto la partita si faccia complicata per Berlusconi. Quanto sia diventato concreto il rischio di una crisi al buio.
Il premier ha perciò deciso di rimettere in pista l’artiglieria pesante. In una riedizione della campagna acquisti in stile 14 dicembre. Il segretario Pdl è l’ambasciatore ufficiale con Scajola, ma le trattative, quelle “vere”, il Cavaliere le ha delegate a Denis Verdini. Il coordinatore, destinato a indossare i panni del Mr. Wolf di Pulp Fiction (“Risolvo problemi”) è stato lanciato in una sorta di “caccia all’uomo”.
Nel mirino, uno per uno, gli scajoliani. Alcuni sarebbero stati già avvicinati. Altri lo saranno a Montecitorio. L’obiettivo è fare terra bruciata attorno all’ex ministro: l’unico big dissidente che nel radar di via dell’Umiltà è considerato davvero “pericoloso” perché dotato di “truppe”. Si va dalla proposta della ricandidatura, all’invito a desistere da documenti di rottura o sfiducia, se non si vorrà vedere compromessa appunto la rielezione. Loro non desistono, per ora: “Nuovo governo e nuovo programma”.
Tatticismi e guerra di posizione. Molto interna al partito, in cui ieri non è passato inosservato l’ennesimo giuramento di fedeltà di Angelino Alfano (“Berlusconi non si accantona“), dopo che il segretario era finito in un cono d’ombra per aver alluso in un intervento a Milano alla debolezza del premier. L’ex Guardasigilli resta dunque al suo fianco nel bunker, chiudendo le porte a Casini, a Formigoni e a chi nel Pdl chiede una svolta.
Da Arcore il premier sentirà alcuni esperti di economia per lavorare alle misure, che difficilmente vedranno la luce entro metà ottobre come promesso, e sembra invece abbia deciso per adesso di congelare l’opzione condono.  Non solo per i veti di Tremonti, ma anche per quelli di Bossi. Meglio rinviarlo a un prossimo provvedimento. Anche se in via XX Settembre già tremano al calcolo delle ricadute che lo stop and go sul ventilato colpo di spugna potrà avere già sull’acconto Irpef dei lavoratori autonomi a novembre. 
 (da La Repubblica – di CARMELO LOPAPA)

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