Archivio del Fendente

2007-2011

E se la telefonata avesse qualche correlazione con i fatti simili, da allora, a quelli di Roma ?

”Io lascio oppure facciamo la rivoluzione, ma la rivoluzione vera… Portiamo in piazza milioni di persone, cacciamo fuori il palazzo di giustizia di Milano, assediamo Repubblica… Non c’è un’alternativa…”: parola di Silvio Berlusconi in un’intercettazione telefonica con Valter Lavitola, l’imprenditore amico del Cavaliere e tuttora latitante all’estero dopo la richiesta d’arresto delle Procure di Napoli e Bari per il caso escort . La telefonata tra i due – pubblicata sul sito di Repubblica – risale all’ottobre del 2009, fa parte degli atti allegati all’inchiesta di Pescara sui fondi dell’Avanti! e mette in luce un rapporto di profonda confidenza tra Lavitola e Berlusconi, con l’ex direttore del quotidiano socialista che ha la facoltà di parlare di tutto con il capo del governo, dall’economia alla giustizia, dai rapporti con i leader esteri a quelli con gli altri ministri dell’esecutivo. Quello che emerge dalla telefonata è un Berlusconi stanco, quasi dimesso, che si sfoga con Lavitola per una situazione a suo dire ormai insostenibile.

Ecco il testo integrale della telefonata.

Lavitola: “Ciao dottore, domani viene questo qui, il vicepremier dell’Albania che ha una cosa sulla sicurezza e sull’energia”
Berlusconi: “Ma io sono in Russia”.

Lavitola: “Lei si ricorda che mi disse che quello lì non firma, i fascisti sono stronzi, quello lì non firma sul lodo?”
Berlusconi: “Ma non c’è niente da firmare sul lodo”.
Lavitola: “Dottore, si ricorda che me lo ha detto? Quando riusciamo a vederci un minuto?”
Berlusconi: “Venerdì”.
Lavitola: “Ok, venerdì. L’altra faccenda ancora, sulla questione editoria: quello lì che ha incontrato è andata bene, perché io ho avuto riscontri entusiastici”.
Berlusconi: “Tutto bene, poi venerdì ti dico”.
Lavitola: “Sulla questione editoria, Paolo sa benissimo quella storia che le dissi di Tremonti, io ho parlato anche col capo dipartimento editoria, ci stanno tutti i giornali in agitazione, peraltro in commissione bilancio ci stanno quattro parlamentari che fanno casino. Tremonti ha detto a Paolo e al capo dipartimento, Grande, che ho incontrato stamane, che se glielo dice lei, lui sblocca sta cosa. Paolo si vergogna a chiederlo per non dimostrare che non conta niente. E noi stiamo nella cacca”.
Berlusconi: “Hai visto la Corte costituzionale, ha detto che io sono esattamente come gli altri ministri, ho solo bisogno di tutela. Parliamoci chiaro: la situazione oggi in Italia è la seguente: la gente non conta un cazzo, il parlamento non conta un cazzo. Siamo nelle mani dei giudici di sinistra, sia nel penale che nel civile, che appoggiandosi a Repubblica ai giornali di sinistra alla stampa estera…”
Lavitola: “Ti fanno il culo quanto una casa”
Berlusconi: “Una cosa del genere. Poi quando il Parlamento decide una cosa che alla sinistra non va, interviene il presidente della Repubblica che intanto non te la fa fare prima, come quella sulle intercettazioni, poi passa tutto alla Consulta, che hanno occupato, e con 11 giudici la bocciano. Berlusconi è sputtanato, anche se va in tribunale a chiedere giustizia perché gli hanno dato del buffone. Berlusconi va a Messina, lavora tutta la mattina per rifare le case, va in chiesa e sta tre ore in piedi con la gamba che gli fa male di fronte alla bare, abbraccia tutti coloro che deve abbracciare perché hanno perso i cari e tutto. Poi dalla chiesa va alla sua macchina e per 15 giorni una parte e dall’altra gli dicono ‘assassino’, ‘buffone’, ‘vai a casa’ e non succede niente. Io vado dall’avvocato e dico: vorrei denunicare questi qua e l’avvocato mi ride in faccia e mi dice di non buttare soldi e tempo. Poi quando Berlusconi aggredito dalla stampa, non dico che vuole far querela, ma semplicemente chiede un danno per capire che questi giornali non possono andare avanti così e rivolgendosi in maniera disarmata a quella magistratura civile che mi è ostile, e dicendo che se per caso trovo un giudice onesto e vinco, quello che porto a casa lo do a un’associazione benefica, ti dicono che non c’è la libertà di stampa, che sono un dittatore e portano il Parlamento europeo a discutere e votare sulla libertà di stampa in Italia, tu capisci che siamo in una situazione per cui io o lascio, cosa che può essere anche possibile e che dato che non sto bene sto pensando anche di fare, oppure facciamo una rivoluzione , ma una rivoluzione vera: portiamo in piazza milioni di persone, facciamo fuori il palazzo di giustizia di Milano, assediamo Repubblica e cose del genere. Non ci sono alternative”.
Lavitola: “Presidente però se lei mi permette, la prima opzione scordiamola per almeno tre motivi: innanzitutto perché si distrugge il Paese, due a lei la fanno a fettine sottile che la bresaola diventa una cosa doppia, ma mica solo a lei, ma a tutti”.
Berlusconi: “Ne parliamo venerdì, ciao ciao”.
Lavitola: “Presidente aspetti, vuole mandare questo appunto a Tremonti che almeno quello fa finta di starla a sentire. Un bacio, grazie, buon viaggio”.(da Giustizia e impunità de Il Fatto Quotidiano

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2 pensieri su “E se la telefonata avesse qualche correlazione con i fatti simili, da allora, a quelli di Roma ?

  1. ilfendente in ha detto:

    commento inviato dal prof. Italo Marsicovetere

    ELEFANTHIASI DEL PALAZZO
    intendeva il cattedratico Spadolini quell’ enorme apparato burocratico politico del Governo della “res publica”. Il guaio è che orami siamo alla metastasi di linfonoma: il “paese” sta per precipitare nel burrone della bancarotta e il presidente del consiglio dei ministri che combina: tra la dozzina di provvedimenti per lo “sviluppo” ripresa della nostra economia nazionale: una ennesima legge ad personam – questa volta post mortem [sua, del cavagliere del lavoro] per salvaguardare l’ eredità ai figli di primo, di secondo letto – escludere la Miriam-Veronica e magari includere qualche escort e qualche segretaria di Stato per benemerenze “Monica Lewinskhj”.
    L’ Europa ci fa da badante teutonica con sorrisetti alla francese ed il nostro Capo del Governo porta una lettera di intenti – che, ironia della sorte, sarà vincolante anche se la maggioranza decisionista “senza bussola” cadrà dalle scale di Palazzo Chigi.
    Nel frattempo il ministro dell’ interno manda all’ aria una seduta del consesso esecutivo, il ministro sbadigliante e ritualmente volgare manda a “quel paese” il presidente della Camera dei Deputati (il quale Fini merita il vaffan ) ma non nella sede del Parlamento e da parte di un offensore di inno della Patria e bandiera nazionale.
    Insomma – telefonate boccaccesche ed eversive a parte – il Duce in sedicesimo da Arcore fa sempre più schifo. Abbasso il “palazzo del potere” – VIVA IL TRICOLORE !
    **
    addì 26 OTTOBRE DUEMILAUNDICI
    **
    DOTT. ITALO MARSICOVETERE | Professore di Liceo – a riposo
    oratore designato per la celebrazione del IV Novembre |

    Capolona (Arezzo)

  2. PROF. DOTT. ITALO MARSICOVETERE in ha detto:

    ELEFANTHIASI DEL PALAZZO
    intendeva il cattedratico Spadolini quell’ enorme apparato burocratico politico del Governo della “res publica”. Il guaio è che orami siamo alla metastasi di linfonoma: il “paese” sta per precipitare nel burrone della bancarotta e il presidente del consiglio dei ministri che combina: tra la dozzina di provvedimenti per lo “sviluppo” ripresa della nostra economia nazionale: una ennesima legge ad personam – questa volta post mortem [sua, del cavagliere del lavoro] per salvaguardare l’ eredità ai figli di primo, di secondo letto – escludere la Miriam-Veronica e magari includere qualche escort e qualche segretaria di Stato per benemerenze “Monica Lewinskhj”.
    L’ Europa ci fa da badante teutonica con sorrisetti alla francese ed il nostro Capo del Governo porta una lettera di intenti – che, ironia della sorte, sarà vincolante anche se la maggioranza decisionista “senza bussola” cadrà dalle scale di Palazzo Chigi.
    Nel frattempo il ministro dell’ interno manda all’ aria una seduta del consesso esecutivo, il ministro sbadigliante e ritualmente volgare manda a “quel paese” il presidente della Camera dei Deputati (il quale Fini merita il vaffan ) ma non nella sede del Parlamento e da parte di un offensore di inno della Patria e bandiera nazionale.
    Insomma – telefonate boccaccesche ed eversive a parte – il Duce in sedicesimo da Arcore fa sempre più schifo. Abbasso il “palazzo del potere” – VIVA IL TRICOLORE !
    **
    addì 26 OTTOBRE DUEMILAUNDICI
    **
    DOTT. ITALO MARSICOVETERE | Professore di Liceo – a riposo
    oratore designato per la celebrazione del IV Novembre |

    Capolona (Arezzo)

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