Archivio del Fendente

2007-2011

Tagli all’Antimafia, agenti in rivolta

Il decreto stabilità diminuisce i fondi alla Dia: decurtazione
degli stipendi e chiuse tre sedi. “Atto avvilente e inaccettabile”

Torino – La guerra alle mafie è una priorità. A parole. Nei fatti, il «decreto di stabilità» taglia i fondi destinati alla Direzione Investigativa Antimafia, la struttura voluta nel 1992 da Giovanni Falcone e che negli ultimi due anni ha sequestrato beni a mafiosi per 7 miliardi e 700 milioni di euro, ma soprattutto ne ha confiscati per un miliardo e 200 milioni. Risultati sbandierati dal Governo in ogni conferenza stampa sulla sicurezza, ma che nella normativa in discussione domani avranno «impatto zero».
I tagli di bilancio toccano tutti e l’Antimafia non fa eccezione. Già da tempo: nel 2001, lo stanziamento per mantenere le 20 sedi fu di 28 milioni; nel 2010, la cifra era passata a 15; la normativa pronta per l’approvazione toglie altri 7 milioni. La mannaia contabile si abbatterà sugli stipendi, con una decurtazione fino al 20 per cento. In più, «radio Dia» prefigura la chiusura di tre sedi (Lecce, Trapani e Trieste) a breve termine e in prospettiva di altre quattro (Agrigento, Catanzaro, Salerno e Messina). Poliziotti, finanzieri e carabinieri che lavorano in quelle strutture ritorneranno nelle caserme da dove sono arrivati. Fine della storia.
Ma quei servitori dello Stato non ci stanno a vedere il crollo di quel progetto e nemmeno vogliono arrendersi a un taglio di stipendio che andrebbe a intaccare le indennità conquistate in virtù dell’attività «a rischio». Così, hanno inviato una lettera aperta al ministro Roberto Maroni. «Tutto questo appare avvilente ed inaccettabile. Abbiamo il dovere morale di denunciare questo ennesimo tentativo di depauperamento della Dia, così fortemente voluta da Giovanni Falcone, attentando così anche alle sue idee» scrivono gli «007 antimafia». Nella loro ricostruzione, la decisione del Governo è stata avallata dal «vertice della struttura», che «prima di intraprendere azioni estemporanee, avrebbe potuto proporre risparmi di spesa conseguenti ad una gestione più oculata delle risorse: anziché mettere le mani nelle tasche dei dipendenti, avrebbe potuto operare sui costi di locazione delle sedi occupate dai Centri Operativi trasferendole in immobili demaniali oppure confiscati alla criminalità organizzata». Ed ecco spuntare un paio di esempi: «Il Centro Operativo di Palermo, che in questi giorni si trasferirà presso una villa confiscata alla mafia. Altra nota dolente è il costo dell’immobile che ospita a Roma, in zona Anagnina, gli uffici centrali della Direzione Investigativa Antimafia, della Direzione Centrale Servizi Antidroga e della Direzione Centrale Polizia Criminale, il cui canone di locazione, esorbitante, ammonta a circa 17 milioni di euro annui».
Sull’argomento è intervenuta anche Rita Borsellino, sorella del magistrato ammazzato dalla mafia: «Se il governo volesse realmente risparmiare potrebbe subito utilizzare gli immobili confiscati alla mafia per trasformarli in uffici. E magari implementare la pianta organica della Dia, inferiore di circa 200 persone rispetto a quanto previsto, visto che più si potenzia l’Antimafia, più si riduce il grave danno economico e sociale arrecato dalla criminalità organizzata». ( daLa Stampa.it – Claudio Laugeri )

 

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