Archivio del Fendente

2007-2011

Torna a casa, dopo 11 anni, il “Forrest Gump” canadese

11 anni, 64 paesi, sei deserti, 75 mila chilometri e 53 paia di scarpe. Il “Forrest Gump” canadese è tornato a casa. Jean Beliveau, 56 enne di Montreal, aveva lasciato la sua città il 18 agosto del 2000 dopo il fallimento della sua piccola impresa. Depresso, ha deciso intraprendere il giro del mondo. Ora è tornato a casa e può riabbracciare moglie e figli. E intanto l’Unesco ha inserito la sua impresa nel progetto per la pace e la non violenza a favore dei bambini.

Quando era partito era un po’ più in carne e con molti capelli grigi in meno, ma Beliveau è tornato a casa molto più felice di com’era al momento della partenza. Quel 18 agosto del 2000 Beliveau compiva 45 anni e decise di imbarcarsi in un progetto tanto folle quanto ambizioso. L’avventura è iniziata con pochi soldi in tasca e senza sapere dove avrebbe trascorso la notte. Una cosa che ha caratterizzato poi tutti i suoi successivi 11 anni di vita nomade.

Beliveau ha corso velocemente fino ad Atlanta, Georgia, prima di rallentare il suo passo per quella che sarebbe diventata la più lunga passeggiata ininterrotta di tutto il mondo. Da lì via per una miriade di nazioni e via via la sua impresa diventava celebre in tutto il pianeta. Ha provato esperienze di ogni genere e ha mangiato qualsiasi cosa: insetti in Africa, cani in Corea del Sud, serpenti in Cina. E’ stato scortato da soldati armati nelle Filippine, è stato aggredito da due giovani ubriachi in Sudafrica, ha indossato un turbante e una lunga barba in Sudan. Una volta in Sudafrica ha passato la notte in carcere per dormire al caldo. La guardia che lo aveva accolto si era scordato di avvertire il collega del turno successivo e il mattino dopo non lo volevano più far uscire. Spesso è stato anche invitato a casa della gente che voleva saperne di più sulla sua incredibile avventura.
La mappa del viaggio di Beliveau
Ovunque si trovasse, sua moglie l’ha sempre raggiunto per trascorrere il Natale insieme ed è proprio lei che lo ha sempre incoraggiato a portare a termine la sua missione: “Lui è il mio Ulisse, io sono la sua Penelope”, ha detto di lui. Ed è lei che ha creato un sito internet (www.wwwalk.org) per descrivere in dettaglio le varie fasi del suo lungo viaggio. Ha incoraggiato Beliveau a utilizzare l’impresa non solo per scappare ma anche per realizzare un valido scopo, ovvero sostenere l’Unesco e sensibilizzare sui temi della pace e il bene dei bambini. Il 14 ottobre del 2003 Beliveau ha incontrato anche Nelson Mandela a Durban, che ha detto: “Il mondo ha bisogno di gente come lui”.

Dopo l’Africa, ecco l’Europa, poi l’Asia, infine l’Oceania: “Oggi sono senza un soldo, ma insisto nel dire che sono più ricco per aver fatto esperienze. Sono andato via con niente, ora torno con un incredibile bagaglio di conoscenza e comprensione”. Tempo qualche mese e arriverà un libro: “Ho intenzione di scrivere qualcosa sulla mia esperienza per esaltare l’armonia tra le persone, il reciproco ascolto e l’accettazione delle differenze”. Poi sarà probabilmente la volta di un film. Intanto, Jean Beliveau ha ritrovato tornando a casa l’unica cosa che gli è mancata in questi 11 anni: “Il caffé del mattino con mia moglie”.
L. L.

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