Archivio del Fendente

2007-2011

L’ultima lettera di Gheddafi

L’ultima lettera di Gheddafi: “Caro Silvio”

La lettera è datata 5 agosto. Nel pieno della guerra il Colonnello implora Silvio Berlusconi. Gli chiede di «fermare le bombe». «Caro Silvio — scrive — sono rimasto sorpreso dall’atteggiamento di un amico con cui ho firmato un trattato di amicizia favorevole ai nostri due popoli. Avrei sperato da parte tua almeno che ti fossi interessato alla vicenda, e che avessi tentato una mediazione prima di dare il tuo sostegno a questa guerra. Non ti rimprovero per quello di cui tu non sei responsabile, perché so bene che tu non eri favorevole a questa azione nefasta che non onora né te né il popolo italiano». Lo scritto è una rivelazione di Paris Match, e sarebbe stato affidato dal raìs a Alessandro Londero, capo dell’agenzia che organizzò l’incontro con decine di ragazze (le ‘gheddafine’) e il Colonnello durante la sua ultima visita a Roma. «Ferma i bombardamenti — conclude il raìs — che uccidono i nostri fratelli libici e i nostri bambini».
Domenica il presidente del Cnt, Mustafa Abdel Jalil, a Bengasi ha rivendicato l’identità islamica della Libia. Nei siti web di Al Qaeda è stato glorificato. Ma dopo il coro di critiche dall’estero, ieri Jalil ha abbozzato una parziale marcia indietro. «Siamo musulmani — ha precisato — ma moderati. La sharia è importante ma ci sarà rispetto per i diritti dell’uomo».

LE SPARATE del presidente del Cnt non sono l’unico grattacapo del momento. Il mistero grava sulla fine del dittatore. E’ certo che lo ha fulminato un colpo alla testa, ma non si sa chi abbia sparato. Jalil ha ordinato un’inchiesta e ha confidato alla Bbc che aprirebbe le porte le porte a «un team internazionale». A Misurata è stata chiusa ieri alle 15 e 30 la visione del cadavere del Colonnello. Il suo corpo e quello del figlio Mutassim saranno sepolti oggi nel deserto, in un luogo segreto. Quanto al ‘delfino’ Saif, sarebbe riuscito, afferma la stampa sudanese, a fuggire nel Darfur.
Peter Bouckaert, responsabile delle emergenze per Human Rights Watch, ha rivelato che a Sirte sono stati trovati 53 corpi senza vita vicino all’Hotel Mahari. Alcuni avevano le mani strette da manette di plastica, altri erano stati curati per serie ferite. L’albergo era il quartier generale di 5 brigate di Misurata. Vicino al canale di scolo nel quale è riparato il dittatore in fuga c’erano 95 corpi. Non tutti sono stati fulminati dal bombardamento della Nato. Almeno 6 sarebbero stati giustiziati. (x-Y)

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