Archivio del Fendente

2007-2011

Malattie infettive, allarme fuori luogo

 Marcello Caremani interviene dopo la nota “preoccupata” di Lazzeri (Lega Nord): nessun legame tra l’aumento dei casi segnalati è l’attività di prevenzione e nel ‘vostro’ comunicato a firma di Lazzeri Lega Nord ( che a nostro intendimento di Redazione) potrebbe raffigurare il reato di “procurato allarme”.

Arezzo – L’allarme sulle malattie infettive lanciato nei giorni scorsi dal consigliere regionale della Lega Nord, Lazzeri e rimbalzato con clamore su molti  giornali toscani, ha sollecitato una risposta di chiarificazione chela Asl affida al direttore del dipartimento della Medicina Specialistica, Marcello Caremani, autorevole voce a livello nazionale delle malattie infettive.

“Non c’è un legame diretto tra l’aumento dei casi di malattie infettive segnalati da Lazzeri e l’attività di prevenzione messa in atto in sede locale o regionale, afferma Caremani. L’uomo deve convivere con le patologie infettive, passando dal banale raffreddore alla più grave meningite. Per quest’ultima, in alcuni casi, è possibile attuare protocolli di prevenzione attraverso le vaccinazioni, ma bisogna anche considerare che non tutti vaccini hanno un’efficacia nel 100% dei casi, mentre altri, invece, possono aiutarci a ridurre talune infezioni ai minimi termini”.

Facendo riferimento alle segnalazioni del consigliere della lega Nord, Caremani sottolinea che “vi sono patologie come le gastroenteriti, specie virali, che non sono controllabili da vaccinazioni e che risentono spesso degli andamenti stagionali. L’aumento delle gastroenteriti nel primo semestre 2011, ad esempio, potrebbe essere anche dovuto ad una maggiore sensibilizzazione alla notifica da parte dei medici, oppure all’epidemia di E.coli sviluppatasi in quel periodo in Germania.”

Nella sua analisi, Caremani affronta poi uno dei temi sollecitati da Lazzeri,la Tubercolosi, infezione difficilmente eradicabile dalla faccia della terra: “forse non tutti sanno che circa un terzo della popolazione mondiale ha avuto un contatto con questo batterio e che il 5-10% di queste persone potrà nel corso della loro vita presentare una malattia tubercolare; senza dubbio chi proviene da paesi poveri ha maggior rischio di sviluppare tale malattia, ma anche tra gli italiani è sicuramente presente.”

Poi la scarlattina, che ha visto un aumento significativo dei casi (sempre dal confronto 2010-2011): “è una patologia di origine batterica dovuta allo Streptococco pyogenes – dice Caremani –  ma non è ad oggi eradicabile, poiché non disponiamo di vaccino, e perchè esistono persone portatori asintomatici del batterio che alberga nel loro faringe.”

Infine le patologie tropicali, tra le quali la malaria (tre casi nel primo semestre 2011): “è una patologia d’importazione che interessa principalmente immigrati, ma anche italiani che per diversi motivi si recano in paesi tropicali – stigmatizza Caremani. E’ sbagliato ricondurre queste casistiche alle azioni di prevenzione sanitaria regionale o locale, anche perchè molte persone che tornano contagiate, magari, hanno rifiutato di assumere la profilassi alla partenza, nonostante sia consigliata (ma non obbligatoria) dai servizi di vaccinazioni e viaggi internazionali.”

“In ultima analisi, conclude Caremani, è sicuramente buona cosa mantenere alta l’attenzione nei confronti delle principali malattie infettive, ma è altrettanto importante che la lettura dei dati statistici sia accompagnata dalle necessarie conoscenze, interpretazioni e conoscenze da parte degli specialisti”.

MALATTIE INFETTIVE – SCHEDA

Le malattie infettive restano onnipresenti e la maggior parte delle persone devono affrontarle molto spesso durante la loro vita.

La storia dell’uomo è caratterizzata da epidemie che hanno decimato popolazioni fino al XX secolo  (peste, colera, vaiolo, influenza e in tempi più recenti AIDS). Poi ci sono malattie infettive ancor oggi purtroppo non eradicabili (malaria, tubercolosi, ecc) che, nonostante gli sforzi della ricerca e della prevenzione, sono anche la causa indiretta del ridotto sviluppo di popoli e dove il collegamento con la malnutrizione, il degrado sociale, le condizioni igienico sanitarie e le guerre resta sempre diretto ed efficiente.

Fino agli inizi del Novecento erano la causa principale di morte nel mondo e oggi lo sono ancora nei paesi poveri. Erroneamente, negli anni 60-70 molti studiosi le davano in via di estinzione grazie alle conquiste fatte in tema di terapia antibiotica e vaccini: hanno invece mostrato una straordinaria capacità di adattamento traendo profitto dalle modificazioni sociali, tecnologiche ed ecologiche.

Nonostante ciò tutte quelle infezioni che possono beneficiare dei vaccini hanno subito nel corso di questi ultimi decenni una drastica riduzione non solo nel numero di casi, ma anche per la mortalità e gli esiti spesso invalidanti che queste possono provocare.

Ad oggi solo il vaiolo risulta eradicato grazie alla campagna di vaccinazione terminata alla fine degli anni settanta con propositi da parte dell’OMS e delle diverse agenzie nazionali di arrivare anche all’eradicazione di altre importanti patologie infettive come la poliomielite, l’epatite B, il morbillo, ecc.

Ai giorni nostri nei media si parlano molto spesso di contagio, infezioni ed epidemie provenienti da altri paesi (spesso poveri), con dati e immagini che talvolta sono fuori luogo.

La strada della lotta alle malattie infettive, della loro prevenzione e della loro cura è stata e sarà ancora dura.

Verso la fine del XX secolo, si sono verificate in tutto il globo preoccupanti tendenze, non solo legate alla pandemia da HIV, ma anche all’emergenza di nuovi patogeni o quadri morbosi, comela SARS, nuovi ceppi influenzali, mentre vecchie patologie inizialmente considerate sotto controllo in alcuni contesti tendono a riemergere (prima tra tutte la tubercolosi).

Annunci

Navigazione ad articolo singolo

I commenti sono chiusi.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: