Archivio del Fendente

2007-2011

Anghiari si avvicina ad una rottura politica di grandi proporzioni

Maggioranza in difficoltà.

Il capogruppo  di opposizione: Sandro Dini di “Risveglio e Progresso per Anghiari” riassume  la “crisi” delle forze di Centro-Sinistra pur essendo, alla gestione amministrativa opposta;  Dini vede nel Vice Sindaco Sandro Attala un  uomo sempre più solo. La minoranza mette a segno un altro punto Risveglio e Progresso per Anghiari e lo fa a mezzo  del suo capogruppo Sandro Dini che così ne definisce il periodo:  -“ La situazione politica e gli equilibri interni nella maggioranza consiliare ad Anghiari si fanno sempre più difficili “.

Queste le dichiarazioni, a proposito di una serie di vicende che si sono susseguite a cavallo di questa e della passata settimana.

Ma andiamo con ordine.  Questi i fatti:

– “Lo scorso sabato 26 novembre in occasione della prima convocazione della commissione urbanistica,  la minoranza, grazie anche al contributo di alcuni esponenti della maggioranza consiliare,  è riuscita a far rinviare la proposta –  avanzata dal vice Sindaco, con delega all’urbanistica, Sandro Attala – di nomina di numero tre (3) esperti nella commissione comunale per il paesaggio. Questa commissione funge da organo consultivo per l’istruzione delle pratiche  in  sede urbanistica.

“Ebbene, la nostra posizione  – commenta Sandro Dini , come del resto quella della maggioranza, fuorchè quella del vice Sindaco Attala -, era quella di sospendere il giudizio sulla nomina di taluni esperti – per riprenderlo poi nella successiva commissione consiliare  in programmazione – al fine di consentire , nell’attesa –  a noi consiglieri, –  di acquisire  curricula e/o maggiori informazioni all’indirizzo dei singoli professionisti; come del resto la legge regionale stessa esplicita in tal senso. Ma la reazione dura e scomposta del vice Sindaco Sandro Attala – continua Dini  – , che invano tentava di ”forzare“ la propria proposta di deliberazione di nomina dei componenti della Commissione già nel consiglio comunale  programmato per il successivo mercoledì 30 novembre,  ha prodotto – quasi inaspettatamente – una sorta di “ ammutinamento” nei confronti dello stesso. E questo perchè, – continua Dini –  i rappresentanti della maggioranza in seno alla commissione urbanistica –  all’uopo convocata per approfondire il tema del rinnovo dei componenti della commissione medesima – non se la sono sentita di operare al di fuori degli schemi classici del rapporto che lega l’amministrazione della cosa pubblica alla responsabilità politica propria del Consiglio Comunale. E hanno votato, diversamente,  assieme alla minoranza, il rinvio  –  da me proposto –  del punto all’odg sulla nomina dei sudetti componenti”. “ Si  è trattato, dunque  – spiega,  il capogruppo Sandro Dini – di affrontare una battaglia all’insegna di una politica che vuole riprendersi “un proprio ruolo” anche nell’amministrazione della cosa pubblica, troppo spesso delegata, per “faciloneria” a dirigenti o tecnici in senso lato”.

“ E’ apparsa,  poi,  al pari di   “un’ammirabile  retromarcia dal sapore amaro”  –  chiosa, il capogruppo Dini – quella che  il Vice Sindaco ha dispiegato  – nella sua veste di consigliere , nell’assise consiliare  di mercoledì 30 novembre , – votando il ritiro dall’odg del punto della proposta di nomina dei sudetti esperti, dallo stesso avanzata – come ricordato- , dapprima in commissione con il niet dei suoi componenti, e ora  in consiglio comunale,  con il voto suo e della sua stessa maggioranza, in antitesi rispetto alla sua volontà pregressa,  come risulta da verbale nella commissione di sabato 26 novembre”. “ Si è trattato- conclude Dini – dell’ennesima “frattura politica” all’interno della maggioranza che sostiene Riccardo La Ferla,  segno che gli originari dissidi politici, che si erano già appalesati nella recente campagna elettorale si sono fatti oggi, nel  proseguo dell’esperienza amministrativa, più gravi e marcati. Non ci resta – continua Dini – se non  aspettare che, anche in seno alla maggioranza consiliare, si verifichi questa rottura, magari,  – mascherando il tutto – attraverso  la nascita di gruppi consiliari autonomi che si rifanno a visioni politiche distinte e antitetiche,  come emerge dal loro quotidiano confronto».

Anghiari, dicembre 2011

 

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4 pensieri su “Anghiari si avvicina ad una rottura politica di grandi proporzioni

  1. Senza inquadrarlo nel caso anghiarese, però il riferimento all’Urss non può prescidere dal ricordare che – dopo 20 anni dalla fine di quella stessa Urss – il Partito comunista russo (che non è un partito di movimento, è proprio filosovietico), nonostante Putin controlli tutta l’informazione, nonostante conclamati brogli, prende addirittura il 20%. Sarà un caso, o forse alla lunga il capitalismo selvaggio dimostra che non siamo nel migliore dei mondi possibili?

    • Eufemio Merendini © in ha detto:

      E il bello è che c’è ancora gente che crede che il comunismo sii il miglior mondo possibile… io inviterebbi tutti i comunisti a iniziare ad emigrare in Russia, così se sta meglio tutti!
      Maremma ‘sti comuisti son uguali ai fascisti che dicono che il fascismo tutto sommato à fatto cose ganze come le strade e l’inps!
      Poretti…

  2. Eufemio Merendini © in ha detto:

    C’era ‘nà volta, in posto lontano lontano, un paese che se chiamava URSS.
    Era un paese grande grande, rosso rosso e che voleva conquistare tutti gli altri paesi vicini, ma propri tutti tutti fino a conquistare tutto il mondo.
    C’era una volta questa URSS che la gente gni voleva bene bene ma proprio bene, così bene come si fosse la sù mamma.
    C’era una volta questa Urss che a la gente che gni diceva di volegne bene gni dava i soldi e il lavoro, bono peraltro!
    Conveniva volegni bene, conveniva e faciva anche comodo.
    C’era poi, sempre ‘naltra volta, la favola che lì se ce stesse dimolto ma dimolto bene, perché c’era la neve, perché c’era i palazzoni tutti uguali, perché c’era la bandiera rossa colla falce e il martello e tutti dovevino pensarla uguale e nessuno bisticciava mai su niente, eron sempre tutti d’accordo.
    C’era poi, sempre per l’ennesima volta, in URSS, una robba chiamata soviet che decideva gni cosa se doveva fare e chi unnera d’accordo andava in vacanza proprio nei gulag indò se pensava che se stesse dimolto bene.
    C’era una volta poi anche una grande città, ma grande grande, con in mezzo un grande muro lungo lungo e alto alto che la divideva. Quella città era divisa in due e da ‘na parte se stava dimolto male perché la pensavano tutti diversamente e addirittura c’eran le lezioni per eleggere i rappresentanti ma dal’altra parte, maremma ciuca, si che se la godevino de brutto, perché protetti e sicuri perché un si dovevino nemmeno sforzare per eleggere la gente perché tutto era già diciso da mamma URSS e dal soviet e poi non si doveva dire mai di no (loro nella loro lingua no, lo dicevano NIET, loro si che erin dimolto ganzi!).
    Insomma c’era nà volta tutto sto bengodi chiamato URSS, dove ce se godeva la vita, se stava bene, se pensava tutti uguale e un se bisticciava mai e la gente amava questa URSS tanto bella, grossa e potente ma poi venne un giorno…
    Il giorno del “c’era una volta” diventò il giorno “dell’ora non c’è più”.
    Non ci fu più il muro e non ci fu più l’URSS e insieme all’URSS scomparve pure il soviet.
    Tutto non c’era più e tutto scomparve all’improvviso.
    Il muro alto alto e lungo lungo era stato buttato giù da milioni di persone cattivissime.
    Purtroppo c’era gente orfana di questa URSS e del soviet, gente orfana di quel bel muro alto alto e lungo lungo, che piangeva, gridava di tristezza, andava al giro cogli occhi lucidi come se gni fosse morta, appunto, la mamma.
    Gente che vagava senza senso, mentre i cattivoni festeggiavano.
    C’era una volta.
    Appunto, c’era una volta.
    C’era una volta anche qualcuno che non se n’è mai fatta una ragione e vaga ancora triste e disorientato e coi lucciconi al’occhi.
    E’ bene che qualcuno lo consoli e gni facci coraggio… son passati 20 anni, è tempo di svegliassi!
    Perché “c’era una volta” – appunto – e la favola è finita.

  3. Ernesto in ha detto:

    LaFerla cosa aspetta a togliersi di dosso quel suo vice ? il paese intero gioirebbe …

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