Archivio del Fendente

2007-2011

Ici uguale ma non per tutti: ecco gli esentati

Non solo la Chiesa ma anche i musei, i cinema e tante altre associazioni evitano la tanto odiata tassa. E pure i divorziati hanno qualche piccolo beneficio

 La polemica sull’esenzione Ici alla Chiesa non accenna a diminuire e il quotidiano dei vescovi, Avvenire, interviene pubblicando la lunga lista di “esentati” dalla tassa sugli immobili. Ed è una lista molto corposa che comprendi i locali adibiti ad attività commerciali (librerie, ristoranti, hotel, negozi), passando per i circoli culturali, ai musei, ai cinema fino alle ambasciate.

L’Imposta comunale sugli immobili a tutt’oggi, non viene applicata per molte categorie di immobili pubblici e privati. Sono infatti esonerati gli enti “non commerciali o che svolgano attività non esclusivamente di carattere commerciale”. E si scopre così che esenti tutti quegli edifici di proprietà di Stati esteri e di organizzazioni internazionali. Fondazioni culturali e liriche, Camere di commercio, e anche ospedali, università, scuole. Le norme sono diverse e si si prestano a diverse interpretazioni secondo gli ambiti di applicazione.
La cultura non paga
I musei, per esempio, non sono tenuti al pagamento dell’Ici a patto però che non vi si svolgano attività di natura commerciale come book-shop, vendita di oggettistica, caffetterie o ristorazione. Praticamente, oggi come oggi, la dovrebbero pagare tutti. L’esenzione, introdotta sulla prima casa nel 2008, permarrà quindi per tanti. Ecco altri esempi: i cinema, ma non le classiche multisale. Piuttosto le sale cinematografiche della comunità ecclesiale o religiosa, i cinema d’essai e simili. E per i teatri l’esenzione viene riservata a chi si avvale di compagnie non professionali.
Esentati gli edifici “istituzionali”
Non pagano l’Ici tutti quegli edifici pubblici destinati a compiti istituzionali posseduti dallo Stato, da enti territoriali come Regioni, Comuni, consorzi tra enti pubblici, comunità montane, unità sanitarie locali, Camere di commercio. In sostanza gli enti pubblici istituiti esclusivamente per lo svolgimento di attività previdenziali, assistenziali e sanitarie. E ancora le Università e gli enti di ricerca, le aziende pubbliche di servizi alla persona (ex IPAB).
Anche i privati godono di privilegi
Sul versante privato è esclusa dall’Ici un’altrettanto ampia gamma di enti come associazioni, fondazioni e comitati dediti ad attivita’ socialmente utili. Organizzazioni di volontariato, organizzazioni non governative, associazioni di promozione sociale, sportive dilettantistiche e le fondazioni risultanti dalla trasformazione di enti autonomi lirici e delle istituzioni concertistiche assimilate. Per quanto attiene le regole per l’esenzione sulla “abitazione principale” o prima casa, vi rientrano anche i soci assegnatari di case degli Iacp, o appartenenti ad enti di edilizia residenziale pubblica e di cooperative edilizie a proprietà indivisa.
“Sconticino” pure per i divorziati
E a non pagare l’Ici sono anche i separati e i divorziati che abitano nella “ex casa coniugale” e che, ovviamente, non risultano assegnatari dell’abitazione, a meno che non possiedano la propria casa di abitazione principale nello stesso Comune. La norma di esenzione non menziona le pertinenze dell’abitazione principale, vale a dire box, cantine e garage. Il silenzio della legge è significativo, in quanto legittima di per sè l’estensione dell’esenzione in esame alle eventuali pertinenze dell’abitazione principale, anche se distintamente iscritte in catasto. E’ opportuno chiarire che le pertinenze sono esenti nei limiti eventualmente stabiliti nel regolamento comunale. Esentati dal pagamento sono inoltre i terreni agricoli che ricadono in aree montane e collinari se utilizzati per interventi volti al riordino agrario e fondiario. (da MEDIASET – TGCOM24Economia  09.12.2011)

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