Archivio del Fendente

2007-2011

E’ tempo di bilanci: Il 2011? L’anno dell’eurodebito

 Occhio ora alla pioggia di downgrade

Il 2011 sarà ricordato per essere stato un anno critico sotto molti aspetti per il mercato del credito, con l’attenzione degli investitori costantemente rivolta alla sostenibilità del debito sovrano al di qua e al di là dell’Atlantico e alle conseguenze di un ulteriore ampliamento del “contagio” della crisi dei periferici europei al resto del Vecchio Continente quando non al mondo intero. Un anno difficile, dunque, che ha vissuto di tensioni, speranze e continui rinvii di quella che sembrava di volta in volta essere una soluzione finale, “il grande bazooka” che avrebbe dovuto porre fine alla crisi.

Lo sottolinea parlando con Affaritaliani Marco Onado, docente di Istituzioni Finanziarie dell’Università Bocconi ed ex Commissario Consob, nonché presidente (indipendente) di Pioneer Global Asset Management (nella foto), che nota come nell’ultima parte dell’anno l’intervento delle autorità monetarie si sia fatto via via più determinante per offrire quanto meno una soluzione ponte in attesa che le autorità politiche europee trovino l’accordo per attuare quanto promesso già lo scorso ottobre, ossia adottare “una soluzione comunitaria che si basi su tre cardini: il lancio di Eurobond comunitari, la ricapitalizzazione delle maggiori banche europee e una ristrutturazione del sistema creditizio del Vecchio Continente”.

Evento-chiave di tutto l’anno è stato probabilmente “l’asta di liquidità a tre anni a tasso fisso lanciata il 21 dicembre dalla Bce, che ha offerto un’importante boccata d’ossigeno ai mercati perché allontana i timori di un credit crunch imminente” e dà tempo alle autorità europee per trovare un compromesso che consenta di varare la soluzione sopra ricordata. L’ultimo esito dell’offerta di liquidità da parte dell’Eurotower tuttavia dipenderà da come le banche (523 istituti in tutto, che hanno ricevuto 489,19 miliardi di euro, pari a circa 210 miliardi di liquidità aggiuntiva al netto del rifinanziamento di precedenti operazioni) utilizzeranno questi fondi. “Bando alle dietrologie, quello che noto è che Mario Draghi ha esteso i poteri della Bce quanto più possibile” concedendo così alle autorità europee ulteriore tempo per arrivare a trovare quella soluzione che da tempo i mercati si attendono per poter voltare pagina.

Il 2011 si chiude dunque con una nota d’ottimismo ma il 2012 non sarà certamente un anno più facile di quello che l’ha preceduto, visto che il rischio di un ulteriore serie di downgrade di rating sovrani è sempre presente (in particolare per la Francia e per gli altri paesi membri della Ue). “In Europa – sottolinea Onado – siamo abituati da sempre a registrare un mezzo passo in avanti e un mezzo passo indietro ogni qual volta si tratta di andare avanti, ma quando una crisi è così seria servono misure risolutive per vincere i dubbi dei mercati”. Il balletto di dichiarazioni ottimistiche, pacche sulle spalle, sorrisi, rettifiche, precisazioni e dubbi, che lasciano poi spazio a ulteriori piccoli passi in avanti dovrà dunque concludersi quanto prima per evitare di generare ulteriori pericolose tensioni.

“Noi in Italia abbiamo già vissuto una fase simile, negli anni Novanta. All’epoca – conclude l’economista – fu necessaria e sufficiente la manovra da novantamila miliardi di lire varata dal governo Amato”, ora Monti dopo il via libera al decreto salva-Italia già promette una “fase due” fatta di liberalizzazioni e misure a favore della crescita. C’è da augurarsi che assieme ad una soluzione europea possa essere una delle misure-chiave per lasciarsi definitivamente alle spalle la crisi del credito che così pesantemente ha caratterizzato questo 2011 e incombe anche sull’inizio del 2012.

Luca Spoldi

Advertisements

Navigazione ad articolo singolo

I commenti sono chiusi.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: