Archivio del Fendente

2007-2011

Il grande raggiro dei sacchetti «eco»

A un anno dalle nuove regole : Niente decreti attuativi e zero controlli

Un anno fa giornali e tv preannunciavano dal primo gennaio 2011 la fine dei sacchetti di plastica in polietilene (PE), e la loro sostituzione con borse completamente biodegradabili in 180 giorni, da riutilizzare in casa per la raccolta differenziata dei rifiuti organici. A distanza di 12 mesi il cambiamento è avvenuto solo in parte. La situazione è confusa perché nei supermercati si trovano i nuovi sacchetti biodegradabili, mentre in molti negozi tradizionali, nelle bancarelle degli ambulanti, nelle farmacie e in numerosi punti vendita ci sono ancora i vecchi sacchetti di polietilene. In questi mesi è apparsa anche una nuova generazione di «finti» sacchetti ecologici di bioplastica che contengono componenti non biodegradabili. Inoltre, sono appena arrivati sul mercato i nuovissimi contenitori di plastica riciclata.

Mancano i decreti – «Il funerale del polietilene non c’è stato perché la legge 296 del 2006 stabilisce l’obbligo di utilizzare sacchetti biodegradabili, ma i decreti attuativi non sono mai stati approvati», spiega Luca Foltran, responsabile della divisione packaging dell’Icq, istituto controllo qualità. «In assenza di questi parametri e dell’indicazione sul periodo massimo di dissoluzione, la legge risulta svuotata e i cambiamenti sono stati affidati alla buona volontà degli operatori». Va detto che il legislatore non doveva inventare nulla, doveva solo applicare la norma europea EN 13432: 2002 utilizzata nei Comuni per i sacchetti compostabili e biodegradabili per la raccolta dell’umido. Il cambiamento vero si è registrato solo nei supermercati, che hanno deciso volontariamente di sostituire i vecchi contenitori in polietilene con i nuovi sacchetti «mollicci» biodegradabili al 100% ottenuti da amido di mais, di patata o poliestere.

L’ecologico costa il doppio – La novità non è piaciuta ai consumatori perché i biodegradabili sono morbidi, ma costano il doppio rispetto ai precedenti (10 centesimi al posto di 5) e si lacerano facilmente a contatto con angoli o spigoli delle confezioni. Per questo motivo i supermercati sono corsi ai ripari e hanno inserito nell’assortimento a prezzi convenienti (da 1 a 2,5 euro) bellissime borse multicolore, pieghevoli resistenti e riutilizzabili in cotone, carta di riso, tela, polipropilene. «L’operazione ha funzionato molto bene», spiega David Newman, segretario dell’Associazione italiana bioplastiche. «È vero che la legge è incompleta, ma milioni di consumatori hanno cambiato abitudini. Un’inchiesta condotta nel corso dei primi sei mesi di quest’anno in Toscana ha appurato che i clienti nei supermercati Coop usano il 58% in meno di sacchetti a favore di borse di tela o riutilizzabili. Il cambiamento è importante perché gli italiani detenevano il record europeo come utilizzatori di borse di plastica con il 25% del totale». Non tutto però è perfetto anche nella grande distribuzione, perché i sacchetti e i guanti utilizzati per la frutta e la verdura sono in polietilene e, di conseguenza, non sono biodegradabili.

 

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