Archivio del Fendente

2007-2011

Impariamo a conoscere l’affarista don Verzè

B. e don Verzè, la vera storia

La carriera del prete affarista è sempre stata intrecciata a quella del Cavaliere. Da quando trafficavano insieme per spostare le rotte Alitalia da Milano 2. Il marcio iniziò così e proseguì per decenni. Sempre con i due a braccetto.

Don Luigi Verzè, già cappellano di Craxi (“in lui vedo Cristo“) e di Berlusconi (“un dono di Dio all’Italia“), ma anche ben ammanicato con Nichi Vendola che gli ha spalancato le porte della Puglia (“uno dei pochissimi politici italiani ad avere un fondo di santità“), l’unico sentimento che non si può provare davanti al disastro del suo San Raffaele è lo stupore. La carriera di questo prete  è indissolubilmente legata a quella del premier: naturale che, se il Cav declina, il Don si senta poco bene.
Chi volesse saperne di più non ha che da leggere “L’Unto del Signore” di Gumpel e Pinotti (Bur) e “Dossier Berlusconi anni Settanta” (Kaos). I due libri raccontano la storia di un giovane costruttore brianzolo, schermato da strani paraventi svizzeri, che 40 anni fa compra per quattro soldi 700 mila metri quadri di terreni a Segrate e inizia a costruirvi la città satellite Milano2. Sventuratamente la quiete di quel paradiso è turbata dal frastuono di oltre 100 decibel degli aerei che decollano ogni 90 secondi dalla vicina Linate. Il che dovrebbe sconsigliare vivamente la costruzione di insediamenti residenziali e tanto più ospedalieri. Ma il palazzinaro regala un pezzo di terreni a un prete più spregiudicato di lui, sospeso a divinis dalla Curia milanese, perché vi eriga una bella clinica privata con soldi pubblici: il San Raffaele. Poi il gatto e la volpe, cioè il palazzinaro e il cappellano piagnucolano: non si possono ammorbare i malati con quel rumore.
E così, ungendo le giuste ruote, ottengono da governo e Alitalia il dirottamento delle rotte aeree dalla nuova città pressoché disabitata e dal nuovo ospedale ancora semideserto sui comuni vicini, popolati da decenni. Risultato: il prezzo degli appartamenti di Milano2 triplica in un battibaleno. Già che ci sono, le autorità aeronautiche falsificano pure le carte di volo gabellando l’intera zona residenziale per “ospedaliera”, così gli aerei girano al largo. Proteste, denunce, battaglie legali, processi. Anche perché don Verzè offre a uno dei pochi politici che gli resistono, l’assessore regionale alla Sanità Vittorio Rivolta, una tangente del 5 per cento sul miliardo e mezzo di lire di fondi pubblici che stanno per piovergli da Roma. Per questo nel 1977 sarà condannato in primo grado a un anno e quattro mesi per istigazione alla corruzione (condanna poi prescritta in appello) e definito dal Tribunale “imprenditore abile e spregiudicato, inserito in ambienti finanziari e politici privi di scrupoli sul piano etico e penale”. I giudici collegheranno la deviazione delle rotte aeree ai sospetti di “pressioni illecite, non esclusa la corruzione, sulle competenti autorità locali e centrali”.
Fin dal 1975 Giorgio Bocca si occupa, sul “Giorno”, del prete affarista: “Quello che allontana gli aerei e cura non solo i malanni fisici, ma anche ‘le anime preternaturali’ dei pazienti”, intanto “il prezzo al metro quadro passa dalle 150 mila alle 400 mila lire. L’arte dei grandi speculatori è avere molti complici”. Ma già nel 1973 “il manifesto” aveva denunciato lo scandalo. Titolo: “Per portare avanti la speculazione Milano2 prima rendono sordi i segratesi con i jet, ora li vogliono appestare con un immondezzaio”. Svolgimento: “Il problema vero non è quello ‘sonoro’, ma la puzza di marcio che ci sta dietro, le aree, la speculazione edilizia: è una barca molto grande, in cui ci son dentro tutti, la Regione, i democristiani e anche i socialisti… Ma la più sporca di tutte l’ha fatta il Vaticano che, con l’aiuto delle banche svizzere, ha appoggiato l’operazione Milano2 con l’insediamento, nella zona, dell’ospedale San Raffaele… Dal 1972 è riconosciuto da un decreto del ministero della Sanità ‘Istituto di ricovero a carattere scientifico’… Ma è privo persino dei servizi di base: non dispone di pronto soccorso e ha difficoltà a occuparsi delle operazioni di appendicite… Ma se i segratesi sono sordi, non sono anche ciechi e si stanno ribellando con molta forza a quel che gli (sic, ndr) succede sopra la loro testa”.
L’autrice di questa prosa tanto sgangherata quanto generosa è Tiziana Maiolo, giovane cronista del “manifesto”, non ancora folgorata sulla via di Arcore. Come passa il tempo. (Da un articolo di Marco Travaglio)

 

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