Archivio del Fendente

2007-2011

Angeli e demoni. Il caso San Raffaele e don Verzé

Ad Illasi, in provincia di Verona, per il funerale di Don Verzè non c’è stata la folla delle grandi occasioni.

Pochi i volti noti, tra questi quello del filosofo Massimo Cacciari (mentre tra i fiori deposti in Chiesa spiccano quelli inviati da Letizia Moratti). Non c’è l’amico di sempre Silvio Berlusconi. Stranezze. Ma quella del Cavaliere non è l’unica defezione ad essere stata notata.

Sulla morte del discusso fondatore del San Raffaele aleggia il mistero (tra l’altro,la Finanzaha acquisito la sua cartella clinica). E addirittura, secondo molti, l’atmosfera da spy story che la circonda ricorderebbe non troppo alla lontana quella dei casi Calvi e Sindona. Quelli con il caffé avvelenato, con la morte sotto il ponte dei Frati Neri. Quelli dove la nera diventa giallo. Del resto, è noto che don Luigi Verzè avesse tanti amici, ma anche tanti nemici, soprattutto dalle parti del Vaticano. Lo stesso Vaticano che ha deciso di intervenire, appena dopo l’insorgere dello scandalo delle tangenti e l’arresto di Pierangelo Daccò, per “salvare” (o, mormorano i maligni, per acquisire il controllo e chiudere il sipario su un caso bomba davvero imbarazzante) il San Raffaele.

Dunque, il sacerdote finito nella bufera negli ultimi mesi è davvero morto di stress (e vecchiaia) come assicurano i medici? O c’è dell’altro? Roba da Dan Brown, sembrerebbe. Un caso perfetto per un thriller tra sacri palazzi e interessi terreni. E’ per questo che non va dimenticata l’incredibile coincidenza: don Verzè è morto (per una crisi cardiaca, stando alla cartella clinica in mano agli inquirenti) proprio a poche ore dalla consegna delle buste per l’acquisto dell’Ospedale. E non è finita: lo scorso 18 luglio si era tolto la vita, sparandosi alla testa, il suo braccio destro Mario Cal. Due morti in sei mesi. Una scia di sangue inquietante.

Di certo, la morte ha sottratto Don Verzè alle domande della Procura di Milano. Sul buco da 1,5 milioni che ha travolto il San Raffaele, infatti, non è stato ancora detto tutto. E poi, su quel jet privato, sulla piscina in riva all’Atlantico, sulla fazenda in Brasile, sulle mazzetta a questo e a quello, sulle aderenze in Regione Lombardia, sull’ostilità del Vaticano e sull’interesse della Santa Sede per l’ospedale meneghino. Al momento, in corsa per il San Raffale che va all’asta ci sono due gruppi: il “re delle cliniche” Giuseppe Rotelli e il blocco Ior-Malacalza, che attualmente gestisce l’Ospedale, e che al momento si troverebbe in leggero vantaggio. Rotelli contro il Vaticano. Una bella sfida, che don Verzé seguirà da lontano.

 (Da Affaritaliani.it)

 

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