Archivio del Fendente

2007-2011

Figli di un Dio minore: tutti uguali davanti alla morte quando il dovere chiama

Lettera del rappresentante del S.U.L.P.M. della Polizia Municipale di Sansepolcro:

Hanno ammazzato un Collega della Polizia Locale, come niente fosse.  

Non c’è stato un conflitto a fuoco che magari avrebbe attirato l’attenzione degli organi di informazione…non fa troppa notizia un “ghisa” stirato da un SUV. Nonostante sia avvenuto con coscienza e volontà e con l’intento di uccidere.Un vigile “protetto” dal suo velocipede… e mi domando se nel 2012 può aver ancora senso mandare in giro per Milano un poliziotto (lo so, non è dello Stato, ma è un poliziotto) con il velocipede: ma è successo.

 Mi domando, quante volte ci si espone, incautamente, a simili circostanze.

 L’assassino lo stanno ancora cercando e magari, mentre lo cercano, c’è anche chi gli consiglierà di ricostruire i fatti: che era in preda all’ira o che, magari, c’era persino l’atto arbitrario del pubblico ufficiale… tanto è un vigile urbano, chi vuoi che gli dia adeguato spazio e comunque, è uno che fa i divieti di sosta, mica arresta i camorristi: carne da macello, sociale e mediatico.

 Episodi come questi fanno riflettere sul senso della nostra professione; delle motivazioni che ti portano ad intimare l’alt a qualcuno che è passato con il rosso e che magari poco prima ha fatto una rapina (tu non sai chi è, ma lui sa chi sei) o “semplicemente” è fatto… o è passato col rosso, ma decide di stenderti: un ostacolo sulla carreggiata, insomma.

Ma nessuno ci ha imposto di fare questo mestiere ed allora, come sempre, si esce in strada, con quelle protezioni che le amministrazioni ci danno o ci tolgono e lo si fa, sicuramente non per il “27″, che stranamente è diverso da quello delle altre forze di polizia (siamo impiegati comunali in divisa); lo si fa perché alla fin fine, facendo questo mestiere te ne innamori e arrivi a credere che quello che fai può essere utile, molto utile, per la tua comunità; lo si fa perché il rapporto con il cittadino, con le sue piccole cose di tutti i giorni, è molto diretto. Anche quando il cittadino ti sente lontano, banalmente e soprattutto, perché non può andare a prendere il caffè o non può portare il fanciullo direttamente in classe con il SUV, sempre con l’auto sotto al sedere e possibilmente con le cinture slacciate… per questo non piacciamo alla gente: perché imponiamo regole per la loro e altrui salvezza.

 Spero che l’assassino del Collega milanese sia preso al più presto e con lui, quelli che, sicuramente, stanno favorendo la sua fuga… perché qualcuno sa e non parla!Penso alla sua famiglia e a chi rimane e che non avrà i c.d. funerali di Stato, perché il nostro è un diverso adempimento del dovere: lo facciamo per noi, il nostro dovere.”

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