Archivio del Fendente

2007-2011

Archivio per la categoria “MONDO”

-I n t e r v a l l o – (per "non" dimenticare)

La Redazione del Fendente è concorde per tale verità

2012 La Memoria calpestata

Conoscevo un anziano signore, a Montecatini, che ogni pomeriggio portava il suo barboncino a spasso in pineta.

Io mi sedevo talvolta al suo fianco, in pausa pranzo, e pian piano abbiamo iniziato a conversare. Mi chiedeva di me, gli chiedevo di lui. Finché un giorno, sarà stato il grigio del cielo sopra di noi, o la monotonia di quelle giornate tutte uguali, mi raccontò della sua personale tragedia.
Grecia, settembre 1943. Nessuna notizia dell’armistizio laggiù, quando i presunti ancora alleati tedeschi invitarono la guarnigione italiana a deporre le armi e salire sui treni che – finalmente – li avrebbero riportati a casa. La loro casa divenne un campo di prigionia militare, il loro mestiere di nuovo le armi (una fabbrica di artiglieria pesante, nella quale aveva perso la falange del pollice destro), il loro rancio gli scarti delle truppe, i loro vicini i più sfortunati fratelli deportati per motivi raziali. Aveva sofferto, era tornato a casa nel ’45 senza trovare più nessuno nella colonica dove era cresciuto, e portava ancora, con dignità, i segni di quell’esperienza chiusa in fondo al cuore. Non sorrideva mai. Ne parlava con commozione, ma senza rancore né ferocia. Non inveì mai contro l’aguzzino tedesco, ma ricordava con dolcezza la civile che quotidianamente gli passava tra i fumi dell’altoforno qualche tozzo pane, alcune patate crude, da dividere con i compagni e – quando possibile – con i fantasmi di uomini dall’altra parte del filo spinato. Quotidiano gesto di solidarietà che rappresentò la sua salvezza.
Ogni 27 gennaio, il mio giorno della memoria si consuma nel ricordo di quel signore taciturno che da alcuni anni non viene più nel primo pomeriggio in pineta. Penso all’orrore dello sterminio, alla sublimazione terribile della crudeltà umana, penso agli orrori di ieri che riattecchisco come gramigna nelle tragedie di oggi.
Penso ai Cie e ai Cpt italiani – non sono forse dei lager?, penso alla furia omicida e razzista che ha strappato la vita a Firenze ai nostri fratelli Samb e Diop.
Penso alla muraglia terribile che, proprio in Israele, spezza vite, famiglie e speranze di migliaia di palestinesi. La peggiore offesa di oggi alla memoria di ieri.
Penso, ancora, ai marines esportatori di democrazia che urinano sui corpi falcidiati dei miliziani afghani.
Penso ai cinquantacinque disperati che hanno perso la vita su una carretta di mare a largo delle coste siciliane nell’indifferenza generale nelle stesse ore in cui il circo mediatico accendeva i riflettori sul naufragio della Costa Concordia. Solidarietà venduta un tanto a audience.
Penso alle migliaia di prostitute – minorenni e straniere – relegate nella solitudine di ghetti bui o periferici, lontane dagli occhi della politica indifferente e del perbenismo borghese-cattolico.
Penso alla xenofobia ipocrita della Lega Nord che brucia il maiale sul sito destinato a una moschea, che si paladina di crociate anti-immigrazione, e poi investe in Tanzania.
Penso alle migliaia di bambini, nati e cresciuti in Italia, cui leggi cieche e retrograde negano i diritti fondamentali di ogni persona, lo ius soli, la cittadinanza, i diritti sociali e civili.
Penso che la solidarietà, l’accoglienza e lo spirito d’integrazione di alcuni non basti ancora a cancellare e sconfiggere l’indifferenza e l’odio dei più.
Penso che ricordarlo soltanto il 27 gennaio non basta, perché ci sono ancora troppe Aushwitz, vicine e lontane, da chiudere oggi.
Daniela Sgambellone
Responsabile Comunicazione Idv Toscana

Obama: "Anche i ricchi paghino"

 L’Iran? “Nessuna opzione esclusa
L’America oggi e’ piu’ forte e piu’ sicura rispetto al 2008 e ora bisogna renderla piu’ giusta. E’ questo il messaggio che Barack Obamaha lanciato nel suo discorso sullo stato dell’Unione, in cui ha rivendicato i miglioramenti dell’economia rispetto all’era Bush e ha annunciato una riforma fiscale con un’aliquota del 30 per cento per i milionari. Nell’intervento di un’ora e cinque minuti, salutato dalla “standing ovation” del Congresso, il presidente americano ha di fatto lanciato la campagna per la sua rielezione a novembre, indicando qual e’ la posta in palio nella sfida con i repubblicani: “Se vogliamo essere un Paese dove sta bene solo una minoranza sempre piu’ ristretta, o dove ciascuno ha la parte che gli spetta”. Tra le proposte avanzate un piano di incentivi fiscali a tutte le imprese che ri-localizzano negli Stati Uniti e la creazione di una task force per contrastare la concorrenza sleale della Cina. E poi il rilancio della Buffett Tax, l’imposta sui milionari: “Se guadagni piu’ di un milione di dollari l’anno, non devi pagare meno del 30%”. Sull’Iran, la piu’ importante crisi in politica estera, Obama ha ribadito che una soluzione pacifica e’ ancora possibile ma ha avvertito che “tutte le opzioni restano sul tavolo”, compresa quella militare.

Tensione alle stelle – Teheran minaccia gli Stati Uniti

Il capo delle forze armate Salesi:”Non ripeteremo l’avvertimento”

Il capo dello stato maggiore interforze iraniano, generale Atahollah Salehi, ha ingiunto agli Stati Uniti di non far ritornare nel Golfo Persico le proprie portaerei, in particolare quella a propulsione nucleare “Uss John C. Stennis” che vi è stata di recente, e ha ammonito che la Repubblica Islamica«passerà all’azione» qualora le cose andassero in senso opposto.
«L’Iran non ripeterà il suo avvertimento», ha tagliato corto Salehi, citato dall’agenzia di stampa ufficiale “Irna”. «La portaerei del nemico è stata trasferita nel Golfo di Oman a causa delle nostre esercitazioni», ha proseguito, alludendo alle appena concluse manovre navali “Velayat 90”, durante le quali sono stati effettuati quattro test missilistici. «Io raccomando alla portaerei americana, e sottolineo, di non ritornare nel Golfo Persico».
In una separata dichiarazione a un’altra agenzia di stampa di Teheran, la semi-ufficiale “Fars”, il generale ha ulteriormente rincarato la dose. «Avverto, raccomando e metto sull’avviso gli americani a proposito di un ritorno della loro portaerei nel Golfo Persico, perchè non abbiamo l’abitudine di ripetere un avvertimento più di una volta», ha messo in guardia, aggiungendo che qualora la “Uss John C. Stennis” si ripresentasse, «agiremo».
La portaerei Usa, accompagnata dall’incrociatore lancia-missili “Uss Mobile Bay”, aveva attraversato lo Stretto di Hormuz il 27 dicembre, proprio mentrela Repubblica Islamica si diceva pronta a chiuderlo, ed era poi tornata indietro per una missione di routine.(da La Stampa.it)

Per un 2012 pieno di Pace, Uguaglianza e Fraternità

 

La Redazione del “Fendente” augura a tutti i lettori un Felice 2012

I signori della guerra, Iran e Stati Uniti tensione alle stelle

Sale la tensiore tra Iran e Stati Uniti.

“Ogni impedimento alla navigazione nello stretto di Hormuz non sarà tollerato”. Lo afferma un portavoce della V Flotta americana commentando l’intenzione da parte di Teheran di chiudere il transito del petrolio nel Golfo, come rappresaglia contro l’inasprimento delle sanzioni internazionali.

Lo stretto di Hormuz e gli altri crocevia del petrolio – Lo stretto di Hormuz, porta di accesso al Golfo Persico, e’ il piu’ importante crocevia del greggio del mondo. Attraverso i54 chilometri di mare che dividono l’Oman e l’Iran passano ogni giorno 17 milioni di barili di greggio. Si tratta del 40% del traffico marittimo petrolifero, pari a 43 milioni di barili al giorno, poco piu’ della meta’ degli 85 milioni di barili estratti quotidianamente nel mondo. In realta’ le petroliere che attraversano lo stretto sono obbligate a percorrere due corridoi di poco piu’ di3 chilometri separati da un altro della medesima larghezza. Hormuz non e’ l’unico crocevia strategico (‘chokepoint’):

Stretto di Malacca: situato tra Indonesia e Malaysia e Singapore, e’ la rotta piu’ breve tra i Paesi produttori del Golfo e gli i grandi consumatori asiatici, in primis Cina, Giappone e Corea del Sud, assetati di greggio. Nei tre chilometri del punto piu’ stretto passano 15 milioni di barili al giorno.

Canale di Suez: opera’ del genio e dell’audacia ottocentesca del francese Ferdinand de Lesseps il canale e’ largo appena trecento metri e collega il Mar Rosso al Mediterraneo, destinazione principale dei 4,5 milioni di barili che quotidianamente percorrono i suoi163 chilometri.

Bab el-Mandeb: e’ il ‘chokepoint’ meno conosciuto anche se negli appena30 chilometri che separano il Corno d’Africa e la penisola Arabica passano 3,3 milioni di barili di greggio provenienti dal Golfo Persico diretti verso l’Europa e gli Usa.

Bosforo e Dardanelli: via d’accesso al petrolio russo e a quello proveniente dal Caspio i due stretti separano l’Europa dall’Asia. Nel punto piu’ stretto il primo e’ appena700 metri mentre il secondo raggiunge i1.250 metri. Le petroliere che fanno la spola tra il mar di Nero e il Mediterraneo trasportano ogni giorno 2,4 milioni di barili di greggio.

Canale di Panama: frutto della tenacia degli Usa, dove i francesi avevano fallita, il canale di cui sono in corso lavori di ammodernamento, e’ lungo poco piu’ di81 chilometri e ha una larghezza minima di10 metri. Con i soli 500.000 barili di greggio trasportati rappresenta il crocevia meno importante, ma solo per il petrolio.

A u g u r i dal “F e n d e n t e”

Il Natale, è una festa per tutti: grandi e piccini. E’ fatta per stare insieme.

Il Natale è per chi è ricco e chi è povero, senza distinzioni, senza litigi e non vuole ne la guerra e tanto meno l’odio. Quel “piccolino” vorrebbe che si facesse di più per la sua nascita, vorrebbe tante cose belle. Da lassù lui ci sta mandando un messaggio importante da compiere rendendo felici noi , le persone che amiamo ed il mondo intero.

A  u  g  u  r  i   – di  –  b  u  o  n     N  a  t  a  l  e!

 

Russia, 120mila al gelo per contestare Putin

(ANSA) – Una folla enorme nella capitale russa anima la nuova protesta contro il premier dopo le accuse di brogli alle elezioni. In piazza anche l’ex ministro delle Finanze. L’opposizione chiede la ripetizione del voto e incassa il sostegno della commissione del Cremlino. E nonostante il freddo polare adesso il clima politico in Russia è incandescente. Putin è su tutte le furie e pensa a come reagire. Il blogger Alexei Navalni minaccia: “Potremmo assaltare il Cremlino“. Gorbaciov: “Il mio cuore è con voi, sostengo tutte le vostre richieste”

 

Anghiari città del ricordo annuale per la strage di Nassiriya

Anghiari ricorda  “tre”  stragi                                             

Ore 08:40 del 12 Novembre 2003 : un camion cisterna pieno di tritolo scoppiò davanti alla base italiana dei Carabinieri a Nassirya, provocando la distruzione della stessa base e la morte di 28 uomini tra carabinieri, militari e civili. Sono passati ben otto anni, ma Anghiari non dimentica. Si tenuta infatti, questa mattina alle ore 11, al Campo alla Fiera, la cerimonia ufficiale per ricordare le vittime cadute in quel drammatico attentato, seguirà la deposizione di una corona di alloro sulla Stele commemorativa da parte di alcuni ragazzi.  Alle celebrazioni sono intervenute autorità militari e civili, le scuole e varie Associazioni d’Arma in congedo.

Anghiari che aveva già dato molto sangue nel periodo della seconda guerra mondiale ed esattamente 5 (cinque) impiccati al valico della Scheggia – mese giugno ’44– e ben 15 (quindici morti tra carabinieri e civili) il giorno 18 agosto  1944 (ore 10,50 circa) per l’esplosione della locale Caserma  CC.Reali, “triplica” così il suo dolore ricordandosi anche di questi “nuovi eroi. Signor Sindaco di Anghiari avv.to La Ferla e signor comandante provinciale di Arezzo, colonnello Antonio Frassinetto:

“fate che  rimanga la volontà nella nostra popolazione di mantenere sempre viva la memoria di coloro che hanno donato la vita per la pace e la libertà nel mondo (Nassiriya) e per la cittadina di Anghiari (contro il nemico) perchè  è giusto rendere loro omaggio. ”

-la Redazione-

 

La guerra è finita, la missione italiana in Libia inizia ora

“La guerra è finita, la missione italiana in Libia inizia ora”.
L’Italia, anche per il suo passato coloniale, è da sempre il primo partner commerciale della Libia. Ignazio La Russa, mentre il sangue di Gheddafi si raffreddava, ha spiegato: “Il passato è cancellato”. Ma se il passato è cancellato la guerra è appena iniziata. Per capirsi serve qualche cifra. Con 46,5 miliardi di barili di riserve accertate – dieci volte l’Egitto – il Paese è la più grande economia petrolifera del continente africano, più ‘pesante’ di Nigeria e Algeria (un altro paragone: gli Stati Uniti hanno riserve per 20,6 miliardi di barili, meno della metà della Libia). E da quel tesoro energetico l’Italia prende il 24% del suo fabbisogno: una fetta imprescindibile. Nel dettaglio, il Belpaese riceve un terzo del petrolio totale e una cifra che oscilla tra il 10 e il 15% del gas. Interessi e importazioni da tutelare con forza dal neocolonialismo economico – in primis francese – che, segreto di Pulcinella, è stato il vero movente di questo conflitto (perché, per esempio, non c’è stato un’azione con altrettanta solerzia in Yemen, oppure prima ancora in Egitto?).

La missione italiana, dunque, è appena iniziata: altro che guerra finita. Sempre per quel che concerne gli interessi energetici è emblematico il caso Eni, il più importante player italiano nel Paese, che si era impegnata a investire (non certo a fondo perduto) 25 miliardi di dollari in Libia. Che sarà di questi investimenti, ora che il Cnt con tutta probabilità guiderà una difficilissima transizione in cui le potenze del Patto Atlantico spalleggeranno i ribelli per legarsi a doppio filo col tessuto economico del Paese? Questi investimenti vanno difesi e l’Italia, al pari degli altri Paesi Nato, dovrà sgomitare quantomeno per mantenere lo status acquisito. Una situazione intricata, difficile, cruciale poiché cade negli anni della grande crisi economica. Libero, per tutti questi motivi, era sempre stato contrario a una guerra arbitraria e che con tutta probabilità non farà altro che penalizzarci. Senza l’appoggio del regime di Gheddafi toccherà rivedere i piani strategici per l’approvigionamento energetico, magari avvicinandoci sempre di più alla Russia di Putin (la cui affidabilità è tutta da verificare).

Gli interessi, però, non riguardano soltanto l’oro nero. Per esempio – uno pescato dal mazzo – la Libyian Investment Authority, l’autorità di investimenti economici della Libia (un organo che investe i soldi derivanti dal petrolio in Paesi terzi) possiede circa il due per cento di Finmeccanica, il fiore all’occhiello apprezzato in tutto il mondo della Difesa italiana. Finmeccanica in Libia ha diversi impianti, nei quali opera la joint venture tra Augusta Westland e Liatec. L’Italia, per farla breve, è presente in Libia anche con la sua finanza, è presente come nazione esportatrice di tecnologia e, almeno prima della caduta di Ghedddafi, era presente anche in veste di primo partner per lo sviluppo infrastrutturale della nazione nordafricana.

Entra qui in gioco il tanto vituperato trattato di Amicizia e Cooperazione firmato da Silvio Berlusconi e Muammar Gheddafi il 30 agosto 2008. Si disse che fu un accordo con un terrorista, si disse che con quella firma si scendeva a patti col diavolo. Chiamatelo come volete, ma quel trattato era realpolitik bella e buona. L’intesa col Raìs è stato il fiore all’occhiello della politica estera del Cavaliere. Per il suo passato coloniale l’Italia si era impegnata a pagare 5 miliardi di dollari alla Libia come compensazione. Non si trattava di un assegno, sia chiaro, ma di una cornice di partenariato tra i due Paesi. Si trattava di commissioni per lo sviluppo del Paese. Si trattava di infrastrutture e di lavoro per i big della nostra industria, come Impregilo e, ancora, Finmeccanica. Il trattato, infine, impegnava la Libia a uno stretto controllo dell’immigrazione clandestina. Che cosa sarà, adesso, di tutto ciò? Che fine faranno gli interessi petroliferi e industriali? Altro che guerra finita. La battaglia per consolidarli o quantomeno difenderli, caduto Gheddafi, è iniziata ed ha assunto i crismi dell’ufficialità.
(tratto da Libero.it)

L’ultima lettera di Gheddafi

L’ultima lettera di Gheddafi: “Caro Silvio”

La lettera è datata 5 agosto. Nel pieno della guerra il Colonnello implora Silvio Berlusconi. Gli chiede di «fermare le bombe». «Caro Silvio — scrive — sono rimasto sorpreso dall’atteggiamento di un amico con cui ho firmato un trattato di amicizia favorevole ai nostri due popoli. Avrei sperato da parte tua almeno che ti fossi interessato alla vicenda, e che avessi tentato una mediazione prima di dare il tuo sostegno a questa guerra. Non ti rimprovero per quello di cui tu non sei responsabile, perché so bene che tu non eri favorevole a questa azione nefasta che non onora né te né il popolo italiano». Lo scritto è una rivelazione di Paris Match, e sarebbe stato affidato dal raìs a Alessandro Londero, capo dell’agenzia che organizzò l’incontro con decine di ragazze (le ‘gheddafine’) e il Colonnello durante la sua ultima visita a Roma. «Ferma i bombardamenti — conclude il raìs — che uccidono i nostri fratelli libici e i nostri bambini».
Domenica il presidente del Cnt, Mustafa Abdel Jalil, a Bengasi ha rivendicato l’identità islamica della Libia. Nei siti web di Al Qaeda è stato glorificato. Ma dopo il coro di critiche dall’estero, ieri Jalil ha abbozzato una parziale marcia indietro. «Siamo musulmani — ha precisato — ma moderati. La sharia è importante ma ci sarà rispetto per i diritti dell’uomo».

LE SPARATE del presidente del Cnt non sono l’unico grattacapo del momento. Il mistero grava sulla fine del dittatore. E’ certo che lo ha fulminato un colpo alla testa, ma non si sa chi abbia sparato. Jalil ha ordinato un’inchiesta e ha confidato alla Bbc che aprirebbe le porte le porte a «un team internazionale». A Misurata è stata chiusa ieri alle 15 e 30 la visione del cadavere del Colonnello. Il suo corpo e quello del figlio Mutassim saranno sepolti oggi nel deserto, in un luogo segreto. Quanto al ‘delfino’ Saif, sarebbe riuscito, afferma la stampa sudanese, a fuggire nel Darfur.
Peter Bouckaert, responsabile delle emergenze per Human Rights Watch, ha rivelato che a Sirte sono stati trovati 53 corpi senza vita vicino all’Hotel Mahari. Alcuni avevano le mani strette da manette di plastica, altri erano stati curati per serie ferite. L’albergo era il quartier generale di 5 brigate di Misurata. Vicino al canale di scolo nel quale è riparato il dittatore in fuga c’erano 95 corpi. Non tutti sono stati fulminati dal bombardamento della Nato. Almeno 6 sarebbero stati giustiziati. (x-Y)

Torna a casa, dopo 11 anni, il “Forrest Gump” canadese

11 anni, 64 paesi, sei deserti, 75 mila chilometri e 53 paia di scarpe. Il “Forrest Gump” canadese è tornato a casa. Jean Beliveau, 56 enne di Montreal, aveva lasciato la sua città il 18 agosto del 2000 dopo il fallimento della sua piccola impresa. Depresso, ha deciso intraprendere il giro del mondo. Ora è tornato a casa e può riabbracciare moglie e figli. E intanto l’Unesco ha inserito la sua impresa nel progetto per la pace e la non violenza a favore dei bambini.

Quando era partito era un po’ più in carne e con molti capelli grigi in meno, ma Beliveau è tornato a casa molto più felice di com’era al momento della partenza. Quel 18 agosto del 2000 Beliveau compiva 45 anni e decise di imbarcarsi in un progetto tanto folle quanto ambizioso. L’avventura è iniziata con pochi soldi in tasca e senza sapere dove avrebbe trascorso la notte. Una cosa che ha caratterizzato poi tutti i suoi successivi 11 anni di vita nomade.

Beliveau ha corso velocemente fino ad Atlanta, Georgia, prima di rallentare il suo passo per quella che sarebbe diventata la più lunga passeggiata ininterrotta di tutto il mondo. Da lì via per una miriade di nazioni e via via la sua impresa diventava celebre in tutto il pianeta. Ha provato esperienze di ogni genere e ha mangiato qualsiasi cosa: insetti in Africa, cani in Corea del Sud, serpenti in Cina. E’ stato scortato da soldati armati nelle Filippine, è stato aggredito da due giovani ubriachi in Sudafrica, ha indossato un turbante e una lunga barba in Sudan. Una volta in Sudafrica ha passato la notte in carcere per dormire al caldo. La guardia che lo aveva accolto si era scordato di avvertire il collega del turno successivo e il mattino dopo non lo volevano più far uscire. Spesso è stato anche invitato a casa della gente che voleva saperne di più sulla sua incredibile avventura.
La mappa del viaggio di Beliveau
Ovunque si trovasse, sua moglie l’ha sempre raggiunto per trascorrere il Natale insieme ed è proprio lei che lo ha sempre incoraggiato a portare a termine la sua missione: “Lui è il mio Ulisse, io sono la sua Penelope”, ha detto di lui. Ed è lei che ha creato un sito internet (www.wwwalk.org) per descrivere in dettaglio le varie fasi del suo lungo viaggio. Ha incoraggiato Beliveau a utilizzare l’impresa non solo per scappare ma anche per realizzare un valido scopo, ovvero sostenere l’Unesco e sensibilizzare sui temi della pace e il bene dei bambini. Il 14 ottobre del 2003 Beliveau ha incontrato anche Nelson Mandela a Durban, che ha detto: “Il mondo ha bisogno di gente come lui”.

Dopo l’Africa, ecco l’Europa, poi l’Asia, infine l’Oceania: “Oggi sono senza un soldo, ma insisto nel dire che sono più ricco per aver fatto esperienze. Sono andato via con niente, ora torno con un incredibile bagaglio di conoscenza e comprensione”. Tempo qualche mese e arriverà un libro: “Ho intenzione di scrivere qualcosa sulla mia esperienza per esaltare l’armonia tra le persone, il reciproco ascolto e l’accettazione delle differenze”. Poi sarà probabilmente la volta di un film. Intanto, Jean Beliveau ha ritrovato tornando a casa l’unica cosa che gli è mancata in questi 11 anni: “Il caffé del mattino con mia moglie”.
L. L.

Ospedale dell’orrore a Tripoli

Oltre duecento cadaveri in stato di decomposizione sono trovati nell’ospedale di Abu Salim, a Tripoli.

E’ questo il bilancio, riferito dall’inviato dell’emittente televisiva Bbc, di una prima ricognizione nella struttura sanitaria rimasta isolata per sei giorni a causa dei cecchini del rais. Continua a leggere…

Libia, liberati i giornalisti italiani

Il primo pensiero per l’autista ucciso.

I quattro giornalisti italiani rapiti ieri da una banda di civili a Zawiya, nei pressi di Tripoli, Elisabetta Rosaspina, Giuseppe Sarcina (Corriere della Sera), Domenico Quirici (La Stampa) e Claudio Monici (Avvenire), sono stati liberati. Queste le loro prime parole: “Il nostro primo pensiero va all’autista ucciso a sangue freddo dai sequestratori”. Intanto i quotidiani inglesi svelano: sul territorio libico stanno operando gli uomini dello Special Air Service, i nuclei scelti britannici, per dare una mano agli insorti.  (ANSA)

Scossa 5,8 Richter a Washington e New York

Per precauzione evacuati uffici Pentagono e Capitol Hill

 (ANSA) – Washington – Una forte scossa di terremoto e’ stata avvertita a Washington e a New York. Per Continua a leggere…

Libia – Notizie in diretta per la fine di una dittatura

L’Aja prima annuncia l’arresto del raiss, poi arriva la smentita

1,02 – La Corte dell’Aja smentisce: “Gheddafi non è stato arrestato”
Con una clamorosa marcia indietro la portavoce della Corte penale Internazionale dell’Aja ha chiarito che ad essere arrestato è stato Seif el Islam Gheedafi, Continua a leggere…

La Lega Araba chiederà alle Nazioni Unite il riconoscimento dello Stato di Palestina

Dietro la decisione, che ha spiazzato Israele e Usa, c’è l’attivismo politico del nuovo segretario generale Nabil el Arabi. Diplomatico egiziano, per alcuni mesi ministro degli Esteri del dopo-Mubarak, è l’uomo che sta facendo la differenza nel nuovo mondo arabo delle rivoluzioni. Continua a leggere…

Norvegia sotto attacco

Il premier norvegese Jens Stoltenberg, parlando dell’autobomba esplosa ad Oslo da un luogo segreto che ha detto di non voler rivelare, ha affermato che “e’ troppo presto per parlare di attacco terroristico”. Continua a leggere…

Ex Jugoslavia, nostalgia dell’ex dittatore Tito

A causa della morte di Tito e del successivo disfacimento della Jugoslavia la maggioranza dei cittadini in Serbia e Croazia non è soddisfatta di quanto accaduto negli ultimi anni. La causa? Secondo i croati i motivi  stanno nel sistema multi-partitico, mentre i serbi vedono la causa nel diverso sviluppo economico delle ex repubbliche. Continua a leggere…

Petra de Burgo: prime immagini dallo spazio

E’ con estremo piacere che invio le primissime immagini di PETRA DE BURGO nello spazio.

Il Colonnello Roberto Vittori, quet’oggi in collegamento con il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ha scattato queste due Continua a leggere…

Ucciso Bin Laden: giallo sul cadavere

Washington – «Dead» (morto): così, con titoli a tutta pagina che accompagnano la sua fotografia, l’America ha annunciato la notizia della morte di Osama Bin Laden , data da Barack Obama alle 5.30 italiane.

Poche ore più tardi, poco Continua a leggere…

Il Giorno della Terra

Si celebra oggi il Giorno della Terra e in tutto il mondo si rincorrono le celebrazioni per rendere onore ad una giornata istituita il 22 aprile del 1970, a tutela dell’ambiente in cui viviamo. Continua a leggere…

La struggente storia d’amore tra un caporale e il suo cane

Commozione in Gran Bretagna per la storia del caporale e del suo cane morto di crepacuore.

LONDRA – Giovedì scorso è stata rimpatriata in Gran Bretagna la salma del caporale Liam Tasker, ucciso in Afghanistan, e con lui sono giunte anche le ceneri del cane con il quale lavorava, Theo. Continua a leggere…

Attacco nei pressi di Shindand, ucciso un alpino

Afghanistan, Berlusconi: “Il sacrificio serve?”

Napolitano: vicino ai famigliari Continua a leggere…

Atene come il Cairo ? Ma cosa sta succedendo ?

(ANSA)_Atene – Decine di migliaia di lavoratori, studenti e pensionati sono scesi oggi in piazza nella capitale e in altre citta’ greche per il decimo sciopero generale contro l’austerity, mentre uno dei leader storici della sinistra ha invitato a Continua a leggere…

Libia: circa 600 morti in 5 giorni

Al Arabya cita fonti della Corte penale internazionale de L’Aja

 (ANSA) – Beirut, 22 FEB – La Corte penale internazionale afferma che in Libia circa 600 Continua a leggere…

Il mago Silvan vince al “Merlin Award”

LAS VEGAS – Per la seconda volta Aldo Savoldello, meglio conosciuto come Mago Silvan, si e’ aggiudicato il famoso riconoscimento internazionale ‘Merlin Award’, considerato l’equivalente dell’Oscar e attribuito dalla Società Internazionale degli Illusionisti, di New York, Continua a leggere…

Libia: l’esercito spara sulla folla. Le vittime salgono a trecento

Centro della rivolta è Bengasi. Qui gli uomini del Colonnello hanno aperto il fuoco su una cerimonia funebre. Manifestanti anche a Tripoli.  La rivolta del popolo libico finisce nel sangue. In serata la conta dei morti viene aggiornata a 120 vittime, oggi il bilancio è salito a 258. Ma la conta è destinata a proseguire. Di queste la maggior parte sono state uccise nella sola Bengasi, il Continua a leggere…

Libia: Hrw, a Bengasi 104 vittime

Il precedente bilancio di Hrw era di 84 morti in tre giorni

(ANSA) – TRIPOLI, 20 FEB – Human Right Watch, l’organizzazione per la difesa dei diritti umani basata a Continua a leggere…

Acqua Pubblica: l’insegnamento di Berlino

BERLINO – Vincono i SI alla ripubblicizzazione del servizio idrico. Dopo Parigi anche dalla capitale tedesca, con il voto popolare,  arriva un cambio di marcia fondamentale: l’acqua è un bene comune e la sua gestione non va privatizzata. Continua a leggere…

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