Archivio del Fendente

2007-2011

Archivio per il tag “berlusconi”

Berlusconi: “La cura Monti non ha dato frutti”

”La cura non ha dato alcun frutto: ci aspettiamo di essere richiamati”.

Lo ha detto Silvio Berlusconi oggi a Milano al termine dell’udienza Mills a proposito del governo tecnico di Mario Monti. “Il Pdl non è in caduta libera ma è in caduta tutta la politica”, ha aggiunto l’ex premier rispondendo alla domanda se fosse preoccupato dei sondaggi relativi al Pdl. “La politica – ha aggiunto – non ha colpa”, perché sta dentro vecchie regole dei padri costituenti.
”Abbiamo scelto il male minore che è stato quello di sostenere il governo tecnico, perché c’è stato un attacco ossessivo nei confronti del nostro governo e del suo presidente a cui si addebitavano le colpe per gli spread e la crisi delle Borse e ci siamo fatti da parte. E’ l’Europa che e’ in crisi e sta mettendo in crisi tutto il mondo – ha spiegato l’ex premier – nessuno capisce più cosa voglia questo vecchio continente che è assolutamente superato nella concorrenza dall’Oriente”.
Secondo Berlusconi, “la Cina in quattro anni mette in campo una forza lavoro pari alle quattro grandi potenze europee, una forza lavoro che lavora 12 ore al giorno e il sabato e non è sindacalizzata”. E poi, sempre rivolto ai cronisti, ha aggiunto: “Voi pensate se queste sono condizioni nelle quali noi possiamo resistere senza nessun governo che pensi a mettere in campo delle difese adeguate che possono essere dazi, che possono essere trattative con questi paesi, che possa essere una moneta sostenuta da una banca centrale”.
Questa, ha proseguito ancora, “è una situazione che credo nessun governo possa arrivare a cambiare”. E poi sull’Italia: “Questa situazione ha fatto sì che c’è un esercito del 45% degli italiani che sono indecisi e si domandano per chi votare e cosa votare e se vale la pena di votare”.(da Il Fatto Quotidiano.it)
Ndr.Certo ci vuole un bel coraggio affermare quanto dichiara il “nostro uomo”. Come no, sicuramente che sarete richiamati, ma in Tribunale per rispondere, come ogni altro cittadino, alla “Giustizia” se sono stati commessi dei reati. Ed è anche ora di finirla di prendere in giro gli italiani, non tutti sono dei “pirla”, come si suol dire nel milanese. Pensiamo che nemmeno con il telescopio più potente del mondo, signor Cavaliere, Lei possa vedere un futuro politico che gli sia favorevole. Ha già fatto troppi danni all’Italia rendendola lo “zimbello” del mondo per le “sue bravate” che non stiamo ad elencare poiché ci vorrebbe troppo tempo e spazio  mentre i cittadini hanno altre cose a cui pensare. Abbia la compiacenza di non rovinarci , per causa sua, quel poco di fegato sano  che ci è rimasto; torni a fare l’impresario, l’industrale, si metta pure la bandana e torni a cantare nei cabaret. Lasci in pace gli italiani.

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La Lega è il vero nemico della Democrazia

Noi  siamo molto preoccupati.

L’Italia, che prima aveva un solo nemico, e cioé  Berlusconi, adesso ne ha due, perché si è aggiunta la Lega.  Adire il vero c’era già, ma non aveva i numeri per distruggere tutto, pertanto non contava granché. Adesso invece il rapporto di forze si è capovolto, e questi nazisti in camicia verde, che fanno del razzismo la loro bandiera sotto la quale raccogliere voti, parlando alla parte nera delle coscienze degli italiani ignoranti stimolandone paure e rabbie, sembra siano pronti a tutto, ma proprio tutto. E’ come se si stesse combattendo una guerra civile all’arma bianca.
Gente senza scrupoli, pronta a fomentare l’odio pur di ottenere quello che vuole.
Berlusconi  ostaggio della Lega Nord è appurato.

Questo rapporto di ricatto e di potere è consolidato dall’attuale situazione in Parlamento.
A decidere però è Bossi, non c’è dubbio, a Berlusconi interessa solo che vengano approvati nuovi stupri al Diritto affinché eviti di andare in carcere, e quindi ha consentito a Bossi, ed ai suoi generali, di gettare le basi della secessione attraverso lo specchietto per le allodole che viene sbandierato come federalismo.
Per la Lega, Roma è “ladrona”, cioé l’Italia ruba i soldi alla padania (il minuscolo è obbligatorio, quando si parla di questo concetto da pezzenti), eppure tanti sono stati i ministri leghisti del governo berlusconiano: da quello dell’Interno, Maroni (che ha la fedina penale sporca per aver azzannato alla caviglia un agente delle forze dell’ordine in una retata in cui lui era fra i catturandi), a quello della Pubblica Amministrazione, Brunetta, che insulta i dipedenti statali e ha sette auto blu, a quello dell’Economia, Tremonti, che ha partorito quell’abominio dello Scudo Fiscale (vera ‘ancora’ perla Mafia e i delinquenti in generale che evadono capitali all’estero… All Iberian non dice niente?) e così via….

Tutti là a percepire stipendi di decine di migliaia di euro, a sfasciare il buonsenso e la morale popolare, e a non fare niente, proprio niente per l’Italia.
Ma come: Roma “ladrona” e loro ci lavorano, proprio là?

Se è vero che Berlusconi è ritenuto nemico della Democrazia perché si sente un Monarca Assoluto che sta sopra le leggi e che vuole l’impunità ad ogni costo contro ogni disposizione costituzionale e di legge ordinaria, e non gradisce il Parlamento perché per lui il dialogo è una cosa sconosciuta, la Lega Nord è nemica dell’Italia perché la vuole spaccare attraverso la secessione, perché vuole il controllo di dove sono i soldi (banche e industrie, ma anche coltivazioni e allevamento in generale) e perché pur di avere quello che vuole è disposta a spaccare tutto, Berlusconi compreso.                                                       (gd)

La nuova fiamma di Berlusconi?

 Sarebbe   l’attrice Aurora Cossio
Aurora Cossio ha stregato Silvio Berlusconi, conquistando il suo cuore? La splendida attrice, nata in Colombia ma di origini italiane sarebbe la nuova fiamma del Cavaliere.

Secondo alcune indiscrezioni che stanno circolando nelle ultime ore, infatti la 31enne showgirl (in questi giorni protagonista nella sale cinematografiche con “Immaturi 2”), laureata in psicologia, avrebbe fatto letteralmente innamorare l’ex premier. (da Affaritaliani.it)

Un anno di manovre ci costa 80 miliardi

“Nuove tasse? Sono l’eredità di B.”
Ecco quanto emerge dal report del Centro Studi Eutekne.

E se l’aumento delle imposte da parte di Monti avrà effetto nel 2012, quello del Cavaliere si farà sentire dal 2013.  A fine legislatura.
Il Centro studi Eutekne ha reso noto il valore complessivo delle manovre che si sono succedute nel 2011 e, soprattutto, il loro effetto sugli anni seguenti. Il risultato è una cifra a dir poco esorbitante: 81 miliardi di euro.

Nel 2012 gli aumenti della pressione fiscale sono attribuibili per il 55,51% alle scelte varate dal governo Berlusconi e per il 44,49% a quelle del governo Monti. Ma per gli anni successivi la tendenza cambia radicalmente: il 72,43% della crescita della pressione fiscale 2013 è determinata dalle scelte del vecchio esecutivo contro il 27,57 del nuovo.

“Il precedente Governo – ha scritto il direttore – ha le sue brave ragioni quando rivendica di essere stato esso a varare la parte nettamente preponderante della manovra lacrime e sangue.  ( di Matteo Cavallino)

La Merkel disse a Napolitano: “Devi sostituire Berlusconi alla guida del governo”

L’obiettivo, poi raggiunto, era quello di impedire il peggioramento della crisi, ad ottobre vi fu una telefonata di Berlino al Capo dello Stato – Arriva la smentita

Milano – Il Cancelliere tedesco Angela Merkel avrebbe chiamato il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano lo scorso ottobre per chiedergli di sostituire il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, con un altro premier, per evitare che l’avvitamento della tempesta finanziaria che stava colpendo pesantemente il nostro Paese facesse crollare l’economia europea. Lo rivela il Wall Street Journal in una ricostruzione, basata, secondo il quotidiano Usa, su notizie riferite da fonti diplomatiche .

La smentita – Ma il Quirinale smentisce la ricostruzione del Wall Street Journal. Nella telefonata, si legge in una nota, non venne posta «alcuna questione di politica interna italiana, né tanto meno avanzò alcuna richiesta di cambiare il premier». «In riferimento ad alcune indiscrezioni di stampa, internazionale e italiana – si legge nella nota – si precisa che nella telefonata, niente affatto segreta, del 20 ottobre 2011, al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il Cancelliere della Repubblica federale tedesca, Angela Merkel, non pose alcuna questione di politica interna italiana, né tanto meno avanzò alcuna richiesta di ‘cambiare il premier’. La conversazione – viene sottolineato – ebbe per oggetto soltanto le misure prese e da prendere per la riduzione del deficit, in difesa dell’Euro e in materia di riforme strutturali». E da Berlino arriva un’ulteriore smentita.. «Non vi è nulla da aggiungere alla accurata descrizione della conversazione fornita dall’ufficio del presidente italiano», ha dichiarato una portavoce del governo tedesco.( dalla Redazione Online del Corriere della Sera)-

 

Impariamo a conoscere l’affarista don Verzè

B. e don Verzè, la vera storia

La carriera del prete affarista è sempre stata intrecciata a quella del Cavaliere. Da quando trafficavano insieme per spostare le rotte Alitalia da Milano 2. Il marcio iniziò così e proseguì per decenni. Sempre con i due a braccetto.

Don Luigi Verzè, già cappellano di Craxi (“in lui vedo Cristo“) e di Berlusconi (“un dono di Dio all’Italia“), ma anche ben ammanicato con Nichi Vendola che gli ha spalancato le porte della Puglia (“uno dei pochissimi politici italiani ad avere un fondo di santità“), l’unico sentimento che non si può provare davanti al disastro del suo San Raffaele è lo stupore. La carriera di questo prete  è indissolubilmente legata a quella del premier: naturale che, se il Cav declina, il Don si senta poco bene.
Chi volesse saperne di più non ha che da leggere “L’Unto del Signore” di Gumpel e Pinotti (Bur) e “Dossier Berlusconi anni Settanta” (Kaos). I due libri raccontano la storia di un giovane costruttore brianzolo, schermato da strani paraventi svizzeri, che 40 anni fa compra per quattro soldi 700 mila metri quadri di terreni a Segrate e inizia a costruirvi la città satellite Milano2. Sventuratamente la quiete di quel paradiso è turbata dal frastuono di oltre 100 decibel degli aerei che decollano ogni 90 secondi dalla vicina Linate. Il che dovrebbe sconsigliare vivamente la costruzione di insediamenti residenziali e tanto più ospedalieri. Ma il palazzinaro regala un pezzo di terreni a un prete più spregiudicato di lui, sospeso a divinis dalla Curia milanese, perché vi eriga una bella clinica privata con soldi pubblici: il San Raffaele. Poi il gatto e la volpe, cioè il palazzinaro e il cappellano piagnucolano: non si possono ammorbare i malati con quel rumore.
E così, ungendo le giuste ruote, ottengono da governo e Alitalia il dirottamento delle rotte aeree dalla nuova città pressoché disabitata e dal nuovo ospedale ancora semideserto sui comuni vicini, popolati da decenni. Risultato: il prezzo degli appartamenti di Milano2 triplica in un battibaleno. Già che ci sono, le autorità aeronautiche falsificano pure le carte di volo gabellando l’intera zona residenziale per “ospedaliera”, così gli aerei girano al largo. Proteste, denunce, battaglie legali, processi. Anche perché don Verzè offre a uno dei pochi politici che gli resistono, l’assessore regionale alla Sanità Vittorio Rivolta, una tangente del 5 per cento sul miliardo e mezzo di lire di fondi pubblici che stanno per piovergli da Roma. Per questo nel 1977 sarà condannato in primo grado a un anno e quattro mesi per istigazione alla corruzione (condanna poi prescritta in appello) e definito dal Tribunale “imprenditore abile e spregiudicato, inserito in ambienti finanziari e politici privi di scrupoli sul piano etico e penale”. I giudici collegheranno la deviazione delle rotte aeree ai sospetti di “pressioni illecite, non esclusa la corruzione, sulle competenti autorità locali e centrali”.
Fin dal 1975 Giorgio Bocca si occupa, sul “Giorno”, del prete affarista: “Quello che allontana gli aerei e cura non solo i malanni fisici, ma anche ‘le anime preternaturali’ dei pazienti”, intanto “il prezzo al metro quadro passa dalle 150 mila alle 400 mila lire. L’arte dei grandi speculatori è avere molti complici”. Ma già nel 1973 “il manifesto” aveva denunciato lo scandalo. Titolo: “Per portare avanti la speculazione Milano2 prima rendono sordi i segratesi con i jet, ora li vogliono appestare con un immondezzaio”. Svolgimento: “Il problema vero non è quello ‘sonoro’, ma la puzza di marcio che ci sta dietro, le aree, la speculazione edilizia: è una barca molto grande, in cui ci son dentro tutti, la Regione, i democristiani e anche i socialisti… Ma la più sporca di tutte l’ha fatta il Vaticano che, con l’aiuto delle banche svizzere, ha appoggiato l’operazione Milano2 con l’insediamento, nella zona, dell’ospedale San Raffaele… Dal 1972 è riconosciuto da un decreto del ministero della Sanità ‘Istituto di ricovero a carattere scientifico’… Ma è privo persino dei servizi di base: non dispone di pronto soccorso e ha difficoltà a occuparsi delle operazioni di appendicite… Ma se i segratesi sono sordi, non sono anche ciechi e si stanno ribellando con molta forza a quel che gli (sic, ndr) succede sopra la loro testa”.
L’autrice di questa prosa tanto sgangherata quanto generosa è Tiziana Maiolo, giovane cronista del “manifesto”, non ancora folgorata sulla via di Arcore. Come passa il tempo. (Da un articolo di Marco Travaglio)

 

Il Cavaliere stronca la manovra di Monti

“Comprime i consumi: andiamo in recessione”

Silvio Berlusconi attacca duramente la manovra varata dal governo Monti e votata anche dal Pdl in Parlamento: “rischia di portare in recessione l’economia”, dice l’ex premier in collegamento telefonico con la Comunità Incontro di don Gelmini.

Fino all’estate scorsa – rivendica Berlusconi – abbiamo sempre tenuto i conti in ordine tagliando le spese invece di aumentare le imposte. Ora però con le nuove tasse si finirà per comprimere i consumi e portare in recessione l’economia”. Una situazione che fa sì che gli “italiani siano sempre più preoccupati”.

Berlusconi poi tiene a “ricordare prima di tutto a noi stessi che siamo sempre il partito di maggioranza in Parlamento “. Detto questo, il leader del Pdl assicura che “restiamo vigili per fare il bene del nostro Paese” anche se la soluzione alla crisi “deve venire dall’Europa perchè è l’Europa che deve cambiare”.

Il leader del Pdl Silvio Berlusconi spera ancora di poter arrivare alla riforma costituzionale entro la legislatura. “Abbiamo bisogna di un grande cambiamento, della riforma dell’architettura istituzionale per arrivare a rendere governabile questo Paese. Se riusciremo a farlo in questa legislatura, potremo dire che avremo fatto qualcosa di grande e importante”.

Silvio Berlusconi assicura i suoi sostenitori che non abbandonerà la scena politica, anzi: “Sono sempre impegnato per la nostra forza di libertà, resto sempre in pista anche per il futuro” dice l’ex premier mentre sostiene che la manovra sia recessiva e che deprima i consumi.

E’ così. Ma l’ex premier  dovrebbe ricordare di essere responsabile di 20 miliardi di buco che ha lasciato in eredità al governo Monti a causa della delega fiscale. Se non ci fosse stata la manovra, il meccanismo previsto dalla delega fiscale avrebbe comportato effetti di maggiori iniquità e decisamente più recessivi di quelli che la manovra determina”. Lo dichiara Stefano Fassina, responsabile economico del Pd, intervistato da Affaritaliani.it, replicando alle dichiarazioni rilasciate da Silvio Berlusconi sulla manovra del governo Monti.

Attenzione ai veri infiltrati

Berlusconi già in campagna elettorale?
E si riparte dai soliti comunisti
.

Per l’ex premier, il primo intervento pubblico dopo le dimissioni, è davanti alla platea dei Popolari Liberali di Giovanardi riuniti a Verona. Non una parola “su crisi ed euro”, solo l’attacco al Pd: “Non sono ancora diventati socialdemocratici“.

Niente paura Giovanardi, comunque ne abbiamo trovato uno che, se lo diventasse, farebbe per la sua stazza, più di una persona, insomma come se due o tre comunisti, di quelli tosti bene, potrebbero diventare socialdemocratici !

Attenzione cari lettori, osservate un po’e domandatevi:

forse quel signore, il primo da sinistra, ci sembra che somigli a colui che conduce: Radio Londra. Spontanea e conseguenziale un’ altra  domanda: “ma era un infiltrato Berlusconiano in quella foto, oppure è stato invitato da Fassino per confondere il cavaliere?”

 

Berlusconi-Renzi, attrazione fatale

Dopo l’incontro con supplica in quel di Arcore, dopo la campagna
acquisti su una delle più brillanti menti che hanno segnato i
migliori anni - in termini di propaganda - di Mediaset (Giorgio Gori),
mancava soltanto la passerella sontuosa di San Siro per sancire
definitivamente l’attrazione fatale tra il Sindaco rottamatore
Matteo Renzi e il Premier rottamato Silvio Berlusconi.
Due maestri dell’ingannevole marketing politico che smascherano,
passeggiando amorevolmente a braccetto nell’intervallo della partita
tra Milan e Barcellona, tutto il fascino irresistibile del potere,
quell’attrazione fatale tra il giovin discepolo e il canuto (o meglio, plastificato) precettore e sembrano sancire, in un’inquietante
rappresentazione gattopardesca, l’indolore passaggio dal vecchio al
nuovo nella continuità, anche fisica, di un progetto che fa del
clamore, dell’immagine patinata, dello scontro violento con
l’avversario (e con gli alleati quando non fanno più
comodo) il proprio marchio di fabbrica.
Già ieri, lo stridulo braccio di ferro tra il Sindaco di Firenze e il
Giudice reo di aver impedito al Comune di organizzare concerti in
piazza Santa Croce ci aveva fatto intravedere i tempi andati dei
golpe “politico-giudiziari” e del “ghe pensi mi” in salsa fiorentina.
Oggi che l’unica vera cosa rottamata sono stati i “Cento Punti per
Firenze” (metà dei quali sono rimasti lettera morta dopo due anni e
mezzo di legislatura), e in attesa dell’ennesima inebriante kermesse
del “20/Venti per Firenze 2020”, ci rimane il timore fondato è che la
prossima trovata pubblicitaria sarà la riedizione
risciacquata in Arno del “Contratto con gli italiani”.
Daniela Sgambellone-Responsabile Comunicazione Idv Toscana
 

Berlusconi si e’ dimesso, l’annuncio del Quirinale

Consultazioni al Quirinale a seguito delle dimissioni del Governo Berlusconi

Il comunicato del Quirinale:

“Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha ricevuto oggi alle ore 21.00 al Palazzo del Quirinale il Presidente del Consiglio dei Ministri, onorevole Silvio Berlusconi, il quale essendosi concluso l’iter parlamentare di esame e di approvazione della legge di stabilità e del bilancio di previsione dello Stato ha rassegnato le dimissioni del Governo da lui presieduto“. Lo ha detto il Segretario Generale della Presidenza della Repubblica, Donato Marra, al termine dell’incontro tra il Capo dello Stato e il Presidente del Consiglio. “Il Presidente della Repubblica – ha continuato il Segretario Marra – nel ringraziarlo per la collaborazione, si è riservato di decidere ed ha invitato il Governo dimissionario a rimanere in carica per il disbrigo degli affari correnti. Le consultazioni del Capo dello Stato si svolgeranno nella giornata di domani“.(da Affaritaliani.it)

 

La guerra è finita, la missione italiana in Libia inizia ora

“La guerra è finita, la missione italiana in Libia inizia ora”.
L’Italia, anche per il suo passato coloniale, è da sempre il primo partner commerciale della Libia. Ignazio La Russa, mentre il sangue di Gheddafi si raffreddava, ha spiegato: “Il passato è cancellato”. Ma se il passato è cancellato la guerra è appena iniziata. Per capirsi serve qualche cifra. Con 46,5 miliardi di barili di riserve accertate – dieci volte l’Egitto – il Paese è la più grande economia petrolifera del continente africano, più ‘pesante’ di Nigeria e Algeria (un altro paragone: gli Stati Uniti hanno riserve per 20,6 miliardi di barili, meno della metà della Libia). E da quel tesoro energetico l’Italia prende il 24% del suo fabbisogno: una fetta imprescindibile. Nel dettaglio, il Belpaese riceve un terzo del petrolio totale e una cifra che oscilla tra il 10 e il 15% del gas. Interessi e importazioni da tutelare con forza dal neocolonialismo economico – in primis francese – che, segreto di Pulcinella, è stato il vero movente di questo conflitto (perché, per esempio, non c’è stato un’azione con altrettanta solerzia in Yemen, oppure prima ancora in Egitto?).

La missione italiana, dunque, è appena iniziata: altro che guerra finita. Sempre per quel che concerne gli interessi energetici è emblematico il caso Eni, il più importante player italiano nel Paese, che si era impegnata a investire (non certo a fondo perduto) 25 miliardi di dollari in Libia. Che sarà di questi investimenti, ora che il Cnt con tutta probabilità guiderà una difficilissima transizione in cui le potenze del Patto Atlantico spalleggeranno i ribelli per legarsi a doppio filo col tessuto economico del Paese? Questi investimenti vanno difesi e l’Italia, al pari degli altri Paesi Nato, dovrà sgomitare quantomeno per mantenere lo status acquisito. Una situazione intricata, difficile, cruciale poiché cade negli anni della grande crisi economica. Libero, per tutti questi motivi, era sempre stato contrario a una guerra arbitraria e che con tutta probabilità non farà altro che penalizzarci. Senza l’appoggio del regime di Gheddafi toccherà rivedere i piani strategici per l’approvigionamento energetico, magari avvicinandoci sempre di più alla Russia di Putin (la cui affidabilità è tutta da verificare).

Gli interessi, però, non riguardano soltanto l’oro nero. Per esempio – uno pescato dal mazzo – la Libyian Investment Authority, l’autorità di investimenti economici della Libia (un organo che investe i soldi derivanti dal petrolio in Paesi terzi) possiede circa il due per cento di Finmeccanica, il fiore all’occhiello apprezzato in tutto il mondo della Difesa italiana. Finmeccanica in Libia ha diversi impianti, nei quali opera la joint venture tra Augusta Westland e Liatec. L’Italia, per farla breve, è presente in Libia anche con la sua finanza, è presente come nazione esportatrice di tecnologia e, almeno prima della caduta di Ghedddafi, era presente anche in veste di primo partner per lo sviluppo infrastrutturale della nazione nordafricana.

Entra qui in gioco il tanto vituperato trattato di Amicizia e Cooperazione firmato da Silvio Berlusconi e Muammar Gheddafi il 30 agosto 2008. Si disse che fu un accordo con un terrorista, si disse che con quella firma si scendeva a patti col diavolo. Chiamatelo come volete, ma quel trattato era realpolitik bella e buona. L’intesa col Raìs è stato il fiore all’occhiello della politica estera del Cavaliere. Per il suo passato coloniale l’Italia si era impegnata a pagare 5 miliardi di dollari alla Libia come compensazione. Non si trattava di un assegno, sia chiaro, ma di una cornice di partenariato tra i due Paesi. Si trattava di commissioni per lo sviluppo del Paese. Si trattava di infrastrutture e di lavoro per i big della nostra industria, come Impregilo e, ancora, Finmeccanica. Il trattato, infine, impegnava la Libia a uno stretto controllo dell’immigrazione clandestina. Che cosa sarà, adesso, di tutto ciò? Che fine faranno gli interessi petroliferi e industriali? Altro che guerra finita. La battaglia per consolidarli o quantomeno difenderli, caduto Gheddafi, è iniziata ed ha assunto i crismi dell’ufficialità.
(tratto da Libero.it)

L’ultima lettera di Gheddafi

L’ultima lettera di Gheddafi: “Caro Silvio”

La lettera è datata 5 agosto. Nel pieno della guerra il Colonnello implora Silvio Berlusconi. Gli chiede di «fermare le bombe». «Caro Silvio — scrive — sono rimasto sorpreso dall’atteggiamento di un amico con cui ho firmato un trattato di amicizia favorevole ai nostri due popoli. Avrei sperato da parte tua almeno che ti fossi interessato alla vicenda, e che avessi tentato una mediazione prima di dare il tuo sostegno a questa guerra. Non ti rimprovero per quello di cui tu non sei responsabile, perché so bene che tu non eri favorevole a questa azione nefasta che non onora né te né il popolo italiano». Lo scritto è una rivelazione di Paris Match, e sarebbe stato affidato dal raìs a Alessandro Londero, capo dell’agenzia che organizzò l’incontro con decine di ragazze (le ‘gheddafine’) e il Colonnello durante la sua ultima visita a Roma. «Ferma i bombardamenti — conclude il raìs — che uccidono i nostri fratelli libici e i nostri bambini».
Domenica il presidente del Cnt, Mustafa Abdel Jalil, a Bengasi ha rivendicato l’identità islamica della Libia. Nei siti web di Al Qaeda è stato glorificato. Ma dopo il coro di critiche dall’estero, ieri Jalil ha abbozzato una parziale marcia indietro. «Siamo musulmani — ha precisato — ma moderati. La sharia è importante ma ci sarà rispetto per i diritti dell’uomo».

LE SPARATE del presidente del Cnt non sono l’unico grattacapo del momento. Il mistero grava sulla fine del dittatore. E’ certo che lo ha fulminato un colpo alla testa, ma non si sa chi abbia sparato. Jalil ha ordinato un’inchiesta e ha confidato alla Bbc che aprirebbe le porte le porte a «un team internazionale». A Misurata è stata chiusa ieri alle 15 e 30 la visione del cadavere del Colonnello. Il suo corpo e quello del figlio Mutassim saranno sepolti oggi nel deserto, in un luogo segreto. Quanto al ‘delfino’ Saif, sarebbe riuscito, afferma la stampa sudanese, a fuggire nel Darfur.
Peter Bouckaert, responsabile delle emergenze per Human Rights Watch, ha rivelato che a Sirte sono stati trovati 53 corpi senza vita vicino all’Hotel Mahari. Alcuni avevano le mani strette da manette di plastica, altri erano stati curati per serie ferite. L’albergo era il quartier generale di 5 brigate di Misurata. Vicino al canale di scolo nel quale è riparato il dittatore in fuga c’erano 95 corpi. Non tutti sono stati fulminati dal bombardamento della Nato. Almeno 6 sarebbero stati giustiziati. (x-Y)

Premier ‘onora’ Gheddafi: ironica reprimenda di Famiglia Cristiana

Il sito del giornale cattolico bacchetta il presidente del Consiglio; aveva salutato l’assassinio del colonnello libico con un emblematico : Sic transit gloria mundi”: così passa la gloria del mondo. Non lo avesse mai detto. La celebre citazione in lingua latina con cui il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha commentato la notizia della morte del suo amico Muammar Gheddafi ha fatto scaturire una marea di reazioni. Tutte più o meno indignate.

Fuori dal coro, invece, quella di Famiglia Cristiana, che sulla versione telematica ha deciso di rispondere per le rime al Cavaliere. Anzi, più che per le rime, il giornale cattolico ha risposto ‘huiusmodi’, ovvero con lo stesso stile del capo del governo.
In un articolo in home page a firma di Alberto Bobbio, infatti, è scritto che “da uno che ha baciato l’anello al dittatore di Tripoli in vita non potevamo aspettarci che un glorificazione in morte: Sic transit gloria mundi”.  Dopo l’attacco dell’articolo, Bobbio ha spiegato – al solito modo – il perché della sua presa di posizione. “Silvio Berlusconi non ci ha nemmeno pensato un attimo e la sua frase ha fatto immediatamente il giro del mondo. Ma lui è abituato così. Parla apertis verbis, insomma chiaro e franco, come nella recente occasione del nome del suo nuovo partito. E lo fa coram populo, senza chiedersi cui prodest?, senza assolutamente riflettere, almeno una volta, cum grano salis“.

Bobbio, tuttavia, ha ammesso che da Berlusconi se lo aspettava. “Certo de gustibus non disputandum est – ha scritto. Eppure sarebbe meglio farlo: Sapiens ut loquatur multo prius consideret (un sapiente prima di parlare deve molto pensare). Ma non sembra la regola del nostro Presidente. Forse, dopo quel baciamano, era naturale associare gloria a Gheddafi: Promissio boni viri est obligatio (Le promesse delle persone per bene sono un impegno che va mantenuto). Anche con una fulminea dichiarazione post mortem“.

Nella prosecuzione dell’articolo, famigliacristiana.it ha scritto: “Il Cavaliere parla pro domo sua, sic et sempliceter, anzi ridendo dicere verum, sine ira et studio, neppure una tantum. E non lo fa obtorto collo, ma mirabile visu (cosa incredibile a dirsi), insomma more solito, ex abrupto (all’improvviso) ex abundantia cordis (dal profondo del cuore)”.
Poi la stoccata finale, con il sito internet del giornale che ha espresso la sua dura reprimenda al commento del presidente del Consiglio sulla morte di Gheddafi. Partendo dalle solite domande. “Cosa c’è stato tra lui e Gheddafi? Forse un do ut des? – si è chiesto Alberto Bobbio – .

Se fosse vero sarebbe stato meglio una damnatio memoriae piuttosto che esercitarsi nel carpem diem, nel cogliere l’attimo di una dichiarazione ad hoc sicuramente ed esageratamente ad abundantiam. Tutto questo absit iniuria verbo, sia detto senza offesa”. Come dire: chi di latino colpisce, di latino perisce.

 

Wikileaks:feste minano salute Berlusconi

ROMA – La passione di Berlusconi per le feste ha minato la sua salute’. In un dispaccio dell’ambasciata Usa a Roma del 2009, viene riportata questa confidenza attribuita a un personaggio dello schieramento del premier.

‘I risultati dei test medici Continua a leggere…

Berlusconi,disastro politica con insulti

Premier, italiani hanno bisogno di ritrovare fiducia nello Stato

(ANSA) – Roma – L’immagine che da di se’ la politica e’ un disastro, molto peggio del teatrino di sempre degli insulti e delle falsita’. Cosi’ Berlusconi.In un video messaggio al sito dei Promotori della Liberta’ il premier afferma. ”Fuori da questo teatrino il nostro governo, invece, il ‘governo del fare’, ha continuato a lavorare in silenzio su cose concrete nell’interesse di tutti gli italiani”. ”Gli italiani hanno oggi un estremo bisogno di valori positivi e di ritrovare la fiducia nello Stato”.

Premier,appello a centro in caso voto

Tra Pdl e sinistra, i centristi si schiereranno con centro- destra

(ANSA) – ROMA – ‘Il mio discorso sui centristi non riguardava in modo specifico Casini e l’Udc, ma si riferiva in generale alla posizione centrista’.Lo precisa in un nota Berlusconi che aggiunge: Continua a leggere…

Berlusconi: o fiducia o voto a dicembre

Maggioranza non sara’risicata, inaccettabile governo di sconfitti

(ANSA)- ROMA- ‘Se non otterremo l’impegno della maggioranza non ci sarebbero alternative al voto entro dicembre’. Lo ha detto Berlusconi dopo il vertice Pdl ‘Oltre questo tempo sarebbe negativo per il paese’, ha aggiunto. Continua a leggere…

Berlusconi attacca e dice:

“Agcom pensi a sanzionare Santoro”

Bruxelles- Silvio Berlusconi attacca Santoro e chiede ad Agcom di sanzionare le sue trasmissioni e non Tg1 e TG5. Al termine della prima giornata di lavori del Consiglio Europeo il premier non si sottrae alle domande dei giornalisti sulle decisioni dell’authority, proprio quando da Bologna l’anchorman organizza ‘Raiperunanotte’. Continua a leggere…

Ciancimino parla delle origini mafiose di Forza Italia

Il partito di Dell’Utri e Berlusconi sarebbe nato da un preciso accordo con Cosa Nostra.

PALERMO – Dichiarazioni che sono inevitabilmente destinate a fare scalpore quelle del pentito Massimo Ciancimino, figlio dell’ex sindaco, mafioso, di Palermo Vito. Il padre sarebbe stato l’intermediario di Cosa Nostra nella trattativa con lo Stato nella sanguinosa estate del 1992. Ciancimino jr ha appunto parlato oggi dei contatti, a quanto racconta, strettissimi tra l’associazione mafiosa e il senatore Dell’Utri, padre fondatore di Forza Italia e braccio destro di Silvio Berlusconi. Continua a leggere…

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