Archivio del Fendente

2007-2011

Archivio per il tag “La casta”

I viaggi (gratis) della Casta ci costano 17 milioni

Roma – Camera e Senato sono impegnati, in questi giorni, a vedere dove si possa operare un qualche risparmio. Tra diaria, appalti e bonus, si è pensato di dare una sforbiciata anche ai viaggi di deputati e senatori, puntando sulla buona volontà di questi.
Ogni onorevole, oggi, può viaggiare gratuitamente sul territorio nazionale, che prenda aereo, nave o treno.
Non paga i pedaggi autostradali, e riceve, alla Camera, un ulteriore rimborso per percorrere la distanza da casa all’aeroporto più vicino e dallo scalo di Fiumicino a Montecitorio (la cifrà è di 3. 323, 70 euro a trimestre che diventano 3. 995, 10 se l’aeroporto dista più di cento chilometri da casa).
Al Senato non esiste una voce unica, ma è previsto un rimborso forfettario di 1. 650 euro al mese che va a sostituire quei bonus che un tempo erano le “spese accessorie di viaggio” e le “ricariche telefoniche”.
I viaggi dei parlamentari sulla rete nazionale sono sempre gratuiti, che l’onorevole sia in viaggio per lavoro o che parta per le vacanze. Sui trasporti, i Questori della Camera ritengono di poter risparmiare nell’anno a venire la bellezza di un milione di euro. I senatori questori, invece, la consistente cifra di mezzo milione di euro.
Come? Invitando i parlamentari a spendere meno. Facile, ma come si fa? Nel bilancio della Camera 2012 le “Spese di trasporto” ammontano a 11. 605. 000 euro, così divisi: 8. 180. 000 per viaggi aerei, 1. 650. 000 per i treni, 600. 000 per i pedaggi autostradali, 200. 000 per autonoleggio. Altri 15.000, infine sono stati investiti alla voce “altre spese di trasporto”.
La Camera, a differenza del Senato, separa nel proprio bilancio la spesa di trasporto dei deputati eletti all’estero. È una cifra considerevole: far arrivare in Parlamento i 12 onorevoli dai cinque continenti costa in un anno la bellezza di 950. 000 euro (anche perchè, prima che l’ufficio di presidenza suggerisse di tirare la cinghia, gli eletti all’estero prediligevano la classe business per il lungo tragitto).
Ma i cittadini italiani non pagano solo i viaggi sul territorio nazionale ai deputati in carica. Montecitorio spende circa 900mila euro l’anno per far viaggiare gratis gli ex deputati. Non dovunque, però. Chi è stato eletto almeno una volta alla Camera può beneficiare di dieci voli aerei gratis ogni anno e della possibilità di viaggiare in treno su Intercity e Regionali, ma non sui Frecciarossa. Per il 2010 Palazzo Madama ha speso 1. 300. 000 euro per il trasporto degli ex senatori contro una previsione iniziale di 1. 900. 000. Trasportare invece i senatori in carica è costata alle casse del Senato 5. 810. 000 euro contro una previsione iniziale di 5. 220. 000.
Più o meno quello che è stato risparmiato dagli ex senatori è stato speso in viaggio da quelli in carica. Tecnicamente funziona così: il parlamentare mostra la propria tessera e sono poi le compagnie aeree, ferroviarie o marittime a far arrivare il conto alla Camera di appartenenza. Lo stesso avviene per i pedaggi autostradali. Il parlamentare dispone di un apparecchio telepass e di una viacard: il conto arriva al Parlamento.
Ma cosa succede nel resto d’Europa?
Una situazione simile a quella italiana si può riscontrare solo in Belgio.
In Germania è gratuita la circolazione ferroviaria; per i voli interni, però, si possono chiedere rimborsi motivati.
La Francia ha un sistema misto: il deputato dispone di un abbonamento ferroviario, di 40 voli andata e ritorno dal collegio dal quale proviene e di altri 6 viaggi (sempre a / r) fuori da quello.
In Spagna il meccanismo è legato alla diaria: i viaggi all’interno del territorio nazionale consentono di ottenere una diaria di 120 euro al giorno. Per quelli all’estero la dia-ria sale a 150 euro.
L’Olanda paga ai propri deputati il viaggio in treno in prima classe. Se non esistono mezzi pubblici l’onorevole ha un rimborso per l’utilizzo dell’auto propria di 0, 37 euro per ogni chilometro percorso. In caso esistano mezzi pubblici il rimborso è assai più misero: 0, 9 euro a chilometro. In Austria, infine, gli onorevoli dispongono di un piccolo forfait di 489 euro al mese che però viene ricompreso nella voce omnicomprensiva delle “spese di rappresentanza”. (da Il Fatto Quotidiano)

I “mali” dell’Italia: la casta

Che il “potere” torni al “popolo sovrano”

I Privilegi della “casta”, i  loro “arbitrari poteri”, compresi coloro che vivono  o hanno vissuto all’ombra di una nomina politica   credendosi  intoccabili  nelle loro azioni, saranno da questa redazione esaminati e settimanalmente pubblicati, ricordando fin da ora che tratteranno di fatti realmente avvenuti.

Iniziamo dalla “professione” deputato, ed in un momento di enorme crisi: dal suo stipendio da 14mila euro netti al mese. Al Senato va pure meglio

Lo stipendio varia da 4.755,73 euro e 5.246,97 euro netti al mese (a seconda di diversi contributi). A questi però si aggiungono una lunga lista di altre voci (dalla diaria, cioè la presenza in Aula, fino ai telefoni) che fanno lievitare lo stipendio fino a 14mila euro netti al mese.

Lo stipendio base                                    
A settembre c’è stata una decurtazione che i parlamentari si sono applicati visto lo stato dei conti italiani. Ma la base di partenza per chi di “professione” fa il deputato è comunque interessante: 5.246,97 euro netti al mese, che scendono a 5.007,36 per coloro i quali abbiano anche un’altra attività. I deputati che pensano anche alla famiglia e si pagano la quota di reversibilità dell’assegno vitalizio, vale a dire far avere la pensione al proprio coniuge, si vedono decurtare l’indennità netta a 4.995,34 euro (4.755,73 euro sempre per chi ha altra attività). Togliendoci poi le tasse locali, che mediamente incidono per 250 euro, abbiamo il mensile netto. Dà di più, chi ha di più: è previsto infatti una decurtazione del 10% e del 20% per quei deputati che dichiarano al fisco oltre 90mila euro lordi o 150 mila euro lordi l’anno.
La lunga lista dei rimborsi
Terminato il calcolo dello stipendio netto arriviamo al piatto forte, quello che fa alzare notevolmente l’asticella: i rimborsi.
Autostrade: gratis
Ferrovie: gratis
Traghetti: gratis
Voli nazionali: gratis
Trasferimento da casa o dal Parlamento verso l’aeroporto: 1.107,90 euro (se la residenza dista più di 100 km da uno scalo diventano 1.331,60 euro)
Spese telefoniche: 258,22 euro
Assistenza sanitaria a familiari: gratis
A questi si vanno ad aggiungere i 9.600 euro annui di assegno che vanno a formare la liquidazione. In totale si sfiorano i 14mila euro netti al mese.
I senatori si trattano meglio
Le indennità e i rimborsi degli inquilini di Palazzo Madama sono addirittura migliori dei colleghi della Camera tanto che è molto più facile, con queste voci di stipendio, superare i 14mila euro netti al mese. Senza dimenticare che le tessere di viaggio gratuite valgono anche per i dieci anni successivi alla fine del mandato parlamentare.
Diamo un’ occhiata ai colleghi stranieri
Non si può a questo punto fare una puntata oltre frontiera per vedere come stanno i colleghi stranieri dei nostri parlamentari. Va detto subito, con la giungla di rimborsi e indennità non è facile fare un confronto lineare ma si può affermare che, mentre gli italiani percepiscono una media di 11.700 euro netti al mese, in Europa la media è di 5.339 euro. Più nel dettaglio si scopre che i tedeschi prendono 7.009 euro, i francesi 6.892 euro, gli austriaci 8.882 euro, gli olandesi 7.177 euro. Solo per fare qualche esempio.

Certo, non è falcidiando gli stipendi dei deputati e dei senatori che si sistemano i conti dello Stato, ma serve dare un segnale. Soprattutto di trasparenza.

Magari partendo da una semplice constatazione: all’estero tutti i rimborsi vanno certificati con giustificativi, perché da noi no?

 

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